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lunedì 26 giugno 2017

Banche Venete: Intesa salva tutti. Con l'aiuto del governo

Rossana Prezioso
 
Il salvataggio delle banche venete è arrivato. E per giunta con un insospettabile tempismo che il governo purtroppo non è stato in grado di manifestare nel caso di altre emergenze nazionali. Una decisione che era praticamente obbligatoria non tanto per evitare il disastro sui risparmiatori, ma quello sul già misero consenso elettorale che la sinistra ha perso proprio in queste ore con la debacle alle elezioni amministrative. 
Il salvataggio
Ad ogni modo il sistema bancario italiano è (di nuovo) salvo, almeno fino alla prossima tempesta. Il costo a carico del governo supera i 17 miliardi (all'inizio dell'anno per il sistema creditizio ne erano stati messi a disposizione 20) con 5 per Intesa che, attualmente, è protagonista di un rally a Piazza Affari, complice anche una clausola dell'accordo stipulato che blinda il decreto di salvataggio: in altre parole se il governo dovesse cambiare i termini in corso d'opera, l'operazione verrebbe annullata. Un particolare che mette con le spalle al sicuro l'istituto di Ca (Francoforte: A0JC59 - notizie) ' de Sass conscio già dall'inizio della rischiosità di un'operazione dalla quale si erano defilati non solo i grandi nomi del settore del credito (Da Unicredit allo stesso fondo Atlante nato per il salvataggio delle banche in difficoltà) ma persino gli imprenditori veneti stessi, su tutti i Benetton. Nei t e rmini dell'accordo, inoltre, anche il contributo da 1,5 miliardi che cade sulle spalle del governo, il quale si farà carico delle spese per i vecchi contenziosi legali da chiudere. Intanto il governo ha già provveduto, dopo il nulla osta di Bankitalia e della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) , alla nomina dei commissari liquidatori: l'ex amministratore delegato di Popolare Vicenza, Fabrizio Viola sarà presente per entrambi gli istituti mentre per la sola Popolare Vincenza i commissari sono: Claudio Ferrario, Giustino Di Cecco e Fabrizio Viola. Veneto Banca invece avrà: Alessandro Leproux, Giuliana Scognamiglio e Fabrizio Viola. Altri aspetti dell'accordo prevedono la chiusura di 600 filiali e la gestione di circa 3.900 esuberi per i quali saranno applicati i provvedimenti de l Fondo di Solidarietà , le attività di riqualificazione del personale, la mobilità territoriale e altre misure a salvaguardia dell'occupazione .
Cosa ha comprato Intesa?
Guardando nello specifico la nota di intesa si legge che "oltre alle attività e passività selezionate" oggetto dell'acquisto al prezzo simbolico di un euro, sono state anche le partecipazioni in Banca Apulia e Banca Nuova, in SEC Servizi , in Servizi Bancari e le varie partecipazioni nelle banche con sede in Moldavia, Croazia e Albania. Per quanto riguarda i famosi crediti in bonis Intesa ha preferito rilevare quelli non considerati ad alto rischio pari a poco più di 26 miliardi di euro mentre su altri 4 ad alto rischio grava il diritto da parte di Intesa, di retrocessione nel caso in cui, da qui fino all'approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020, si evidenzino, all'analisi, i presupposti per catalogarli come sofferenze o inadempienze probabili.
Esclusi invece dall'operazione come si legge dalal nota di Intesa "i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici considerati non funzionali all'acquisizione".
La questione delle banche venete era nata subito come un simbolo delle contraddizioni del sistema di credito in una zona, come quella del triveneto, particolarmente colpita dalla crisi ormai decennale. Stando alla volontà della Bce, infatti, eventuali interventi di stato per il salvataggio delle banche in difficoltà, sarebbero stati eventualmente ammissibili solo nel caso in cui gli istituti in questione fossero stati a rischio sistemico; partendo da questo presupposto e soprattutto dalla natura di forte territorialità di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, il governo, durante le trattative con Bruxelles, aveva voluto perorare proprio la causa di un gravissimo rischio sociale che sarebbe nato dal fallimento degli istituti, rischio che, oltre al l’occupazione delle persone che vi lavorano, avrebbe investito di oltre 2 milioni di famiglie e di 200 mila imprese le quali, a loro volta, danno lavoro a oltre 3 milioni di persone. Proprio per i ri sparmiatori detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due banche Intesa si è impegnata nella creazione di un fondo da 60 milioni di euro . Un'operazione che, come sottolineano da Intesa on avrà il minimo impatto sul Common Equity Tier 1 ratio e sulal politica dei dividendi del gruppo, una condizione che da Cà De Sass era stata giudicata come imprenscindibile già dall'inizio delle trattative.

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