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giovedì 1 giugno 2017

Gas naturale, boom produttivo ma restano i limiti


Nick Leung, Research Analyst di WisdomTree, spiega che il mercato del gas naturale sta attraversando un periodo di importanti trasformazioni: nel 2018 gli Stati Uniti diventeranno infatti un esportatore netto di gas naturale liquefatto (GNL), l’Iran ha più che raddoppiato la produzione del suo maxi-giacimento South Pars e la capacità produttiva cinese ha toccato un nuovo record a marzo.
I timori circa l’eccesso di offerta globale continuano a pesare sui prezzi del gas naturale nel breve periodo, evidenziati da scorte ingombranti che rimangono del 15% al di sopra della media stagionale degli ultimi cinque anni - spiega Nick Leung -.

Questo surplus probabilmente si approfondirà sullo sfondo della spinta di Trump per il dominio energetico americano - una mossa che incrementerà la capacità produttiva statunitense di gas naturale - nel tentativo di aumentare l'indipendenza energetica di Washington incoraggiando al contempo maggiori esportazioni verso l'America Latina e l'Asia.
Miglioramenti nei metodi di estrazione dello shale gas e il consolidamento continuo del settore agiranno da ulteriori catalizzatori per una maggiore offerta. Di conseguenza, la crescita della produzione statunitense, a fianco a una maggiore produzione proveniente dall'Iran e dalla Cina, porterà probabilmente l'offerta a continuare a superare la crescita della domanda.
Per quanto riguarda l’impatto dell’attuale contesto produttivo sul mercato, e tralasciando la volatilità stagionale, i fondamentali macro non sostengono prezzi più elevati del gas naturale nel breve periodo - spiega Nick Leung -.

Ciò si riflette nell'attuale struttura a termine per i futures, per cui quelli legati al gas naturale rimarranno ancorati a uno stretto intervallo tra 2.8 e 3.2USD / MMBtu fino al 2021.
La domanda globale di fonti energetiche più pulite ed efficienti porterà naturalmente a un aumento della richiesta di gas naturale sia a livello internazionale che regionale - spiega Nick Leung -.
Quest’ultimo rappresenta già un terzo della produzione energetica statunitense, superando il carbone come principale fonte di energia, una tendenza che rispecchia ciò che accade in molti paesi dell’OCSE. A differenza del petrolio, tuttavia, l’aspetto infrastrutturale rimane un ostacolo fondamentale per la crescita e continuerà a rappresentare un limite all’accessibilità globale, a meno che non siano effettuati investimenti significativi, come ad esempio nuovi gasdotti o terminali d’esportazione.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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