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venerdì 9 giugno 2017

Draghi ha nuovamente compiuto il miracolo


Giuseppe Sersale
 
Il Big thursday per il momento non ha tenuto fede alle attese, producendo variazioni modeste nei principali asset, per quanto manchi all’appello il risultato delle elezioni UK.
Peraltro, parte della sorpresa era stata rovinata dal circolare del discorso preparato da Comey per il Senate Selected Committe, in cui effettivamente l’ex capo dell’FBI ha illustrato le pressioni circa l’inchiesta su Flynn, ma ha dichiarato di non aver avuto l’impressione che Trump si riferisse all’intera inchiesta sulle ingerenze russe nella campagna elettorale. L’impatto sui mercati è stato modesto (S&P 500 + 0.16%) a dimostrazione che il focus sulle vicende si è per ora ridimensionato.
L’Asia ha avuto un tono nuovamente contrastato. La pesante revisione del GDP giapponese del primo trimestre (da +2.4% a +1% annualizzato) è quasi interamente dovuta al contributo delle scorte, ma il numero era davvero troppo brutto perchè Tokyo non se ne curasse.
La bilancia commerciale cinese ha prodotto headline positive, con le importazioni in dollari assai sopra attese (+14.8% anno su anno da +11.9% e vs attese per +8.3%) e le  esportazioni leggermente meglio (+8.7% da prec +8% e vs +7.2%). In realtà  i dati mese su mese ridimensionano il quadro (+0.5% le esportazioni da -2.9% di aprile, e +2.9% le importazioni da -3.8%) segnalando in particolare esportazioni non troppo brillanti. Ma i mercati locali hanno gradito continuando il recupero dei giorni scorsi, e il rame ha messo a segno un cospicuo rimbalzo.
Variazioni marginali per gli altri indici, in attesa degli eventi. Ininfluente la notizia che la Corea del Nord ha lanciato una serie di missili, cosi come il crollo dell’oil di ieri (-5%). Pur non essendo particolarmente positivo sul petrolio, la concomitanza del recente calo con il surriscaldamento del medio oriente seguito alla crisi del Qatar mi sorprende non poco.
La mattinata europea in attesa dell’ECB ha avuto, come spesso succede, toni tranquilli. Reuters ha riportato che per le banche venete si sta pensando nuovamente ad una ricapitalizzazione pro quota da parte del sistema bancario italiano, per poi aprire la strada ai fondi pubblici. Ieri si parlava di una soluzione alla Banco Popular, con Intesa e Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) a fare le veci del Santander. Prima erano gli imprenditori del nordest. Ogni giorno se ne sente una nuova. Il fatto è che si devono sbrigare, perchè nell’attesa e nell’incertezza i bilanci si deteriorano, e le somme necessarie rischiano di crescere ancora.
Sul fronte macro, si sono fatte notare la buona produzione industriale tedesca di aprile, e la revisione al rialzo del GDP dell’eurozona del primo trimestre, da +0.5% a + 0.6%.
In tarda mattinata, l’affossamento della legge elettorale alla Camera dei Deputati (tramite l’approvazione di un emendamento già bocciato in Commissione) ha allontanato il rischio elezioni anticipate, causando una robusta ondata di ricoperture sull’azionario italiano e sul BTP. Personalmente fatico a vedere l’aspetto positivo della faccenda, ma si sà che i mercati tendono a semplificare e le elezioni anticipate restano uno spettro anche se l’anticipo è solo di 6 mesi. E domenica abbiamo le amministrative in un migliaio di comuni italiani. Vedremo se ci sarà un impatto sugli equilibri e se la legge elettorale può essere recuperata. Senza quella Mattarella non scioglierà le camere.
Alle 14.30 Draghi ha nuovamente compiuto il miracolo, disinnescando il tenue inasprimento della stance con una conference dai toni assai accomodanti. In linea con le attese del consenso, il bilancio dei rischi sul quadro macroeconomico è stato elevato a “bilanciato”, e la guidance sui tassi ha visto l’eliminazione del termine “or lower” a indicare che la banca Centrale non si attende più di dover tagliare ulteriormente i tassi. Per contro è stata mantenuta l’indicazione che i tassi rimarranno ai livelli attuali “ben oltre” la data in cui cesseranno gli acquisti di assets, acquisti che potranno essere aumentato o estesi al bisogno (qui l’easing bias è rimasta).
Ma la parte più dovish del messaggio odierno ha riguardato l’inflazione definita come “bassa” e attesa in salita solo graduale nel medio periodo, supportata dalle misure.  E le previsioni di inflazione hanno subito rilevanti revisioni al ribasso (0.2% a +1.5% nel 2017,  -0.3% a +1.3% in 2018 e -0.1% to +1.6% nel 2019). Un simile quadro rende, se non impossibile, difficile un annuncio a settembre di un ulteriore riduzione degli acquisti da gennaio, e comunque lascia intendere una normalizzazione assai rallentata della politica monetaria.
Cosi (NasdaqCM: COSI - notizie) , i bonds europei hanno tratto ulteriore forza dalla conference, mentre la divisa unica ha continuato a indebolirsi moderatamente, per tornare sui livelli dove l’avevano spinta le iniziali indiscrezioni di ieri. L’azionario europeo ha consolidato un po’ i guadagni del mattino, innervosito da una Wall Street incerta, ma ha chiuso comunque positivo, trainato da Milano e da un settore bancario comunque in vena positiva.
Con l’ECB e Comey alle spalle, e la Fed la prossima settimana (a sua volta in difficoltà col quadro inflattivo ma forse un po’ più ansiosa di normalizzare la politica monetaria) il dollaro potrebbe recuperare un po’ di terreno (senza esagerare) sui principali cross.
I fattori a favore del recupero  comprendono:
  • il differenziale tassi ( ad esempio il bund – treasury spread a 10 anni è tornato sui livelli di aprile, mentre il differenziale tra i tassi reali è nuovamente sopra i 100 punti base);
  • la possibilità che la situazione macro si riequilibri ( tra il macro surprise Eurozone index e quello US vi sono sempre 80 punti a favore del primo);
il positioning (vedi grafico in fondo, courtesy of BNP (Parigi: FR0000131104 - notizie) ).
Se il $/Yen, che al momento ha recuperato quota 110, si riportasse sopra la media mobile a 200 giorni, in area 110.50, lo considererei un segnale positivo. Naturalmente se Trump non ci mette la coda.

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