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giovedì 15 giugno 2017

Effetto BCE sull’euro


La scorsa settimana stata caratterizzata da una serie significativa di eventi, a partire dalle elezioni inglesi, che consegnano un parlamento molto diviso, a differenza della Francia dove invece il presidente Macron ha avuto una vittoria schiacciante. Tuttavia, terminati gli effetti transitori di tali passaggi elettorali, non ci aspettiamo grandi mutamenti nello scenario macro europeo.

Dal canto loro i mercati emergenti dovrebbero restare supportati dai buoni fondamentali. I flussi di cassa in entrata restano buoni, così come il differenziale di crescita rispetto ai paesi più sviluppati. Infatti, il GDP nei mercati emergenti dovrebbe crescere del 4.5% nel 2017, un dato in crescita in molte nazioni.

Invece, le nazioni occidentali restano ferme a un 1.8%. Vi sono numerose incertezze a livello politico, a partire dalle politiche del Presidente Trump. L’inflazione resta debole, poiché nonostante la ripresa economica vi sono ancora alcuni fattori che incidono negativamente, a partire dai prezzi del petrolio.

Le banche centrali dovrebbero quindi mantenere politiche monetarie accomodanti. Il driver più importante dei mercati emergenti è comunque il ritardo delle restrizioni monetarie da parte delle economie più importanti.

La scorsa settimana la BCE ha ridotto le aspettative di inflazione, permettendo a Draghi di mantenere un tono accomodante. La BoJ afferma di essere disposta ad accettare un “overshoot” dell’inflazione nonostante i miglioramenti economici e le pressioni politiche di iniziare il processo di normalizzazione.


Infine, il rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Fed la prossima settimana è già scontato dal mercato. Inoltre, le probabilità di ulteriori rialzi nell’anno in corso si sono ridotte. Dati economici deludenti (inclusa l’inflazione) e la confusione politica ha diminuito la fiducia degli investitori nell’accelerazione economica prevista per il Q2. In tale contesto, ci sono tutte le condizioni per un apprezzamento delle valute emergenti in ottica di medio periodo.

L’euro si è indebolito durante il meeting della BCE della scorsa settimana. La banca centrale ha ridotto le aspettative di inflazione all’1.5% nel 2017, e 1.3% nel 2018, con crescita inferiore al 2% nei prossimi tre anni. I mercati finanziari si attendevano segnali riguardo una possibile normalizzazione della politica monetaria, anche perché le politiche accomodanti finora non hanno avuto i risultati sperati.

La BCE non ha invece modificato il proprio linguaggio, nonostante le pressioni provenienti da Germania e Paesi Bassi. Recentemente, dopo un meeting al parlamento olandese, a Draghi " stato offerto un tulipano di plastica per ricordargli l’elevata preoccupazione per una bolla dei mercati. Come atteso, i tassi sono rimasti invariati. Crediamo che il prossimo futuro sarà molto importante per la politica monetaria.

Per comprendere lo stato di salute dell’economia europea, l’andamento economico tedesco rappresenta un buon barometro. La scorsa settimana gli ordinativi alle fabbriche sono diminuite del 2.1% nel mese di aprile. Tuttavia, gli altri dati economici sono ancora positivi. Le aspettative riguardo gli ordinativi industriali erano limitate a un -0.3%.


Ci chiediamo quindi se ci siano ragioni di preoccupazione dopo una vera positiva prima parte dell’anno. Il dato annuale rimane però positivo con il +3.5%. Come spiegato sopra, gli altri indicatori macroeconomici tedeschi sono ancora incoraggianti. La crescita è superiore alla media dell’Eurozona (0.6% nel Q1) e il mercato del lavoro è in ripresa. Il tasso di disoccupazione non è mai stato così basso, e quindi il dato sugli ordinativi alle fabbriche appare in controtendenza

La moneta unica si sta muovendo in area 1.1200. Crediamo che i mercati siano ancora ottimisti sulla ripresa dell’Eurozona, al contrario degli Stati Uniti che potrebbero attraversare una fase di difficoltà.

P. ROSENSTREICH – Y QUELENN SWISSQUOTE


Fonte: news.itforum.it
 
Autore: Redazione Itforum

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