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martedì 27 giugno 2017

Titoli di Stato Usa, americani preoccupati per i rendimenti


La scorsa settimana ho incontrato diversi investitori in Canada e sulla West Coast. C’è una discreta preoccupazione sulla Cina e un vasto consenso sulla crescita sincronizzata negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Gli investitori americani sono in media ottimisti sui mercati emergenti e hanno anche cominciato a monitorare il mercato del petrolio. Come sapete, abbiamo insistito per più di due mesi sull’esistenza di un rischio ribassista nel prezzo del greggio. Recentemente, la produzione di shale oil negli US è stata sottostimata dal consensus. Gli investitori canadesi hanno anche sottolineato come la loro nazione esporti la maggior parte del proprio petrolio negli Stati Uniti: a loro parere, data la forte pressione ribassista sul prezzo del petrolio canadese, l’industria americana dell’oil si sta espandendo rapidamente, più di quanto atteso dal consensus.
In merito all’Europa, il sentiment è prudente ma positivo. Molti investitori statunitensi sono pessimisti sulla crescita dell’economia britannica e le sue prospettive politiche. Secondo il nostro team sul settore bancario, il tasso di default sui crediti al consumo è aumentato di circa 10bp al mese da inizio anno e sta ancora aumentando. Benché il ritmo di degradazione dei crediti sia inferiore ai livelli del 2009, esiste un segnale preventivo di allerta nel contesto della crescita dell’inflazione, nel declino dei consumi, nel livello più basso mai raggiunto in 57 anni dai tassi di risparmio, nel rallentamento dell’economia e nell’aumento dell’indebitamento delle famiglie.
Al contrario, Trump potrebbe essere stato un elemento positivo per l’Europa dato che incentiva la Germania ad essere più cooperativa con gli altri leader europei. L’elezione di Macron è considerata altrettanto una buona notizia per l’Eurozona mentre le elezioni italiane non sono considerate (giustamente secondo noi) eccessivamente rischiose dai mercati. Ciononostante, gli investitori US rimangono cauti poiché la capacità dei politici francesi nel portare a termine riforme strutturali si è dimostrata fallimentare negli ultimi decenni. Di conseguenza, negli Stati Uniti aspettano di vedere se Macron sarà all’altezza della situazione. A nostro parere, la riforma del mercato del lavoro di settembre dovrebbe essere un successo nonostante le proteste.
Inoltre, come abbiamo più volte detto, l’Europa “funziona” ogni cinque anni. L’ultima volta che l’Europa ha intrapreso importanti riforme era il 2013 con la creazione dell’unione bancaria, avvenuta in seguito alle elezioni generali in Francia e Germania nel 2012 e quelle italiane all’inizio del 2013. La situazione sembra perciò favorevole per un nuovo passo avanti nel prossimo anno. Da settembre 2016 c’è stato un accordo generale su una possibile cooperazione militare e questa dovrebbe essere un’area che vivrà ulteriori sviluppi nei prossimi trimestri. Gli altri due argomenti principali che dovrebbero essere discussi sono la creazione di un budget europeo e ulteriori miglioramenti all’unione bancaria (in particolare la capacità del MES (“Meccanismo Europeo di Stabilità”) di erogare prestiti all’European Single Resolution Fund).
Per quanto concerne gli Stati Uniti, gli investitori hanno guardato con attenzione alla politica fiscale la scorsa settimana. Il Senato degli Stati Uniti ha finalmente ultimato la sua versione della legge sulla sanità. In particolare, questa conserva alcune delle caratteristiche del testo passato alla Camera dei Rappresentanti mentre smussa alcuni dei suoi elementi più controversi. La prossima settimana il Congressional Budget Officer ci dirà se la legge abbasserà notevolmente il numero di persone non assicurate. A quel punto il Senato dovrà votare entro il 4 luglio dando inizio al processo di riconciliazione qualora venisse trovata la maggioranza. L’approvazione del testo sulla riforma della sanità dovrebbe essere una buona notizia per i mercati dato che permetterà al Congresso di concentrarsi sulla discussione della riforma fiscale e della deregolamentazione. Tuttavia, anche tra i repubblicani, alcuni hanno detto che non appoggeranno la riforma. Come per Macron, anche Trump ha bisogno di dimostrare agli investitori di essere all’altezza del suo ruolo dato che finora non è stato concretizzato molto.
In conclusione, gli investitori statunitensi sono preoccupati per la diminuzione del rendimento dei titoli di stato US a 10 anni, il quale non risulta in linea con il nostro target di 2-2,2% per la metà dell’anno. Un rendimento a 10 anni prossimo al 2% o perfino inferiore sarebbe fonte di preoccupazione per gli investitori azionari americani, che stanno diventando sempre più cauti nei confronti del mercato azionario. Siamo lontani dall’inizio dell’anno quando il consensus prevedeva che i rendimenti raggiungessero il 3% quest’anno. Abbiamo notato che il sentiment alla fine dell’anno è a volte completamente opposto a quello di inizio anno. Speriamo non sia il caso per il 2017.

Articolo a cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas

Fonte: www.finanzaoperativa.it

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