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venerdì 30 giugno 2017

Il problema dello stipendio di Fazio


La polemica del giorno: il compenso di Fabio Fazio. Il mercato decide e regola la misura degli stipendi di chi lavora all'interno di una ditta e di conseguenza chi riesce a fruttare di più può anche avvantaggiarsi di uno stipendio maggiore.

I soldi.
Troppi? Dipende...

Questa la regola di base. Con le dovute eccezioni di chi, dopo aver fatto fallire un'azienda, batte cassa chiedendo buonuscite miliardarie. Lo stesso principio dovrebbe essere adottato per lo sport nazionale, il calcio: osannato dalle folle, recentemente, un grande campione ha dato l'addio al suo glorioso ruolo di Capitano.

Glorioso quanto ben retribuito. In entrambi i casi l'azienda (televisiva da un lato, calcistica dall'altra) ha trovato opportuno il vantaggio ricevuto dalla presenza del "lavoratore" (dal momento che di professionalità si sta parlando) considerando perciò adeguato il cachet pagato. Per quanto riguarda l'ambito televisivo, però, il discorso è più ampio perchè nel calcolo devono essere presi in considerazione diversi parametri, tra i quali, oltre alla fascia d'ascolto, anche il target di riferimento e i pacchetti di pubblicità da vendere.

Ebbene facendo calcoli precisi,
 gli spazi pubblicitari da 15 secondi sono arrivati a maggio ad essere valutati oltre 46 mila euro che, moltiplicato per tutti gli interventi, arriva a un ricavo di circa 3 milioni di euro a serata, considerando una media base che potrebbe arrivare a salire in caso di serate con ospiti speciali.
Ovviamente senza dimenticare che Fazio ha potuto sfruttare come vantaggio competitivo non solo un pubblico fidelizzato ma anche e soprattutto il fatto di essere stato coautore dei pr
ecedenti format di "Quelli che il calcio" oltre che di "Che tempo che fa" il che gli avrebbe permesso, in caso di trasloco ad altra rete, di sfruttarli sui canali della concorrenza.

Il caso Rai

Partendo da questo presupposto, è giusto, quindi, non scandalizzarsi per quanto chiesto (e a quanto pare ottenuto) da Fazio, cifra che, secondo le ultime voci, supererebbe gli 11 milioni di euro.
Una cifra che arriva però a lievitare 
enormemente, ed è qui che bisognerebbe riflettere,vista la collaborazione di altre figure inquadrate come consulenze esterne della casa di produzione Endemol e che invece permetterebbero enormi risparmi (e una migliore distribuzione delle risorse) se a queste, invece, fossero preferite quelle "interne" ovvero gli stessi profili professionali che però rientrano tra la grande schiera di dipendenti e creativi che, si spera, l'esercito Rai potrebbe offrire.

In realtà il condizionale è d'obbligo: da più parti è stata confermata, anche recentemente da chi ci ha lavorato, la triste realtà di una Rai che nel tempo è stata sempre intesa non come un'azienda di comunicazione e, quindi, una possibile fonte di reddito utile per formare e diffondere cultura, ma come un bacino di assunzioni politiche, a prescindere dalla capacità lavorativa.
 Bisognerebbe scandalizzarsi invece per un'altra situazione sempre interna al servizio pubblico Rai.

In particolare di alcuni dipendenti che "vantano" un contratto CCNL scaduto da quasi 4 anni con la sola proposta di rinnovo senza aumento per i prossimi 3 anni, il che porterebbe a 10 il fermo delle retribuzion
i, aumentando il divario che si pone tra chi (giustamente) porta consensi, pubblicità e soldi all'azienda e chi (altrettanto giustamente) opera all'interno dell'azienda stessaquotidianamente.
Fonte: News Trend Online

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