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giovedì 15 giugno 2017

Tentativo incerto FED di adottare posizione monetaria ristretta

Francesco Simoncelli
 
Lo scorso marzo la Federal Reserve (FED) ha innalzato il tasso dei fondi federali di 25 punti base, portando la banda del tasso ufficiale tra 0.75-1.00%. Tale mossa era stata ampiamente prevista. Tuttavia il mercato sembrava sorpreso quando la FED ha ribadito che si sarebbe attenuta al suo piano di aumentare i tassi non più di tre volte quest'anno, perché l'inflazione è già decollata. A febbraio l'indice dei prezzi al consumo era arrivato al 2.7% rispetto allo scorso anno, mentre il “tasso d'inflazione di base” era pari al 2.2% — ben al di sopra della soglia del 2% considerata in genere come il livello d'inflazione “voluto”. Di (KSE: 003160.KS - notizie) conseguenza il tasso d'interesse a breve termine negli Stati Uniti, al netto dell'inflazione, è pari a circa l'1.7%.
La lentezza con cui la FED sta rialzando i tassi suggerisce che essa non ha fretta di porre fine alla svilimento continuo dei saldi monetari denominati in dollari USA e al debito denominato in dollari USA. V'è, tuttavia, un motivo per cui la FED potrebbe essere molto interessata a mantenere i tassi d'interesse reali in territorio negativo: se i tassi d'interesse che i mutuatari devono pagare sul loro debito sono inferiori al tasso di crescita dell'economia, il rapporto debito/PIL dell'economia scende nel tempo; o il rapporto debito/PIL aumenta ad un ritmo più lento, anche se i mutuatari continuano ad indebitarsi.
Negli Stati Uniti — così come in ogni altro Paese industrializzato al mondo — i tassi d'interesse sono stati portati giù dalle politiche delle banche centrali negli ultimi decenni, mentre il debito pubblico è cresciuto. Allo stesso tempo, il pagamento degli interessi sul debito pubblico è sceso grazie alle banche centrali che hanno spinto i tassi d'interesse a livelli sempre più bassi. I tassi d'interesse a breve termine, essendo rimasti in territorio negativo sin dall'inizio del 2008, hanno notevolmente alleggerito il peso del debito degli Stati Uniti. In questo contesto, risulta evidente che lo spazio di manovra della FED si sia ridotto notevolmente.
Poiché se salgono i tassi d'interesse (in particolare in termini reali), il bilancio degli Stati Uniti dovrà vedersela con interessi passivi crescenti — dal punto di vista politico una cosa indesiderabile. Inoltre oneri finanziari più elevati avranno quasi certamente un impatto negativo sul ciclo economico, soprattutto dopo che il lungo periodo di tassi d'interesse artificialmente bassi ha reso il consumo e gli investimenti sempre più dipendenti dal proseguimento di una politica di bassi tassi d'interesse. Infatti la struttura produttiva e l'occupazione costruite sui tassi d'interesse artificialmente bassi, si disintegrerebbero una volta che i tassi iniziano a salire.
L'ambiente economico permeato da bassi tassi d'interesse è accompagnato da un ampliamento della quantità di denaro attraverso l'estensione del credito bancario. Questa pratica non solo svilisce la valuta, ma aumenta anche l'indebitamento complessivo e quindi il rischio di default nel sistema monetario e in quello del credito internazionale. Quando i nodi vengono al pettine, le banche centrali — sotto la guida della FED — faranno tutto ciò che è necessario per impedire il crollo della piramide del debito. Al fine di prevenire un tale evento, le banche centrali manterranno i tassi d'interesse bassi e sforneranno quantità sempre maggiori di denaro per continuare a tenere a galla i mutuatari in difficoltà.
Questa è presumibilmente la verità dietro il timido tentativo della FED di aumentare i tassi d'interesse in termini nominali e, in particolare, reali. Se la FED vorrà continuare ad alimentare il boom artificiale con l'emissione implacabile di denaro fiat, è necessario che i tassi d'interesse in termini nominali e reali rimangano a livelli straordinariamente bassi; e i tassi d'interesse a breve termine, in particolare, dovranno rimanere in territorio negativo. Questa manipolazione dei tassi d'interesse potrebbe andare avanti ancora per un bel po'. Detto questo, i risparmiatori e gli investitori dovrebbero tenere a mente ciò che la Scuola Austriaca ha da dire in merito.
Fu Ludwig von Mises che sottolineò come il sistema a denaro fiat molto probabilmente finirà con un'inflazione di massa:
Secondo l'opinione della popolazione, più inflazione e più espansione del credito rappresentano l'unico rimedio contro i mali che l'inflazione e l'espansione del credito hanno portato. [1]
I titolari di valute fiat e obbligazioni denominate in denaro fiat dovrebbero perciò prestare attenzione. I segni sono già ben visibili: il tentativo incerto della FED di adottare una posizione monetaria più ristretta, sembra legarsi bene alla conclusione di Ludwig von Mises.
Di Thorsten Polleit
Traduzione di Francesco Simoncelli

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