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mercoledì 26 luglio 2017

AUD in calo dopo i dati deboli sull’inflazione

Swissquote
 
AUD/USD in calo dopo che l’IPC del T2 delude le attese
By Arnaud Masset
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) secondo trimestre, l’inflazione primaria è scesa inaspettatamente, attestandosi all’1,9% a/a rispetto al 2,2% previsto e in calo dal 2,1% del trimestre precedente. Questo dato fiacco dovrebbe essere valutato alla luce di attese esageratamente ottimiste dei partecipanti al mercato sull’eventualità di un intervento di restringimento dalla banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia, RBA). Stamattina l'AUD/USD è scivolato dello 0,50%, perché gli investitori hanno messo in conto questo nuovo elemento.
Osservando i dettagli, non c’è ragione di farsi prendere dal panico, infatti il dato di fondo è rimasto stabile, la media troncata tiene all’1,8% a/a e quella ponderata è salita lievemente, all’1,8% dall’1,7%. Gran parte della flessione dell’indicatore primario è dovuta al calo dei prezzi di carburanti per automobili, generi alimentari e bevande non alcoliche. Nel complesso, le componenti tradable sono scese dello 0,3% t/t, quelle non-tradable sono invece salite dello 0,4% t/t.
Nonostante la piccola inversione, l’AUD mercoledì ha tenuto, perché gli investitori continuano a credere che la RBA inizierà ad aumentare gli oneri di finanziamento già nel secondo trimestre del 2018. Noi adottiamo un’impostazione più cauta, crediamo, infatti, che la banca centrale voglia mantenere la competitività dell’economia australiana a livello internazionale e, con il calo dell’inflazione globale, è più che probabile un rinvio del processo di restringimento.
Sul mercato forex, il dollaro australiano è sulla cresta dell’onda da metà maggio. L’aussie ha guadagnato più del 7% contro il biglietto verde, il 6,40% contro la sterlina e il 5,30% contro lo yen giapponese. Crediamo, tuttavia, che vi sia spazio per una correzione, soprattutto contro il dollaro USA. In effetti, come emerge dall’ultimo rapporto COT della CFTC, gli speculatori hanno scommesso molto sull’AUD. I lunghi speculativi sull’AUD sono ai massimi dal 2013 e corrispondono al 43,60% delle posizioni aperte totali. Questo posizionamento estremo, unito al brusco rally dell’AUD visto di recente, probabilmente faranno scattare consistenti prese di profitto. L’AUD/USD non è riuscito a sfondare al rialzo la soglia a 0,80. A nostro avviso, una correzione verso lo 0,76 farebbe più che bene.
Tra poco il FOMC
By Peter Rosenstreich
Ieri negli USA è stata riconfermata la divergenza fra i sondaggi e i dati concreti. A luglio, l’indice della fiducia dei consumatori del Conference Board è salito a 121,1 punti, smentendo le stime di un calo marginale. Confrontando questi dati con la tendenza negativa delle vendite al dettaglio, gli investitori hanno una prospettiva distorta dell’economia USA. Secondo noi ci sono due cose da considerare: in primo luogo, l’economia americana sta facendo peggio delle previsioni e, secondariamente, la soglia d’intervento della Fed per ridurre il suo bilancio gonfiato è molto più bassa rispetto a quella per l’aumento dei tassi d’interesse.
L’USD debole è stato costruito pensando che nel 2017 non ci sarebbero stati rialzi, ma esso sembra far passare in secondo piano l’effetto, potenzialmente molto più destabilizzante, di uscire dai rendimenti globali. I differenziali degli spread fra i rendimenti USA e delle nazioni G10 sono diminuiti e l’indice VIX è sceso a nuovi minimi storici. Dai dati sembra che il rischio presentato dall’attuale corso di politica monetaria della Fed sia limitato. I mercati si concentrano solo sull’inflazione, secondo noi a loro scapito, perché crediamo che la Fed continuerà a restringere la politica riducendo gli attivi di bilancio, indipendentemente dai livelli d’inflazione.
Non crediamo che l’odierna riunione del FOMC avrà un impatto rilevante sul mercato. Prevediamo che, rivedendo leggermente la formulazione, la banca porrà l’accento sulla debolezza passeggera dell’inflazione e sul rafforzamento dei mercati del lavoro. Soprattutto non ci aspettiamo nuovi ragguagli sulla strategia d’uscita della Fed, per cui dovremo probabilmente aspettare settembre. L’USD è sempre più sensibile ai tassi d’interesse e, viste le attese contenute di un riprezzamento del corso dei tassi della Fed, oggi un’inversione dell’USD è improbabile. Ma è altrettanto inverosimile che la debolezza dell’USD superi di molto le posizioni corte, salvo che la Fed non utilizzi toni da colomba più decisi.

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