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giovedì 15 giugno 2017

Aurea Mediocritas. Il Tech flash crash incrina la quiete surreal


Andrea De Gaetano
 
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) primo secolo avanti Cristo, il poeta romano Orazio raccomandava di evitare gli eccessi, seguendo l’aurea mediocritas, la giusta via di mezzo: “vivrai meglio, Licinio, non spingendoti in alto mare, né rasentando troppo le coste, timoroso delle tempeste. Chi ama l’aurea mediocritas se ne sta saggiamente lontano dagli squallori di una casa fatiscente e sobriamente lontano da palazzi che suscitano invidia”.
Nel contesto attuale, che tende all’estremo, i mercati sposano la saggezza di Orazio, crogiolandosi nel conforto di dati macroeconomici moderati, né troppo buoni, né troppo cattivi, che da anni giustificano gli stimoli monetari delle banche centrali.
Prodotti interni lordi che avanzano sì, ma a passo moderato (meno della metà del pre-crisi 2008). Inflazione in ripresa, ma ancora lontana dal surriscaldamento. Immobiliare, uno dei pilastri della ripresa, su un’altalena che vede un mese positivo e il mese dopo negativo, come la vendita di nuove case negli USA tra gennaio e maggio di quest’anno. Disoccupazione in diminuzione, ma con regolari docce fredde, come è stato negli USA nel mese di maggio: 4.3% di disoccupazione, bassissima, ma solo 138.000 nuovi impiegati, anziché 180.000 delle attese.
Discorso simile nella geopolitica. Sul fronte americano, la riforma fiscale di Trump, tanto sospirata dai mercati, è rimasta imbrigliata nella rete del Russia Gate e, se ci sarà in autunno o nel 2018, sarà annacquata rispetto alle attese. D’altro canto, il temuto protezionismo si è sciolto come neve al sole, dopo il viaggio di Trump in Cina. Un impeachment di Trump, che lo farebbe sparire in un attimo come il genio della lampada di Aladino, è una probabilità ormai impaludata nelle more delle udienze di FBI e commissioni governative, di cui i mercati non si stanno curando.
Sul fronte europeo, il problema che più sta cuore agli investitori, le elezioni italiane, è stato anch’esso posticipato di qualche mese, mentre con le legislative francesi, lo spettro Le Pen (Other OTC: PENC - notizie) pare definitivamente fugato da Macron, già vincitore alle presidenziali, altra notizia positiva.
Nel Regno Unito, Theresa May, definita dall’ex cancelliere dello Scacchiere George Osborne “una morta che cammina”, ha sortito l’effetto opposto a quanto auspicato, uscendo più debole di prima dalle elezioni anticipate. D’altra parte, la prospettiva di una Brexit più soft con Corbyn fa da bilanciere.
Incertezza geopolitica, calo dell’inflazione dall’1.9% di aprile a 1.4% di maggio e dei prezzi del petrolio hanno spianato la strada a Draghi per continuare il programma di stimoli monetari fino al 2017, se non oltre. Il fardello crescente di debiti privati e pubblici è una ragione in più per tenere i tassi bassi. Con tono accomodante e la delicatezza di chi gioca con un castello di carte, il Presidente Draghi ha però fatto capire che difficilmente i tassi scenderanno più di così, visto che i rischi deflattivi sembrano ormai superati.
A turbare la tranquillità surreale che fino a settimana scorsa regnava incontrastata sui mercati è stata l’improvvisa correzione sul settore tecnologico americano, cavallo di battaglia del grande rialzo di quest’anno. Correzione di uno di quegli eccessi che Orazio avrebbe odiato: l’eccessiva concentrazione degli investitori su pochi giganti del settore tecnologico americano. Apple (NasdaqGS: AAPL - notizie) , Amazon, Google, Facebook (NasdaqGS: FB - notizie) e Netflix (Xetra: 552484 - notizie) , mostri di fatturato che hanno raggiunto capitalizzazioni ipertrofiche. Basti dire che Apple capitalizza da sola più dell’intera Borsa Italiana. Le valutazioni di tali titoli, ha fatto notare Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) , non sono tuttavia eccessive come lo erano durante la bolla del 2000. Questa volta è diverso?
La semplice decisione di alcuni grossi investitori di alleggerire le posizioni su alcuni di questi colossi, per prendere profitto dopo uno dei rally più vistosi della storia, ha avuto l’effetto di un elefante in una cristalleria, facendo piombare le quotazioni di tali titoli come un coltello nel burro.
Intendiamoci, un brutto segnale tecnico, ma nulla di grave per il momento. Il vero test per capire le intenzioni del mercato ci sarà dopo il fisiologico rimbalzo tecnico.
Un’eventuale rottura dei recenti minimi cambierebbe il panorama, trasformando la normale correzione dei giorni scorsi nell’inizio del ribasso.
OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE
Il prossimo appuntamento importante è la decisione sui tassi d’interesse da parte della Federal Reserve che oggi terrà la conferenza stampa. Il rialzo dei tassi al livello target 1-1.25% è già scontato al 95% dai futures sui Fed funds. Ascolteremo cosa dirà Janet Yellen per capire da che parte tirerà il vento da qui all’estate.
Il calo dell’inflazione negli ultimi tre mesi è già stato scontato dai prezzi dei bond, saliti sia in Europa che negli USA. Il decennale Germania rende lo 0.26%, mentre il decennale USA rende il 2.16%, quasi dieci volte tanto. Si sa, la compressione dei rendimenti tedeschi è dovuta all’intervento della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) , che continua a comprare titoli, ma la distorsione dei prezzi stona ancor di più con la grande sorpresa di quest’anno: la crescita dell’economia europea viaggia a un passo più sostenuto di quella americana. Con un’economia, se non al galoppo, al trotto, i bond tedeschi dovrebbero rendere di più. Vendere bund e alleggerire/coprire i governativi europei sulla forza ci sembra una buona opportunità.
Nel Regno Unito, l’inflazione sta salendo e, passata la mareggiata delle elezioni e forse con una Brexit più soft, la sterlina dovrebbe rivalutarsi. Eventuali ulteriori sell-off sulla sterlina da qui alle prossime settimane dovrebbero essere opportunità di acquisto.
La compiacenza sui mercati azionari, con il VIX, l’indice della paura, sui minimi degli ultimi vent’anni desta preoccupazione. In molti casi, come nel 1994 e nel 2006-2007, la tranquillità eccessiva ha preceduto importanti correzioni di Borsa. Suggeriamo prudenza in vista dell’estate.
Sul cambio Euro/Dollaro USA consideriamo 1.1350 -1.15 area di vendita e 1.1020-1.0880-1.0730 area di acquisto.
Tecnologia e globalizzazione stanno cambiando il mondo: anche Warren Buffet che per anni ha adottato la “no tech rule”, astenendosi dal settore tecnologico, quest’anno ha infranto la regola comprando IBM (Swiss: IBM-USD.SW - notizie) (che ha già alleggerito, in beffa al buy&hold!) e Apple, titoli tecnologici sì, ma con valutazioni che ricordano i titoli della Old Economy (IBM (NYSE: IBM - notizie) quota 12.68 volte gli utili del 2016, Apple 17.5). Titoli come Amazon, che quota oltre 180 volte gli utili 2016, per quanto leader di mercato e pionieri del futuro, non convincono Warren Buffet e non avrebbero convinto nemmeno Orazio.
Est modus in rebus!

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