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venerdì 30 giugno 2017

La confusione sui tassi d'interesse.


In seguito alla crisi delle dot-com del 2001, i tassi di interesse furono abbassati all'1% e lentamente sono cresciuti al 5% in un periodo di 4 anni. Questa timida politica ha creato ancora un'enorme bolla nel settore immobiliare che è finalmente scoppiata nel 2008. Anziché imparare dal passato, abbiamo raddoppiato l'applicazione della stessa politica fallace.
I tassi di interesse si sono dunque abbassati fino allo 0% e sono stati bloccati a quel livello, con scarsissima volontà politica di rialzarli di uno iota.
Siamo ora alla vigilia di un'altra grossa crisi finanziaria, eppure gli economisti (ad eccezione degli Austriaci) ancora non comprendono il ruolo giocato dai tassi di interesse in un'economia capitalista.

Per evitare la ripetizione degli errori economici del passato, dobbiamo comprendere la logica fallace che ci ha condotto a questi errori.
Il ruolo dei tassi di interesse è in assoluto il più importante e incompreso concetto in macroeconomia. La maggior parte dei programmi di dottorato economico dovrebbero (ma non lo fanno) avere un corso interamente dedicato alla storia, al significato, e alle conseguenze economiche della manipolazione dei tassi di interesse.
Invece, i tassi di interesse sono insegnati come uno, tra i tanti, strumenti necessari nella cassetta degli attrezzi di una banca centrale.
Tuttavia, l'economia non è un'auto e i tassi di interesse non sono il pedale acceleratore. I tassi di interesse sono i prezzi più importanti di un'economia poiché allineano la produzione con le preferenze temporali di consumo della società nel tempo.

La manipolazione dei tassi di interesse può solo creare distorsione tra ciò che è, e ciò che dovrebbe essere prodotto in diversi periodi temporali. Una depressione è inevitabile per riallineare la dimensione temporale della produzione con la domanda.
Secondo i Keynesiani e i monetaristi, il tasso di interesse è un fenomeno puramente monetario.
I fattori reali non giocano alcun ruolo nella determinazione del tasso di interesse. Tuttavia, le modifiche dei tassi di interesse possono causare cambiamenti nei fattori reali. Per qualche ragione, questi economisti non riescono a vedere le inconsistenze di questa visione. Se un cambiamento nei tassi di interesse può causare cambiamenti nei fattori reali, il livello originale dei tassi di interesse deve perciò essere determinato, o esserlo stato, da fattori reali.

Mises nel 1912 ebbe a dire quanto segue circa la nostra attuale pensiero economico illuminato:
Essa riguarda l'interesse come ricompensa della rinuncia temporanea al denaro nel senso più ampio, una visione, infatti, di ineguagliabile ingenuità. I critici scientifici sono stati perfettamente giustificati nel trattarla con disprezzo; merita a malapena una menzione perfino frettolosa.
Ma è impossibile esimersi dal sottolineare che queste visioni sulla natura degli interessi hanno un posto importante nell'opinione pubblica, e che sono continuamente proposte e raccomandate di nuovo come basi per misure di politica bancaria.
Questa visione esclusivamente monetaria dei tassi di interesse è basata sulla teoria di Keynes della preferenza per la liquidità.

Il tasso di interesse è determinato dall'intersezione tra domanda e offerta di trattenere liquidità (accumulo). Eppure, né l'offerta né la domanda di trattenere liquidità (accumulo) è dipendente dal tasso di interesse (vedi spiegazione qui).
Perciò insieme non possono determinare il tasso di interesse.
Keynes provava un odio viscerale verso colui che egli chiamava "redditiere", una persona che sopravvive stando comodamente seduto e ricevendo interessi. Per attaccare il redditiere, doveva anche attaccare la nozione di qualunque giustificazione economica per l'interesse positivo.

La sua teoria della preferenza della liquidità ha poco a che fare con un'analisi economica sana, ma più a a che fare con lo sviluppo di una teoria atta a giustificare un'opinione politica: l'"eutanasia del redditiere".
In realtà, il tasso di interesse naturale determina dove la domanda e l'offerta per beni mutuabili si incontra.
Non è il contrario, come molti economisti tuttora credono e continuano a insegnare disegnando per prime le curve di domanda e offerta anziché per ultime. È il tasso di interesse a venire prima, e poi le curve di domanda e offerta si disegnano fino ad intersecarsi a questo tasso.
C'è una tendenza naturale a preferire il consumo attuale rispetto al consumo futuro.

L'interesse naturale è la manifestazione economica delle preferenze temporali. È l'indice del valore assegnato ad un consumo corrente in relazione al valore assegnato al consumo futuro. Non è un prezzo ma può esser visto concettualmente come il prezzo della preferenza temporale.
Mises ha dimostrato questa caratteristica del tasso naturale di interessi con una controdeduzione.
Se non ci fossero preferenze temporali, la produzione avrebbe lo stesso valore se fosse prodotta oggi fra dieci anni o fra mille anni. Un bene prodotto in un flusso perpetuo, quale la terra, avrebbe un valore infinito. Poiché la terra viene regolarmente scambiata a valori meno che infiniti, il valore della preferenza temporale deve esistere laddove un reddito prodotto in precedenza ha un valore maggiore di quello prodotto successivamente.

I livelli effettivi dei tassi di interesse (la curva dei rendimenti) sono ottenuti sommando il tasso di interesse naturale al premio o allo sconto per i cambiamenti dei prezzi (da compensare per un cambiamento nell'unità di misura del denaro) e un premio per il rischio di mancato rimborso o di incertezza (il profitto imprenditoriale dell'assunzione del rischio).
Sebbene Keynes rifiutasse il classico concetto delle preferenze temporali, si riferisce costantemente ad uno "sconto temporale" nella Teoria Generale.

Questa è solo una delle molte incoerenze di Keynes.
Un capitalista ha sempre molte scelte per l'uso dei propri beni. Deve decidere quale sia il più profittevole tra i vari usi. Guarda al valore presente di diversi flussi di entrate e sceglie quello col maggior valore netto attuale.
Per esempio, se il bene è un acro di terra, potrebbe farne una miniera, o una fattoria, o una piantagione. Se il tasso di interesse è il 5%, il flusso di entrate può determinare la miniera come l'alternativa col più alto valore netto attuale. Una diversa opzione potrebbe essere invece una fattoria al 4,5% o una piantagione al 4%.

Il tasso di interesse naturale (parte del 5%) quale parte della preferenza temporale è il prezzo più importante in un'economia capitalista. Aiuta ad allineare la produzione di una società alla domanda nel corso del tempo. Come scrisse l'economista Irving Fisher, "Così un cambio del tasso di interesse risulta in un cambiamento di scelta nei flussi di entrata.
Un alto tasso di interesse incoraggerà investimenti in entrate con profitto rapido, laddove un basso tasso di interesse incoraggerà investimenti in entrate con un profitto distante nel tempo"
Ora supponiamo che il tasso naturale di interesse sia il 3%, mentre il saggio di interesse sia il 5%.

Attraverso questo prezzo, la società manda un segnale che valuta la miniera più di quanto valuti le altre due alternative. In altre parole, il modo migliore per rispondere alla domanda attuale e futura è di usare l'acro di terreno per farne una miniera. Ora supponiamo che la banca centrale attraverso le stamperie abbassi il tasso di interesse temporaneamente al 4%.
L'acro di terreno verrà messo a piantagione. Eppure, la stampa di denaro non modifica le preferenze temporali dell'economia o la manifestazione economica delle preferenze temporali, il tasso di interesse naturale. Le preferenze temporali sono in gran parte immutabili [1] e sono determinate dalla natura umana.

Non modifica ciò che la società veramente voleva fosse prodotto. Stampare denaro crea cattive allocazioni di risorse e più a lungo avviene la stampa maggiori saranno le distorsioni nell'allocazione di risorse. Quando ci si rende conto che le recessioni non sono mai un problema di domanda (vedi la spiegazione qui) ma di produzione non allineata con la domanda, si vede l'idiozia di seguire una politica monetaria che segua questo disallineamento.
Molti economisti dicono "questa volta è diverso, ora ne sappiamo di più", ma è sempre un risciacquare e ripetere.

La storia si ripete, e la stampa di moneta alla fine determina l'iperinflazione, disordini sociali, e guerra. Sembra proprio che non impariamo mai!
Di Frank Hollenbeck
Traduzione per Francesco Simoncelli's Freedonia a cura di Giuseppe Jordan Tagliabue
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Note

  1. In Azione Umana, Mises spiega come gli episodi inflattivi o deflattivi possano alterare il saggio di interesse naturale alternando la distribuzione delle entrate e della ricchezza di diversi segmenti della popolazione.

    Inoltre, sottolinea che probabilmente ci sono molteplici tassi naturali poiché "nulla giustificherebbe il presupposto che questo sconto di soddisfazione in periodi più remoti progredisca continuamente e stabilmente".
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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