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mercoledì 31 maggio 2017

USD in stallo dopo i dati fiacchi sull’inflazione


Swissquote
 
I dati sull’inflazione USA non hanno svegliato i tori del dollaro
By Arnaud Masset
L’ultima serie di dati dalla maggiore economia al mondo non ha entusiasmato, quindi gli investitori continueranno probabilmente a scontare l’operatività legata alla reflazione di Donald Trump. L’indice sull’inflazione preferito dalla Fed, il PCE di fondo, è sceso ai minimi dal 2015, ad aprile si è attestato infatti all’1,5% a/a, in linea con le previsioni medie, ma in calo dall’1,6% del mese precedente.
Non condividiamo l’opinione di molti partecipanti al mercato, secondo cui questa debolezza è passeggera e all’orizzonte si profila un rimbalzo. Gli sviluppi relativamente incoraggianti nei redditi e nelle spese personali – entrambi in rialzo dello 0,4% m/m ad aprile – non bastano per lasciarsi prendere dall’entusiasmo.
Ancora una volta, questa debolezza dell’inflazione non mette a rischio un rialzo del tasso dalla Federal Reserve a giugno. Ma la banca centrale dovrà riesaminare il ritmo del restringimento dopo la riunione di giugno. L’imminente rapporto sul lavoro – che sarà pubblicato venerdì 2 giugno – sarà cruciale per valutare la tempistica. Infatti, una crescita solida delle retribuzioni potrebbe rafforzare le attese di un altro rialzo del tasso nel 2017. Si prevede che a maggio le retribuzioni orarie medie siano salite del 2,6% a/a dal 2,5% di aprile. Crediamo che il mercato non sappia da che parte andare.
Da un lato, l’impostazione da colomba della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) ha tolto gran parte dello slancio mostrato dall’EUR, dall’altro, la debolezza dei dati USA mette in discussione una ripresa dell’USD. Al momento l’EUR/USD passa di mano intorno a 1,1175 con un’inclinazione tendenziale negativa.
Un nuovo attore nell’attivismo aziendale?
By Peter Rosenstreich
Nell’ambito della sua politica monetaria ordinaria, la Banca Nazionale Svizzera ha accumulato un portafoglio azionario che si stima superi ampiamente i 130 miliardi di franchi. Secondo alcune fonti, ciò rende la BNS l’ottavo investitore pubblico al mondo. Se si tracciano gli indici, l’investimento rimane passivo. Gli investimenti riguardano soprattutto gli USA, secondo il documento 13F del 31 marzo 2017, il valore di mercato è pari a 80 miliardi di USD, suddiviso in 2.534 titoli.
Andrea Maechler (BNS) ha affermato che la banca evita i titoli bancari per non incappare in conflitti d’interesse. La BNS ha iniziato ad acquistare azioni nel 2005, dopo una modifica delle leggi bancarie svizzere, che consente di acquistare asset al di fuori di bond a breve termine. Sempre secondo Maechler, la banca ha iniziato a utilizzare il voto per delega nel 2015. Tuttavia, esaminando i discorsi messi a disposizione del pubblico, ci sono poche indicazioni sulle procedure di voto. Anche se le consistenze della BNS non sono concentrate, la sua dimensione la rende di per sé una forza. Un aspetto che non passa inosservato agli azionisti attivi.
Ieri, in una lettera aperta, un gruppo di ONG ha invitato la BNS (o chi ne ha le deleghe) a utilizzare i suoi diritti di voto all’Assemblea Annuale di Chevron (Euronext: CHTEX.NX - notizie) per “attenuare il cambiamento climatico e promuovere il rispetto dei diritti umani e ambientali”. Poi il gruppo elenca quattro proposte per cui si chiede un voto positivo dalla BNS.
Finora non è arrivata una risposta dalla BNS. Oggi si svolgerà la riunione annuale degli azionisti di XOM, di cui la BNS detiene 15,56 milioni di azioni. Non è chiaro se la BNS voterà sulle nove proposte degli azionisti, sull’elezione dei direttori, sui compensi dei manager, ecc. In passato, la Fed e la BCE hanno evitato di possedere azioni singole proprio per questo conflitto d’interesse. Sarà interessante vedere come la BNS gestirà la questione.
Regno Unito: crescono le incertezze politiche
By Yann Quelenn
La sterlina ora ha segnato il minimo da un mese contro il biglietto verde, dopo che la coppia ha toccato quota $1,30 per la prima volta da nove mesi. Gli operatori e gli investitori monitorano le elezioni nel Regno Unito, perché sembra che il vantaggio dei Conservatori si stia rimpicciolendo. Qualche settimana fa, il vantaggio del partito di Theresa May superava i 20 punti, ma ora, stando agli ultimi sondaggi, sarebbe intorno ai 5 punti. Alcuni sondaggi contemplano addirittura, per la prima volta, la possibilità di una sconfitta dei Conservatori di Theresa May. L’esito inizia ad essere incerto e i mercati lo mettono in conto.
Se Theresa May non vincesse le elezioni con un’ampia maggioranza, aumenterebbero le apprensioni sui negoziati sulla Brexit che inizieranno a metà giugno, poiché il Regno Unito potrebbe non avere la meglio. I tori della GBP preferirebbero una vittoria con un’ampia maggioranza, perché ciò diminuirebbe sicuramente il rischio di un accordo sfavorevole per il Regno Unito. L’influenza di minoranze come coloro che vogliono una Brexit dura o Rimanere a tutti i costi sarebbe molto minore. May vuole una Brexit “morbida”, ma ora un esito simile non è più così scontato.

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