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martedì 6 giugno 2017

Verso la riunione della FED: i paesi emergenti


Francesco Silvestri
 
Da sempre quando si parla di possibile incremento dei tassi d’interesse si parla anche dei paesi emergenti e dei loro problemi. Tassi d’interesse in salita e un dollaro forte sono capaci di sviluppare una fuga di capitali dai mercati emergenti a favore di mete più sicure. 
L’appuntamento con la riunione della FED mette sempre sotto pressione un po’ tutti, dall’investitore privato ai fondi, per via della volatilità che può creare sui mercati emergenti. Certo, perché sono proprio questi paesi, con i loro mercarti, a risentire maggiormente di un incremento dei tassi d’interesse e di un dollaro forte . Dall’inizio dell’anno l’indice che raggruppa 23 paesi emergenti, il Msci Emerging, è salito del 17% contro una performance di solo il 7% dell’indice S&P500. Non solo, anche sul mercato obbligazionario ritroviamo governativi e corporate a rendimenti che vanno dal 4,9% dei primi, al 4,2% dei secondi. Sicuramente i motivi di queste cifre, sia per le azioni che per le obbligazioni, sono dovuti alla ripresa delle commodity, dai dati macro in miglioramento, ma anche dalla cautela cha la FED ha adottato nell’alzare i tassi d’interesse e da un dollaro debole. L’ultimo sondaggio dell’agenzia Reuters mostra come  obbligazioni e azioni, sia del continente che dei paesi emergenti, siano ben comprate dagli investitori.
Tra i paesi emergenti la Cina e il Brasile sono sicuramente i “sorvegliati speciali”. Per quanto riguarda la Cina, Luca Gianelle di Russell Investments, sottolinea la presenza di un problema di indebitamento che supera più di due volte e mezzo il PIL. Per il momento, aggiunge, la situazione e controllata con una politica monetaria più restrittiva e controlli su flussi valutari. Proprio per questo motivo e per il timore di un rallentamento dell’economia, il “gigante asiatico”, dopo ben 28 anni, è stato declassato dall’agenzia Moody’s da Aa3 a A1.
In Brasile abbiamo oltre che una pesante recessione anche una crisi politica. Gli investitori comunque pensano che la crisi politica non ostacolerà i progressi dell’economia. Per quanto riguarda la tremenda recessione, finalmente, ora il Paese è in ripresa. I tagli sul costo del denaro, per via dell’inflazione dimezzata rispetto un anno fa, sono previsti fino all’8,5%. Nonostante ciò, i fondamentali del paese sono migliorati e solo da inizio anno la borsa di San Paolo mantiene un guadagno del 30%. Da far notare che ,anche per il Brasile, Moody’s ha modificato l’ outlook portandolo da stabile a negativo.

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