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martedì 18 luglio 2017

Ecco perchè è arrivato il momento di vendere dollari


Il momento di vendere dollari è arrivato. Oggi vedremo la pubblicazione dei prezzi all’importazione registrati nel mese di giugno con attese di un calo dello 0,2% (dato che seguirebbe a ruota quello relativo al mese di maggio che ha visto una discesa dello 0,3% mese su mese). Infatti, ad eccezione del petrolio Crude, i prezzi all’importazione dovrebbero essere rimasti fermi.
 
Il biglietto verde si sta indebolendo nei confronti dell’euro e di un paniere di monete del G10 e ci aspettiamo che la tendenza – che ha radici profonde –  prosegua in quanto poggia su due solide basi. La prima consiste nell’esitazione da parte della Fed di procedere alla normlizzazione di politica monetaria: i governatori della banca centrale americana temono che alzando i tassi la super-indebitata economia a stelle e strisce possa deragliare in una recessione. La seconda causa è rappresentata dalla struttura fondamentalmente debole del tessuto economico Usa, che noi riteniamo non sia stata ancora colta appieno da molti investitori.
 
Pertanto, sul mercato valutario, la domanda crescente di rendimento non può che premiare le monete che possono contare sui più alti tassi di remunerazione come ad esempio il dollaro australiano. Il cambio AUD/USD ha rotto al rialzo i precedenti massimi segnati nel giugno del 2015 e continua a rafforzarsi, secondo il combinato disposto che vede contrapporsi la forza del dollaro australiano contro la debolezza del biglietto verde. Gli investitori infatti hanno iniziato ad accumulare posizioni sull’Aussie anche prima delle recenti dichiarazioni rialziste da parte dei membri della RBA.
 
Nelle ultime sei settimane, infatti, come riporta l’Australia’s Commodity Future Trading Commissionle posizioni long sul dollaro australiano sono passate da zero a 37,5% delle posizioni aperte in totale e crediamo ci sia spazio per un’ulteriore risalita. I differenziali tra tassi di interesse di titoli obbligazionari australiani e Usa sono significativi, senza contare il fatto che la banca centrale australiana recentemente ha rivisto al rialzo le sue previsioni economiche, dopo aver registrato miglioramenti sia sul fronte della crescita che dell’inflazione. Nel frattempo, negli Usa si scontano dati economici opachi mentre la Fed sta indietreggiando sulle sue intenzioni rialziste. Da metà maggio il dollaro USA ha già perso più del 5,2% sulla base degil scambi con le altre valute più utilizzate a livello commerciale, mentre il Dollar Index è sceso al di sotto di 95, il livello più basso da settembre dello scorso anno.

A cura di Y. Quelenn e A. Masset, analisti di Swissquote


Fonte: www.finanzaoperativa.com

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