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lunedì 5 giugno 2017

I numeri di Trump: tanti tagli al welfare

La Voce
 
La proposta di bilancio per il 2018 dell’amministrazione Trump prevede un netto calo dei finanziamenti ai programmi sociali, anche a prescindere dalla riforma dell’Obamacare. Per questo il negoziato per ottenere l’approvazione del Congresso sarà complesso.
Stesso budget, spese diverse
Il 23 maggio, l’amministrazione Trump ha pubblicato la prima proposta di bilancio per il 2018, che comprende tagli significativi a diverse aree di spesa del governo federale. In aggregato, il budget prevede spese per circa 4.100 miliardi di dollari nel 2018, in linea con le previsioni per il 2017. Ma la composizione delle voci è molto diversa.
La figura 1 mostra il cambiamento nella capacità di spesa discrezionale per varie aree e agenzie del governo federale. Il bilancio dell’amministrazione Trump per il 2018 include un aumento di spesa per la difesa (circa il 10 per cento in più rispetto al 2017), per la sicurezza interna (7 per cento) e per i programmi dedicati ai veterani (6 per cento). Gli aumenti sono associati a tagli in tutte le altre categorie, con l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) che subirà la riduzione più pesante (circa il 30 per cento). Previsto inoltre il de-finanziamento completo di 19 agenzie e 61 programmi specifici (la lista più dettagliata qui ).
Figura 1 – Autorizzazione budgetaria netta per spesa discrezionale – Cambiamento percentuale 2018-2017
Fonte: Office of Management and Budget, White House (Tabella S-8 qui) Nota: esclude spese autorizzate in anni precedenti ma che si realizzeranno nel 2018.
Il budget contiene poi una serie di tagli alla spesa obbligatoria per programmi di carattere sociale. I “food stamps” (Supplemental Nutrition Assistance Programme, Snap), a sostegno della spesa per beni alimentari dei cittadini a reddito più basso, saranno ridotti del 7 per cento nel 2018 e di circa il 24 per cento in totale nei prossimi dieci anni. Il programma temporaneo di assistenza alle famiglie più povere (Temporary Assistance for Needy Families, Tanf) verrà tagliato dell’11 per cento nel 2018 e del 13 per cento in totale sui prossimi dieci anni. Il Supplemental Security Income (Ssi), destinato ad anziani a basso reddito (65 anni o più) e disabili, verrà tagliato del 2 per cento sullo stesso orizzonte temporale.
La spesa per Medicaid, l’assistenza sanitaria per gli americani meno abbienti, passerà dai 5.300 miliardi previsti per i prossimi dieci anni a 4.700 circa. Senza contare l’ulteriore riduzione della spesa associata all’annullamento della riforma sanitaria di Barack Obama, su cui il Senato deve ancora decidere. Per il momento, la proposta dall’amministrazione Trump è passata al vaglio del Congressional Budget Office e del Joint Committee on Taxation: secondo le loro stime la riforma ridurrebbe il deficit federale di 119 miliardi di dollari per il periodo 2018-2026. Ma il numero delle persone senza assicurazione sanitaria aumenterebbe di 14 milioni nel solo 2018 e raggiungerebbe i 23 milioni nel 2026, quando gli di americani non assicurati sotto i 65 anni sarebbero circa 51 milioni (contro 28 milioni se Obamacare rimanesse in vigore).
Figura 2
Fonte: calcoli dell’autore sui dati del General Social Survey (NOARC).
Un percorso di approvazione difficile
Ma qual è la probabilità che la proposta di bilancio passi indenne attraverso il Congresso? Bassa. Primo perché alcune delle assunzioni su cui si basa sono dubbie. L’obiettivo del pareggio di bilancio in dieci anni presuppone che il Pil reale degli Stati Uniti cresca al 3 per cento annuo nel lungo periodo. Non sono pochi gli economisti che ritengono il dato troppo ottimista. Le simulazioni di Jason Furman, ex consigliere economico di Obama ora al Peterson Institute for International Economics, indicano che la probabilità di osservare un tasso di crescita reale del 3 per cento o superiore sono molto limitate, in quanto esistono freni di carattere strutturale (in particolare, l’evoluzione demografica sfavorevole e la bassa produttività che registrata dall’economia americana negli ultimi anni).
Ma l’ostacolo probabilmente più rilevante all’approvazione del bilancio è il forte orientamento al taglio della spesa sociale. La figura 2 è costruita usando i dati di un sondaggio a livello individuale condotto dal National Opinion Research Centre dell’università di Chicago. Per varie aree di spesa – come istruzione, difesa o salute – il grafico riporta la percentuale di intervistati per cui “il governo federale spende troppo poco”. La localizzazione sugli assi di ciascuna bolla mostra la percentuale tra gli elettori repubblicani (asse X) e tra i democratici (asse Y), mentre la dimensione della bolla rappresenta la differenza tra le due percentuali.
La figura suggerisce che le priorità di spesa sono molto diverse tra elettori repubblicani e democratici. Per esempio, la percentuale di intervistati secondo cui il governo federale spende troppo poco per la difesa è del 64 per cento tra i repubblicani e solo 27 per cento tra i democratici. Per quanto riguarda il welfare, circa un terzo (29,6 per cento) degli intervistati democratici ritiene che il governo federale spenda troppo poco, mentre tra i repubblicani si scende al 9 per cento. L’area in cui gli elettori dei due partiti sono più distanti è l’ambiente: per il 78 per cento dei democratici il governo federale vi destina troppo poche risorse, mentre la percentuale tra i repubblicani è del 40 per cento (38 punti percentuali di differenza). Esistono anche aree in cui i punti di vista sono più allineati – lotta al crimine, infrastrutture e il programma di esplorazione spaziale. Ma le differenze sono molto significative in tutte quelle aree connesse al welfare per le quali il budget prevede ampi tagli, cosa che renderà sicuramente complessa la negoziazione per la sua approvazione.
Di Silvia Merler

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