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lunedì 19 giugno 2017

Brexit: Exit Bill da 100 miliardi di euro?


I negoziati sulla Brexit sono ufficialmente iniziati oggi, ma già da giorni la Commissione europea ha inviato a Londra un documento ufficiale che contiene le richieste che porterà avanti nel corso delle prossime trattative. Una tra le più importanti riguarda la famosa "exit bill", la tassa di uscita che Londra dovrebbe pagare per l'addio all'Unione.
Nelle fasi antecedenti la Brexit, Bruxelles ha sempre sostenuto che la Gran Bretagna dovrà pagare fino a 100 miliardi di euro per "rispettare in pieno gli obblighi finanziari derivanti dall'intero periodo dell'adesione nel Regno Unito all'Unione", nonostante la stima del conto non sia mai stata resa pubblica.
Come risposta, Philip Hammond, il cancelliere dello scacchiere, ha spesso detto di credere che alla fine la tassa d'uscita sarà d'importo modesto, garantito, comunque, che la Gran Bretagna è "una nazione che onora i suoi obblighi".

Il più combattivo Boris Johnson, ministro degli esteri, ha sempre sostenuto, invece, che la richiesta da parte di Bruxelles sia semplicemente "assurda" è ha affermato, prima delle ultime elezioni generali, che, se quelle sono le richieste dell'Unione, Londra potrebbe anche essere tentata di non pagare nulla.
Secondo alcuni calcoli effettuati dal Financial Times, l'importo lordo che verrà richiesto a Londra sarà probabilmente di circa 100 miliardi di euro, ma ci sono degli assets sui quali il Regno Unito potrà contare per compensare tale importo.
A seconda delle simulazioni, il conto netto per il Regno Unito è probabile che si collochi nella forchetta compresa tra i 55 a i 75 miliardi di euro, considerando la quota britannica delle risorse e delle disponibilità liquide nell'UE, alcuni elementi del rimborso di bilancio della Gran Bretagna negoziati da Margareth Thatcher nel lontano 1984 e l'ammontare di spesa del Regno Unito nell'attuale sessione di bilancio fino al 2020.
Le stime della Commissione, finora tenute segrete, suggeriscono che per Bruxelles, alla fine, sarebbero sufficienti 64 miliardi di euro lordi (40 miliardi netti), in quanto una tale cifra impedirebbe aggiustamenti al bilancio corrente dell'UE (fino al 2020) e coprirebbe gli impegni di lungo termine meno controversi della Gran Bretagna.
Se così fosse, una tale cifra sarebbe pari a soltanto il 2,5% del PIL annuale della Gran Bretagna.
Se il Regno Unito dovesse indebitarsi oggi per far fronte ad un tale impegno, il debito pubblico salirebbe dall'86,6% del reddito nazionale registrato nel 2016-17 all'89,2%.

Una cifra comunque esigua se si pensa che gli effetti della Grande Crisi hanno fatto aumentare il debito della Gran Bretagna ai suoi attuali livelli dal 35,5% nel 2007-08.
Lo svantaggio dovuto all'esigenza di finanziare la exit bill tramite emissione di debito pubblico sarebbe tuttavia compensato dall'azzeramento dei contributi netti annuali che la Gran Bretagna deve versare al bilancio dell'UE e che negli ultimi cinque anni, tenuto conto del rimborso della Gran Bretagna e dei programmi di spesa dell'UE nel Regno Unito, sono stati pari in media a 7,75 miliardi di sterline.
Se la Gran Bretagna dovesse smettere di pagare tali contributi all'UE, potrebbe pagare il conto in soli sette anni.

Dopo di che, nel 2026, le pura matematica dei conti dimostra che ci sarebbe un risparmio netto per il Tesoro di sua Maestà.
Fonte: News Trend Online

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