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lunedì 19 giugno 2017

Al via la Brexit. Ora i britannici temono un'uscita brutale


Comincia ufficialmente la partita delle trattative per il divorzio del Regno Unito dall'Unione Europea. Alle 11 di questa mattina e per tutta la giornata fino alle 18:30, nella sede della Commissione Ue a Bruxelles, il capo negoziatore  Michel Barnier, e il ministro britannico per l’uscita dall’Unione europea, David Davis, terranno il primo giro di discussioni a quasi un anno dal referendum del 23 giugno con cui i cittadini britannici hanno decretato la vittoria del "Leave". 

Regno Unito incerto tra hard e soft Brexit 

Davies ha descritto i negoziati per il processo di uscita come "i più complicati di sempre", anche perché Londra arriva all'appuntamento sullo sfondo di una crisi politica interna che ha visto indebolire la posizione di Theresa May, da mesi sostenitrice di una hard Brexit (abbandono del mercato unico e pieno controllo sull’immigrazione).
Senza più una maggioranza in parlamento dopo la debacle nelle elezioni dell'8 giugno, convocate proprio per rafforzare la sua posizione in vista dell'avvio dei negoziati ma rivelatesi un boomerang, la premier ha visto nei giorni scorsi vacillare la sua poltrona e crescere le tensioni tra i conservatori sul tipo genere di accordo  da ricercare durante le trattative.
Alcuni dei ministri vorrebbero infatti che si ammorbidissero le posizioni e un ulteriore riprova ne sono state alcune dichiarazioni di ieri del ministro delle Finanze Philip Hammond, che sostenendo la necessità di mettere davanti a tutto la salvaguardia dei posti di lavoro britannici ha implicitamente suggerito che le questioni economiche dovrebbero prevalere sul tema del controllo delle frontiere. 
Non è un caso se la stessa May ha usato negli ultimi giorni toni più cauti, affermando che che lavorerà per riflettere l'ambio spettro di posizioni sul tema dei rapporti con l'UE: un segnale che le sue posizioni sulla Brexit potrebbero ammorbidirsi.

La posizione UE

Se per gli inglesi l'obiettivo di fondo sarà riconquistare la loro sovranità nazionale limitando al minimo i danni economici, per l'UE si tratta di mantenere la stabilità regionale ed evitare che altri Paesi possano sentire la tentazione di seguire la strada di Londra.
Nel frattempo, una prima vittoria il blocco l'ha ottenuta: la prima parte delle discussioni verterà sui punti considerati prioritari da Bruxelles: diritti dei cittadini britannici e Ue, ricerca di un'intesa per mantenere meno rigido il confine tra Dublino e l'Irlanda del Nord (la Ue ha assicurato che farà tutto il possibile per evitare la creazione di un confine netto tra le due Irlande) e "conto" di uscita per Londra: le stime arrivate da area UE su quanto il Regno Unito dovrebbe sborsare per onorare i suoi impegni finanziari si sono spinte fino ai 100 miliardi di euro. 
Solo quando saranno superate le divergenze su questi punti potrenno essere affrontati i gradi nodi sui rapporti futuri, a cominciare dalla permanenza del Regno Unito nel mercato unico e nell'Unione Doganale. La data limite è il 29 marzo del 2019 e a seguire i progressi del negoziato saranno naturalmente anche investitori e mondo delle imprese.

Con le banche in prima linea: numerosi istituti hanno già annunciato nei mesi scorsi il trasferimento  personale da Londra. L'ultimo avvertimento è arrivato da Goldman Sachs, che ha rivelato di essere alle prese coi preparativi per portare in altre sedi i suoi uffici se il suo accesso al blocco dei 27 dovesse essere messo in discussione. 


Fonte: News Trend Online

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