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giovedì 6 luglio 2017

Fed: presto la diminuzione del budget. Ma non c'è accordo


Le banche centrali hanno iniziato la loro rivoluzione. O per lo meno il cambio di rotta che, presumibilmente, si stava preparando da tempo e da tempo era stato annunciato.

Le decisioni della Fed

A dare il via è stata la Fed che a suo tempo fu anche la prima a dar vita alle tante misure di stimolo economico messe in campo per riuscire a ritornare a galla immediatamente dopo la gravissima crisi del 2008.

Il primo step adottato è stato quello di un rialzo graduale e continuato dei tassi di interesse con l'ultimo provvedimento preso proprio in occasione dell'ultima riunione del 13-14 giugno con la forchetta che è arrivata tra l'1 e l'1,25% dopo l'ultima stretta decisa, di un quarto di punto, traguardo toccato per la prima volta dallo scoppio della crisi.
Non solo, ma stando alle previsioni e soprattutto a quanto fatto intendere dagli stessi rappresentanti Fed, nel corso di questo o 2017 ci sarà un altro rialzo, presumibilmente in concomitanza anche della prima revisione del budget.
Ieri, infatti, la Fed ha confermato, con la pubblicazione delle minute dell'ultima riunione, la sua decisione di diminuire il proprio budget nell'immediato futuro, una scelta che, però non è stata condivisa da tutto il board.

Lo scoglio dell'inflazione

Per questo motivo nelle minute dell'incontro del 13 e 14 giugno si parla di provvedimenti che saranno presi "nei prossimi mesi", una dicitura generica che però rispecchia la situazione interna all'istituto.
In questi anni, ormai quasi 10, la banca centrale ha portato avanti una politica monetaria fatta di acquisti di Treasury e bond ipotecari per riuscire a calmierare i rischi sul mercato finanziario, una strategia che ha portato il portafogli della Fed a 4.500 miliardi come viene confermato nelle minute.

Il punto interrogativo tra i membri del FOMC è quello che resta riguardo alle tempistiche: un paio di mesi per alcuni di loro, tempi più lunghi per altri, proprio in virtù del già citato rialzo dei tassi di interesse che potrebbe portare "rischi alla stabilità economica e finanziaria"
; calendario alla mano si pensa a settembre come primo orizzonte sul fronte del taglio del budget mentre la prossima stretta sui tassi, presumibilmente, potrebbe essere riproposta a dicembre.

Il tutto
 mentre il target dell'inflazione, anche se migliorato rispetto all'Europa, resta ancora relativamente lontano dal 2% fissato e posticipato al 2019. Proprio il rallentamento dell'inflazione e la concomitante ripresa dei tassi ha fatto insospettire diversi membri dei vertici Fed sul fatto che la debolezza sia forse implicita a livello strutturale.

Fonte: News Trend Online

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