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martedì 6 giugno 2017

Debitori in sofferenza, un problema da risolvere

La Voce
 
Anche il governatore della Banca d’Italia ha sottolineato la necessità di una gestione delle sofferenze diversa dalla svendita ai pochi grandi operatori specializzati. Intanto in parlamento ci sono tre proposte che prevedono la vendita agli stessi debitori.
Tre proposte per risolvere le sofferenze
Nelle considerazioni finali del 31 maggio 2017, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha sottolineato la necessità di una gestione delle sofferenze alternativa alla svendita ai pochi grandi operatori specializzati.
Abbiamo affrontato lo stesso argomento in un precedente articolo e, dopo la sua pubblicazione, tre lettori (Dino Crivellari, Andrea Perin e Luciano Pontiroli) ci hanno segnalato che sul tema sono state presentate in parlamento tre proposte di legge: due alla Camera, firmate da deputati di Sinistra italiana e Nuovo Centro Destra  e una al Senato sempre di Si e identica a quella proposta dallo stesso gruppo alla Camera. La loro lettura offre ulteriori spunti di approfondimento sulla questione e consente qualche osservazione sulle soluzioni prospettate.
Il comune obiettivo delle proposte è permettere ai debitori morosi di acquistare le sofferenze da loro stessi generate e iscritte nei bilanci delle banche al 31 dicembre 2016, chiudendo definitivamente le loro posizioni debitorie. L’ipotesi prospettata nelle due proposte di Si riguarda solo i debiti delle persone fisiche e delle Pmi, mentre la proposta dell’Ncd è rivolta alla generalità delle persone fisiche e giuridiche.
La seconda soluzione consente di saldare i debiti a condizioni agevolate anche a soggetti con centinaia di milioni di morosità e richiederebbe un ampio consenso politico (inimmaginabile in questo momento) perché suscettibile della critica di scaricare sul contribuente il salvataggio di chi comunque non ha seguito comportamenti corretti nell’ambito dei rapporti creditizi. Le proposte di Si, invece, accentuano l’impronta sociale dell’intervento: salvare la casa delle famiglie e il reddito e il lavoro di artigiani e piccoli imprenditori.
Ruolo e vantaggi delle banche
Il deputato Antonio Marotta (Ncd) ritiene esplicitamente che le sofferenze “sono certamente il frutto di mala gestio, di management inadeguati e spesso condizionati dall’avidità reddituale di azionisti speculativi”. Anche dalla lettura delle proposte di Si si ha l’impressione che la morosità di famiglie e piccoli imprenditori sia da attribuire più agli errori di valutazione dei finanziatori che alla crisi economica e alla conseguente perdita di reddito che hanno impedito di continuare a pagare le rate dei mutui.
È per questa convinzione, verosimilmente, che alle banche sono lasciati pochi margini di iniziativa. Il debitore moroso può chiedere di saldare, con una transazione stragiudiziale, l’intero debito, pagando un prezzo pari o al suo valore svalutato iscritto a bilancio al 31 dicembre 2016 (proposte Si) o a un importo compreso tra il 50 per cento del credito in sofferenza e l’accantonamento fatto su di esso a bilancio (proposta Ncd). La banca non può rifiutarsi di aderire alla richiesta del suo cliente, senza incorrere in sanzioni non lievi. Le proposte di Sinistra italiana, per esempio, impediscono alla banca di vendere a terzi, per tre anni, le sofferenze a un prezzo inferiore al loro valore di bilancio al 31/12/2016 e di dedurre l’eventuale perdita dovuta alla loro vendita per quattro anni fiscali. Nella proposta Ncd, il debitore ha comunque il diritto a estinguere il suo debito al prezzo al quale la banca sarebbe disposta a venderlo a terzi.
Ora, escludere la banca da ogni valutazione delle singole richieste cui aderire potrebbe essere accettabile quando il debito viene pagato interamente in un’unica soluzione al momento della conclusione della transazione, ma è difficilmente giustificabile se viene rateizzato, assoggettando quindi il finanziatore al rischio che il debitore diventi nuovamente moroso. Correre questo rischio non conviene neanche al debitore, al quale, pertanto, potrebbe tornare utile una valutazione della banca circa la sua capacità di onorare gli impegni previsti dal nuovo finanziamento. Per esempio, si stabilisce che se non riesce a estinguere totalmente il nuovo debito, il debitore si espone al rischio di dovere pagare alla banca l’intero importo del debito originario (ritrovandosi nella condizione attuale), oppure di doverle trasferire il capannone o la casa.
Il ruolo subordinato assegnato alle banche nelle proposte dei parlamentari è compensato dalla concessione di condizioni più vantaggiose sulla deducibilità fiscale delle perdite derivanti dalla vendita delle sofferenze. La proposta di Si le concentra nell’anno fiscale in cui si registrano, quella di Ncd le distribuisce in cinque anni; entrambe prevedono una maggiorazione delle perdite, fino al 10 per cento nel primo caso e del 20 per cento nel secondo. Assumendo che l’incentivo si salvi dalla tagliola della normativa europea sugli aiuti di stato, ci si può domandare se è proprio necessario caricare il bilancio statale di questo onere: le banche sarebbero probabilmente già soddisfatte di potere vendere le sofferenze a un prezzo superiore a quello stracciato finora offerto dai soggetti finanziari specializzati in queste operazioni.
Di Raffaele Lungarella e Francesco Vella

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