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martedì 27 giugno 2017

Le azioni statunitensi sono disastrosamente sopravvalutate

SALTA, ARGENTINA – Oggi scriveremo sugli utili aziendali.
A meno che non vogliate giocare al gioco dello "sciocco più sciocco" – acquistando nella speranza che qualcuno là fuori sia disposto a pagare un prezzo più elevato – l'unico motivo per acquistare un'azione è per i suoi utili.
In quanto azionisti, partecipate ai profitti dell'azienda.
A parità di condizioni, all'aumentare dei profitti, aumentano anche i prezzi delle azioni.
Gli investitori hanno i loro momenti brutti ed i loro periodi di euforia.
Nel breve periodo ciò va a cambiare i "multipli" che gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro di utili.
Quando gli investitori si aspettano maggiori profitti futuri, i rapporti prezzo/utili (P/E) aumentano.

Quando si aspettano utili inferiori, i rapporti P/E diminuiscono.
Ma a parte ciò, la speranza e la disperazione cedono alla realtà degli utili. Pagate un'azione e prevedete di ottenere un po' di soldi indietro.
Nel lungo periodo i mercati azionari salgono e scendono, più o meno...
sugli utili.
L'investitore miliardario Warren Buffett ha descritto il mercato azionario come una "macchina di voti" nel breve periodo... e una "macchina di pesatura" nel lungo periodo.
Gli investitori pongono sui piatti della bilancia gli utili.
Secondo le cifre dell'economista di Yale, Robert Shiller, nel corso della storia dell'indice S&P 500 gli investitori hanno pagato una media di $15.65 per ogni dollaro di utili sottostanti.
Con l'indice S&P 500 trattato a 25.4X gli utili, gli investitori oggi sono disposti a pagare il 60% in più rispetto alla media storica per ogni unità di profitti.
È "troppo"?
Il cosiddetto modello della FED – che confronta quanti investitori sono disposti a pagare per gli utili nel mercato azionario e quanto sono disposti a pagare per i rendimenti sui titoli di stato a lungo termine – dice agli investitori di non preoccuparsi.
Poiché i tassi d'interesse sono così bassi, ha senso che le azioni debbano essere alte.

Se per un prestito allo stato dovete pagare $40 per ogni dollaro di utili, non dovreste preoccuparvi di pagare $25 per un dollaro di profitti aziendali.
Questa è la teoria.
Ma i rendimenti obbligazionari sovrani sono bassi perché la FED li ha spinti giù per decreto.
Ciò ha spinto in su l'ammontare che gli investitori sono disposti a pagare per le azioni, senza alcuna necessità di un aumento degli utili.
In definitiva, i prezzi sono l'unica misura affidabile per determinare quanto valga un titolo azionario. Ma sono soggetti a variazioni senza preavviso.
E quando gli investitori arriveranno a "pesare" gli utili, probabilmente inizieranno a vendere le azioni.
Anni fa, quando eravamo ancora giovani, ingenui ed intelligenti, abbiamo posto al nostro ragioniere una semplice domanda: "Quanti soldi abbiamo fatto l'anno scorso?"
"Quanti ne volete fare?", ci è stato risposto.
Ora e allora, i contabili potrebbero torcere i numeri tanto quanto uno statistico dello stato.
Un "9" può essere ribaltato affinché diventi un "6." Un "5" può essere raddrizzato ed essere trasformato in un "1." Un "3" può essere saldato ad un altro "3"...

e trasformato in un "8".
Spero abbiate capito come funziona. I numeri non mentono, ma se li modellate abbastanza, diranno ogni cosa che volete sentire.
Negli ultimi 17 anni, gli utili aziendali sono stati martellati da entrambe le direzioni: i ricavi sono stati gonfiati... e i costi sono stati abbattuti.
Negli anni novanta la SEC (il regolatore del mercato azionario) ha cambiato le regole, consentendo alle società di esprimere i loro profitti in maniera più fantasiosa.
Ha permesso loro di eliminare quei costi di gestione che consideravano "speciali" o "non ricorrenti".

Ciò ha lasciato loro ampio margine per aumentare i profitti utilizzando trucchi contabili.
Secondo una stima, se gli utili sin dal 1999 fossero stati espressi utilizzando le vecchie regole, la metà degli aumenti del XXI secolo sarebbero svaniti.
Ciò farebbe sembrare ancor più folli i rapporti P/E.
Sulla base di un conteggio onesto degli utili, il rapporto P/E per l'indice S&P 500 potrebbe essere di 30 o 40... ponendo il mercato azionario in un territorio vertiginosamente e pericolosamente sopravvalutato.
Non solo i contabili societari distorcono le cifre; ma lo fa anche il sistema monetario fasullo.
Come tutto il resto, i profitti aziendali sono stati appiattiti dal credito fiat della FED.
Le compagnie automobilistiche, per esempio, sono state in grado di utilizzare il credito a buon mercato per vendere più automobili e camion.

Le università ed i college hanno utilizzato i prestiti statali a buon mercato per aumentare il debito degli studenti. L'industria petrolifera ha utilizzato i prestiti a basso costo per acquistare più impianti e pompare più petrolio.
Tutte queste cose sono finite sui rapporti aziendali come vendite aggiuntive e profitti.
Il credito economico ha anche fatto salire i prezzi delle azioni in modo più diretto.
Le società hanno preso in prestito soldi per riacquistare le proprie azioni.
Quando le società ricomprano le loro azioni, le cancellano.
Ciò riduce il numero totale di azioni e aumenta l'utile per azione di quelle rimanenti. I prezzi delle azioni aumentano senza la necessità di utili più elevati.
Se il numeratore non si sposta, gli esecutori contabili al soldo dei piani alti delle grandi aziende andranno a manomettere il denominatore!
Ma aspettate…
Nonostante negli ultimi tre anni si siano spesi $2.5 miliardi in riacquisti di azioni proprie...
...nonostante acquisti, vendite, investimenti e speculazioni con il credito economico a buon mercato...
...e nonostante i trucchi contabili che hanno rimosso miliardi di dollari in "ex-voci" dai costi dei libri mastri...
...gli utili per azione sono più bassi di quelli del 2013!
Quindi perché pagare 25 volte gli utili per azione?
Di Bill Bonner
Traduzione di Francesco Simoncelli: 
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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