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venerdì 12 maggio 2017

Wall Street ha deliverato l’ennesimo movimento marginale

Wall Street ha deliverato l’ennesimo movimento marginale (+0.11%), il decimo di questo tipo nelle ultime 11 sedute. Deutsche Bank, una miniera per questo tipo di informazioni, riporta che una serie del genere si è avuta una volta sola negli ultimi 90 anni (a novembre del 1961), il che la dice lunga sul livello della volatilità realizzata dell’ultimo periodo.
La seduta asiatica ha avuto un tono decisamente positivo, con perfino i mercati locali cinesi in grado di mettere a segno un rimbalzo, per quanto il +0.3% di Shanghai lasci l’indice assai attardato rispetto ad esempio al MSCI Asia ex Japan (-7% il primo, + 4% il secondo nell’ultimo mese).

 Pur con tutti i dubbi espressi nelle ultime settimane circa le prospettive macroeconomiche del gigante asiatico, mi sembra una divergenza eccessiva. In altre parole, o l’azionario locale cinese è, ne breve, troppo penalizzato, oppure gli emergenti dell’area dovrebbero sperimentare una qualche correzione, visto che i loro destini sono abbastanza legati alla tenuta del ciclo cinese.
Ho trovato interessanti le conclusioni di un aggiornamento di Deutsche bank sulla Cina, in cui si sottolinea come l’inasprimento delle condizioni finanziarie portato avanti dalle autorità dovrebbe portare solo ad un moderato rallentamento del ciclo.
Il rallentamento del credito è principalmente costituito dal forte contenimento, attraverso regolamentazione, del credito alle “non-bank financial institutions” (in altre parole allo shadow banking system), mentre quello all’economia, sotto forma di prestiti ad aziende e consumatori, è stabile.

L’impatto di questo tightening si distingue già assai bene sulle commodities e sull’equity locale, classici territori per la speculazione di questi soggetti.
La conclusione è che vi sarà un impatto dall’aumento dei tassi e dal calo del credito aggregato, ma sarà ridotto.
Ci può stare, ma personalmente faccio 2 osservazioni:
  1. Sostenere che dietro il boom, e ora bust, delle commodities ci sia in gran parte lo shadow banking system cinese è come dire che quest’ultimo è alla base dell’ondata di reflazione degli ultimi mesi, che ha avuto importanti effetti sui margini aziendali di alcuni settori e sulle attese di inflazione globali.

    In questo senso, l’azione delle autorità aumenta il rischio che la Cina riprenda a esportare disinflazione in tempi non troppo lunghi (vedi lampi di ieri).
  2. L’idea che la brusca contrazione del credito alle NBFI non abbia effetti troppo aggressivi sul ciclo, ma resti confinata sugli asset mi lascia un po’ dubbioso, in particolare pensando alla performance stellare dell’immobiliare negli ultimi trimestri (è possibile che un po’ di speculazione vada anche li).

    Ma ammettendo che sia così, noto che la crescita del credito, stabilmente intorno al 15% annuo, resta assai superiore  a quella del GDP, il che rimane una ricetta per instabilità nel medio periodo.
L’apertura europea è avvenuta con un tono tranquillo, un occhio agli sviluppi del caso Comey in US, l’altro ad alcuni risultati eccellenti nel settore bancario italiano (Unicredit e Mediobanca molto bene, più misti quelli di UBI e Generali).

Sul fronte macro, il faro era su UK, dove produzione industriale e manifatturiera di marzo hanno deluso significativamente un consenso che già le vedeva in calo. La Bank of England ha lasciato tassi e misure invariati (un solo dissenziente, in uscita dal Committee), ha abbassato le attese di inflazione ma ha dichiarato che se il suo scenario si dovesse rivelare corretto, potrebbe alzare i tassi più rapidamente di quanto sconta il mercato.
Il mercato temeva un atteggiamento leggermente più aggressivo e cosi tra dati e BOE la Sterlina corregge.
A metà giornata alla fine è arrivato un po’ di movimento. Più o meno in coincidenza con l’arrivo dei primi investitori US sui mercati (13.30 italiane) l’Eurostoxx ha scartato al ribasso, senza catalyst preciso, eventualmente per qualche flusso di asset allocation.

E’ stata l’avvisaglia di un apertura di Wall Street con l’indice che ha accumulato perdite per uno 0.6% nella prima mezz’ora di contrattazioni. Nulla di che, siamo d’accordo, ma quando vieni da 18 sedute in cui il calo massimo (in chiusura) è un -0.3%, anche un movimento del genere può fare notizia, e così è partita la caccia alla motivazione.
Non si può addossare la colpa ai dati macro, visto che il PPI US di aprile ha sorpreso in positivo (solito effetto Pasqua), mentre i sussidi alla disoccupazione hanno segnato la miseria di 236.000 unità.
Qualcuno ha indicato una headline secondo cui la Corea Del Nord avrebbe messo in agenda un test per un missile intercontinentale (*NORTH KOREA POISED FOR FIRST ICBM FLIGHT TEST THIS YEAR: REPORT), ma la notizia è posteriore alla discesa.
L’unico focolaio di volatilità credibile resta, a mio modo di vedere, la situazione politica US, con il pasticcio in cui si è cacciato Trump licenziando il capo dell’FBI Comey.

Il rischio è che il Congresso richieda la nomina di un Procuratore Speciale che indaghi su le connessioni tra Trump e i Russi (i Democratici al senato lo stanno già chiedendo). A parte ciò, Comey, che pare avesse richiesto più risorse per indagare poco prima di essere licenziato, dovrebbe essere chiamato a testimoniare in Senato.
Come accennato ieri, tutto ciò nella migliore delle ipotesi rallenterà l’agenda economica dell’amministrazione US.
La fiammata di volatilità ha visto gli indici europei andare a sfiorare il -1%, dopodichè il movimento è in gran parte rientrato, a dimostrazione che il sentiment di questi giorni ha la scorza dura.

Sui cambi, detto della Sterlina, la moderata risk aversion ha dato supporto allo Yen ma l’€ è rimasto stabile. In moderato rialzo i rendimenti dei bond europei mentre i treasury recuperano qualcosa. Ironicamente, le commodities continuano a recuperare, oil in testa.
Vista la recente tendenza degli indici US a cancellare il movimento in chiusura, aspettiamo domani prima di fare qualunque considerazione tecnica.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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