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venerdì 23 giugno 2017

I top manager temono una guerra commerciale USA-Germania


Cresce tra nel mondo delle grandi imprese il timore che lo scontro verbale delle ultime settimane tra Donald Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel possa sfociare in una guerra commerciale tra Stati Uniti e Germania.
Lo rivela un nuovo sondaggio della CNBC tra i Chief financial officers di alcune delle più grandi società globali, che segnala la crescente preoccupazione per la diversità di vedute tra Washington e Berlino su questioni come cambiamento climatico, difesa, e appunto strategie commerciali.

Verso una guerra commerciale?

Secondo la rilevazione, oltre il 64% dei top manager, scelti in una ampia varietà di settori in rappresentanza di società che raccolgono complesivamente 4 mila miliardi di capitalizzazione di mercato, ha dichiarato di essere "preoccupato" o "molto preoccupato" per il clima di tensione che si respira tra le due sponde dell'Atlantico.
Uno stillicidio di dichiarazioni al vetriolo che ha raggiunto il punto di massima tensione nell'ultimo periodo in occasione dell'incontro tra il presidente USA e i leader europei di fine maggio, nel corso del quale Trump descrisse i tedeschi "molto cattivi" (a peggiorare la situazione furono anche le traduzioni dell'originale inglese "bad, very bad", che si riferiva alle politiche commerciali di Berlino).
Il tycoon non ha in particolare perso occasione per denunciare il surplus commerciale tedesco, insistendo sul fatto che le importazioni dalla Germania danneggiano l'industria manifatturiera americana: tanto che a gennaio scorso ha minacciato una nuova tassa del 35% sull'ingresso di auto tedesche negli USA. 
Poco meno di un terzo degli interpellati, il 30,8%, spiega comunque di non essere "per nulla preoccupato" e di non aspettarsi che la retorica incendiaria di Trump contro i rivali europei possa effettivamente condurre a una guerra commerciale.

La Brexit preoccupa meno

Tra gli altri temi discussi, emerge dal sondaggio che preoccupa meno tra i top manager un altro dei principali nodi problematici dell'attualità politica, la Brexit.

La rete americana ha chiesto ai CFO se a un anno dal referendum con cui i britannici hanno votato l'uscita dall'Unione Europea si sentono più o meno ottimisti sull'esito dei negoziati.
Oltre un terzo dei CFO globali sostiene di essere adesso "più ottimista" o "molto più ottimista" sulle conseguenze del divorzio britannico rispetto a dodici mesi fa, mentre il 23% dice di sentirsi più preoccupato ora di allora e il 40% mantiene mantenuto la stessa opinione che aveva a giugno 2016. 
Fonte: News Trend Online

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