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martedì 27 giugno 2017

Il Portogallo dei miracoli che ha rimesso i conti in ordine


L'agenzia di rating Fitch che porta a "positivo" l'outlook sul Paese e fa presagire al governo il gusto del ritorno della valutazione sul suo debito a Investment Grade. Gli analisti di Barclays che parlano di "talento" per raccontare il suo caso di successo di uscita dalla crisi e alzano le stime della sua crescita economica per il 2017.
Ha tutti i caratteri dell'eccezione la storia del risanamento finanziario del Portogallo, ieri a un passo dal fallimento e oggi eletto a modello di un percorso di austerità affrontato con equilibrio e con la giusta attenzione per le esigenze di crescita. 

Fuori dalla crisi?

Solo pochi giorni fa, il Consiglio Europeo ha ratificato l'uscita del paese iberico dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo, riportando contro tutti i pronostici degli analisti il Paese nel club delle economie virtuose.
Un traguardo atteso per un Paese che nel 2011, sull'orlo del baratro, dovette spedire la richiesta di un piano di sostegno triennale da 78 miliardi di euro all'indirizzo dell'UE e del Fondo Monetario internazionale, trovandosi costretto a mettere in campo dure misure di austerità.
Quel che nessuno prevedeva, tuttavia, era che sei anni più tardi Lisbona sarebbe riuscita a rispondere in breve tempo a una procedura d'infrazione dell'UE, riportare il suo rapporto deficit-pil sotto la soglia del 3% fissata dalle regole europee e facendo addirittura meglio di quanto promesso.

Un successo inaspettato

Il governo di minoranza del socialista Antonio Costa, arrivato al governo nel novembre 2015 e sostenuto dai partiti dell'estrema sinistra, sembrava destinato a vita breve, stretto tra gli impegni al rigore con Bruxelles e le richieste degli alleati in Parlamento.
A sorpresa però il premier è però riuscito a destreggiarsi tra le opposte esigenze, favorito anche da una ripresa economica che ha fatto registrare al Portogallo i suoi ritmi di crescita più alti da dieci anni (il 2,8% alla fine del primo trimestre 2017), a fronte di un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10%.  
E con sorpresa ancora maggiore una coalizione che era arrivata al governo promettendo di "voltare la pagina dell'austerità" ha raggiunto obiettivi sul deficit migliori di Spagna (4,5% nel 2016) e Francia (3,4 %), tanto che adesso può con le giuste credenziali comunicare il suo obiettivo di continuare a ridurlo di mezzo punto all'anno per raggiungere l'equilibrio di bilancio entro il 2020. 
Vengono così meno le argomentazioni dei critici che predicevano l'anno scorso l'imminenza di un secondo piano di salvataggio: senza troppo rumore e senza pesanti bracci di ferro con Bruxelles, Lisbona ha dimostrato che il suo metodo, basato su un allentamento della pressione sulle famiglie per favorire la ripresa dei consumi, era quello giusto per rimettere in sesto il Paese.

Le fragilità

Restano, è vero, i nodi di un debito pubblico al 130,4% del Pil, il più elevato d'Europa dopo quello di Grecia e italia, e le difficoltà del sistema finanziario, dopo le recenti vicissitudini di Caixa Geral de Depositos (di misure economiche "senza riforme strutturali" parla Joao Luis César das Neves, professore dell'Università di Lisbona, notando che anche se il governo è riuscito finora a ad attuare "una specie di austerità socialmente accettabile", permangono ancora numerose difficoltà finanziarie e politiche). 
Ma al netto dei problemi irrisolti,il ministro delle Finanze portoghese, Mario Centeno, può giustamente vantare quanto fatto come la dimostrazione che il suo Paese ha fornito una strada diversa per l'uscita dalla crisi e un'occasione "per mettere da parte la teoria secondo cui l'Europa è condannata a un futuro fatto solo di austerità". 
Fonte: News Trend Online

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