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giovedì 8 giugno 2017

Il clima incerto ha impattato sull’Asia

Indiscrezioni secondo cui Comey, nella testimonianza di domani, non arriverà ad accusare Trump di ostacolo alla giustizia non hanno impedito a Wall Street di inanellare una seconda seduta negativa, sebbene di importo marginale (il -0.28% è comunque la peggior seduta dal -1.8% del 17 maggio).
Segnale di perdita di momentum o indice che al momento i mercati non sono particolarmente preoccupati dai potenziali sviluppi dell’inchiesta Russia-gate? Probabilmente la verità è che non attribuiscono molta affidabilità alle indiscrezioni.
Il clima incerto ha impattato sull’Asia, producendo variazioni marginali per il grosso degli indici.

Notevole eccezione, i mercati locali cinesi, che stanno continuando a beneficiare del recente newsflow costruttivo. Ieri sono comparse indiscrezioni secondo cui la PBOC sarebbe pronta a incrementare le posizioni in treasuries US, visto che la divisa si sta stabilizzando. Al di la dell’impatto sui governativi US, un segnale, confermato dalla pubblicazione delle riserve valutarie di maggio avvenuta oggi, che i flussi di capitale si stanno stabilizzando.
Già, perchè le riserve sono salite di 20 bln $ a 3.054 trilioni di $, il che, aggiustato per la svalutazione, mostra un bilancio grossomodo in parità.
Lo statement del SAFE recita che la stabilizzazione dello Yuan ha reso più “razionale” il comportamento dei locali, il che sembra confermare che la brusca rivalutazione orchestrata lo scorso mese mirava, oltre che a frenare la speculazione ribassista, a calmare i timori di svalutazione alla base delle fughe di capitale.
Naturalmente, in questa fase, la mossa è resa agevole da un dollaro assai debole.

Dovesse il quadro cambiare, il trucco risulterebbe un bel po’ più costoso. Ma stiamo parlando di un movimento serio di rafforzamento del biglietto verde, non una manciata di punti percentuali. Non a caso, la violenta crisi di metà agosto 2015 segui una rivalutazione di 20 punti del dollar index.
L’apertura europea ha visto i mercati alle prese con la “risoluzione” del Banco Popular, con rilevazione della banca da parte di Santander a prezzo simbolico (con annesso aumento di capitale da 7 bln), e azzeramento dei subordinati in varie forme (cancellazione dei AT1, e conversione dei Lower Tier 2 in azioni prive di valore, perchè diluite).

Salvi, depositi e bond senior. Sulle venete, sono circolate sulla stampa italiana ipotesi di una “liquidazione ordinata” sulla base degli articoli 65-67 della  Comunicazione bancaria UE del 2013.
L’impatto su azioni bancarie (Santander compreso) e bonds subordinati, è stato però effimero, e il dip iniziale è stato immediatamente comprato.
In tarda mattinata, il sentiment ha subito un altra frustata con la comparsa di indiscrezioni secondo cui l’ECB domani avrebbe abbassato le previsioni di inflazione verso l’1.5% su tutte le scadenze.

Una revisione di simile entità (a marzo avevamo 1.7 % nel 2017, 1.6% nel 2018 e  1.7% nel 2019)  sarebbe stata coerente con un Draghi estremamente accomodante. Così l’€ è bruscamente calato in area 1.121 e l’azionario europeo ha tirato un sospiro di sollievo e accumulato un po’ di progressi.
La baldoria è durata fino a poco dopo l’apertura di Wall Street, quando, anonima come le indiscrezioni che la avevano preceduta, è arrivata la correzione di tiro dell’ECB (ECB LIKELY TO NUDGE UP GROWTH FORECASTS, TRIM INFLATION ON THURSDAY – SOURCES – ECB FORECAST CHANGES LIKELY TO BE SMALL – SOURCES).
In altre parole, delle modeste revisioni ci saranno, ma non tali da mettere in discussione, per il momento, il rientro dell’inflazione verso il target ECB.
Lo shock per la parziale smentita a stretto giro ha rispedito la divisa unica sui livelli di apertura, dai quali ha successivamente un po’ ritracciato, fattorizzando comunque toni accomodanti da parte di Draghi.
Discorso analogo per l’azionario che ha perso brillantezza, per poi accelerare al ribasso quando scorte EIA particolarmente sopra attese (più che i 3 mln barili di greggio, i 12 di prodotti raffinati) hanno spedito l’oil in ribasso di un buon 4%.
La chiusura europea vede un ulteriore marginale ridimensionamento per gli indici europei, moderati rialzi per i rendimenti e un € che non ha ancora deciso cosa fare in vista di domani.
Cosa attendersi domani da Draghi? In sintesi, un riconoscimento del miglioramento macroeconomico dell’Eurozone (tramite un bilanciamento dei rischi), ma la chiara indicazione che detto miglioramento è strettamente legato al mantenimento di una politica monetaria straordinariamente espansiva, della quale non si può ancora fare a meno.

La marginale riduzione delle stime di inflazione verrà accompagnata da indicazione che non vi sono sufficienti segnali che il trend è “self sustaining”. Su queste basi, Draghi potrebbe decidere di sorprendere il consenso, e lasciare invariata la guidance sui tassi laddove recita che questi resteranno ai livelli attuali “or lower” per un periodo esteso e comunque ben dopo la conclusione degli acquisti.
ECB a parte, domani abbiamo le elezioni in UK,  nelle quali la May dovrebeb comunque ottenere una maggioranza, anche se i vantaggi sperati quando le ha indette sono sfumati.

E in serata abbiamo l’audizione di Comey. In bocca al lupo.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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