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venerdì 21 luglio 2017

High-frequency trading: come identificarli

Torniamo a parlare dell’High-frequency trading, anche perché la letteratura economica ha adottato tre principali approcci per la loro identificazione. Nello specifico, gli esperti della Consob, nel loro documento dal titolo: Il trading ad alta frequenza, tentano di dettare alcune regole sulla loro definizione.
Andiamo a vedere quali sono. 
Il metodo diretto consiste nell’identificare gli High-frequency trading in base alle indicazioni fornite dalle stesse piattaforme di mercato sugli operatori che effettuano come attività principale il trading proprietario ad alta velocità. Si tratta indubbiamente del metodo più semplice che, tuttavia, porta ad escludere tutti i soggetti che non svolgono HFT in via primaria, fornendo pertanto una visione solo parziale del fenomeno.
Il metodo indiretto consiste invece nell’identificare gli High-frequency trading in base alle caratteristiche operative degli stessi.

Ad esempio, si considerano High-frequency trading quegli operatori che effettuano transazioni di tipo proprietario, hanno posizioni prossime allo zero a fine giornata, effettuano un numero elevato di transazioni di importo generalmente limitato, ecc.. Il limite di tale modalità di identificazione risiede nella possibile disomogeneità dei criteri utilizzati.
Un terzo approccio, sempre di tipo indiretto, si fonda sull’identificazione delle strategie utilizzate.
Si tratta di un metodo molto oneroso, in quanto richiede l’analisi di una grande quantità di dati al fine di individuare le strategie sottostanti al flusso di immissione, modifica e cancellazione degli ordini, che peraltro può portare ad includere erroneamente nella categoria degli High-frequency trading operatori che tali non sono.

Un altro limite consiste nel fatto che le strategie poste in essere dagli High-frequency trading possono differire molto tra loro, come evidenziato in precedenza.
La diffusione dell’HFT in Europa risulta significativa pur presentando una certa eterogeneità tra le diverse piattaforme di negoziazione - spiegano gli esperti della Consob -.
Come risulta dall’indagine condotta dall’ESMA e relativa a temi della microstruttura del mercato, negli scorsi anni i paesi meno interessati dal trading ad alta velocità sembravanono essere quelli nordici, con una quota di scambi attribuibili agli High-frequency trading pari al 13% per Nasdaq OMX, a fronte del 40% registrato per le piattaforme Chi-X e Deutsche Boerse.

Si tratta tuttavia di dati stimati la cui affidabilità è compromessa dalle citate notevoli problematiche connesse alla identificazione degli High-frequency trading.
Un indicatore che spesso viene utilizzato per valutare la diffusione dell’HFT è l’order-to-trade ratio (OTR). Tale indicatore, sebbene risulti poco efficace nella identificazione dei singoli operatori High-frequency trading, è particolarmente utile nella rappresentazione del fenomeno in aggregato.
La significativa diffusione del fenomeno del trading ad alta frequenza negli ultimi anni (più marcata negli Stati Uniti che nelle piazze finanziarie europee) ha sollevato una sempre maggiore attenzione delle autorità di vigilanza riguardo ai possibili rischi per la qualità del mercato.
Anche la ricerca ha prodotto diversi contributi teorici ed empirici, gran parte dei quali sono tanto recenti da essere ancora nella forma di working paper.

In tali studi si cerca di determinare le possibili ripercussioni che l’incremento della velocità operativa dei partecipanti al mercato (in termini di tempi di immissione, modifica e cancellazione degli ordini) può avere:
  1. sul rischio sistemico connesso al possibile contagio tra mercati di shock che intervengono su un unico mercato,
  2. sulla qualità del mercato (in termini di efficienza informativa dei prezzi, volatilità e liquidità) e, più in generale,
  3. su possibili implicazioni per l’integrità del mercato.
I contributi teorici sul tema sono ancora limitati e giungono a risultati spesso contrastanti a seconda delle assunzioni di base considerate nell’analisi.

Molto più numerose appaiono invece le indagini empiriche che, nella gran parte dei casi, sono disegnate come event studies che analizzano fenomeni di particolare turbolenza dei mercati o di break strutturali introdotti da una modifica alla regolamentazione o alle caratteristiche operative dei mercati.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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