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martedì 20 giugno 2017

Dimenticate Trump o Brexit: ecco a cosa guardano i gestori

Rossana Prezioso
Il calo vistoso che si è avvertito sui listini Usa, in particolare sui titoli tecnologici più importanti, i famosi FAAMG, hanno suggerito a molti operatori che il rally delle borse statunitensi poteva, forse, essere giunto alla fine.
Le paure sui listini Usa
A confermare le paure, anche il report di Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) che attribuiva proprio ai FAAMG, il rischio di una bolla speculativa a Wall Street. Dall'altra parte, ovvero sul fronte politico, gli Usa offrivano molti argomenti di riflessione: l'inchiesta del Russiagate vedeva ufficialmente indagato il presidente Donald Trump, oltre a diversi esponenti del suo staff, a tutto discapito di quell'entusiasmo che aveva portato il suo arrivo alla Casa Bianca e la sua agenda fatta di investimenti in infrastrutture e di tagli alle aliquote. Eppure nonostante questo, i listini a stelle e strisce hanno messo a segno un'altra seduta da record, con il Nasdaq (Francoforte: 813516 - notizie) che ieri ha visto un balzo dell'1,42% a 6.239,01 punti, il Dow Jones a +0,68% con 21.528,99 punti, e l'S&P 500, +0,83% con 2.453,46 punti. Nelos pecifico per gli ultimi due si è trattato, ocme detto, del massimo storico mentre per il Nasdaq questo traguardo si trova posizionato a 6.341,70 punti. Una compiacenza e soprattutto una certezza che ha portato gli esperti di Deutsche bank (IOB: 0H7D.IL - notizie) a lanciare un allarme: l'equilibrio sui mercati si trova in una situazione precaria, o per meglio dire metastabile. Cosa significa? Che in qualsiasi momento un evento minimo e soprattutto apparentemente innocuo, potrebbe creare un effetto a catena disastroso. A peggiorare le cose anche la psicologia di un mercato che vede una bassa volatilità non perchè abbia solide certezze ma perchè è nato su forti timori. In altre parole chi segue la corrente non lo fa perchè abbia un motivo razionale e un programma stabilito che vede in quela direzione un elemento affidabile, ma solo perchè o non aveva alternative oppure perchè, in mancanza di sicurezze, preferisce seguire la corrente. Il che è profondamente pericoloso in fase di allocazione del capitale .
Uno sguardo all'Europa
Chi invece guardava all'Europa, superati i timori dettati dalle varie elezioni previste sul Vecchio Continente, elezioni che paradosslamente hanno diminuito non poco la forza e l'appoggio di cui potevano godere le forse euroscettiche, deveperò fare i conti con un processo Brexit addirittura più incerto. Infatti se da un lato la perdita della maggioranza assoluta dei coservatori in Parlamento permette di sperare in un divorzio più mite tra Londra e l'Ue, dall'altro, proprio questa debolezza potrebbe portare a un prolungarsi delle trattative e a una serie di concessioni al ribasso da parte di Londra, soprattutto sul lato dei vantaggi finanziari, il tutto senza escludere una opzione ormai non più remota che vede la Premier Theresa May dimissionaria nei prossimi mesi in caso di possiili difficoltà nelle trattative iniziate ufficialmente ieri.
Ma l'andamento dei mercati suggerisce anche un'altra cosa: i grandi gestori stanno ignorando, da tempo, i fattori geopolitici più rilevanti. Come mai? Il focus, secondo Allan Polack, chief executive per PFA,  sarebbe adesso sui dati in arrivo dal mondo aziendale definito spumeggiante. In particolare a rendere più invitante il panorama sono le diverse strategie industriali per innovazione, ricerca e distribuzione che molte aziende hanno creato.
L'ottimismo: Usa o Europa?
A confermare questa view, anche il fatto che la stagione degli utili nel primo trimestre sia stata molto positiva sia negli Usa che in Europa. Stando ai dati FacSet, circa il 65% delle aziende sull'indice S&P 500 ha battuto le proiezioni degli analisti alla voce reddito, mentre il 75% le ha superate su quella riguardante gli utili per azione, dando maggiore ottimismo per l'arrivo di un effetto domino anche sui trimestri sucessivi, a partire già dal prossimo con proiezioni che parlano di utili a +6,5% in media per i titoli dell'S&P500. Lo stesso discorso viene fatto anche per quanto riguarda l'Europa il cui andamento ha sorpreso al rialzo, segnando la sua migliore stagione degli utili in sette anni. Un dato di fatto che sorprende ancora di più se si pensa che sta avvenendo in un contesto politico molto incerto. Negli Stati Uniti, restano ancora aperti gli interrogatoivi riguardanti la sorte dell'amministrazione Trump sempre più impegnata più nel difendersi dall'inchiesta che la vede coinvolta su presunti rapporti con esposnenti del governo russo che al lavoroper far avanzare le sue proposte al Congresso. Il tutto mentre i progressi per quanto riguarda la Brexit e soprattutto per capire anche solo a grandi linee come poter procedere, sono stati minimi. Secondo quanto dichiarato da Stephen Jones, CIO di Kames Capital, potremmo essere fialmente arrivati al punto di raccogliere ciò che le politiche monetarie hanno seminato per nove anni. Ma ciò non significa che il pericolo sia passato. Anzi, i record di Wall Street suggeriscono all'esperto di guardare più all'Europa che agli Usa ocn un occhio di riguardo verso le società a media capitalizzazione . Un ottimismo condiviso anche da Jim McCaughan, CEO di Principal Global Investors, il quale respinge l'idea di un rally Usa dettato più che altro dalle atese del Trumptade, cioè delle iniziative economiche del programma politico di Trump, in realtà, stando alla sua view, il mercato è stato forte soprattutto perché le aziende statunitensi hanno fatto unn buon lavoro, un lavoro che prestopremierà nonostante Washington e i suoi problemi.

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