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giovedì 18 maggio 2017

Tanto tuonò che piovve: nuovo scandalo Trump

Tanto tuonò che piovve. Un nuovo episodio dello scandalo Trump – FBI ha infine fatto perdere ai mercati azionari la loro calma olimpica.
Cosa è successo?
Nella serata di ieri il New York Times ha riportato indiscrezioni secondo cui il Presidente avrebbe fatto pressioni sull’allora Capo dell’FBI Comey perchè questi abbandonasse l’inchiesta sui rapporti tra il suo collaboratore Flynn e i Russi.
Le pressioni sarebbero emerse da un memo di Comey, che è stato riportato oralmente alla stampa (ma di cui il NYT non ha ancora la disponibilità). Il fatto, in se, pur di dubbia moralità, non sarebbe così grave: in base alle indiscrezioni raccolte Trump avrebbe detto di “sperare che la cosa fosse lasciata passare”.

I problemi nascono dalla successiva condotta di Trump. Far seguire il licenziamento di Comey a pressioni più o meno velate per abbandonare il caso presta chiaramente il fianco all’accusa di ostacolo alla giustizia. E la presunta divulgazione ai Russi di materiale codificato come segreto è la ciliegina sulla torta.
Su queste basi, la parola “Impeachment” ha fatto stabilmente la sua comparsa negli ambienti del Congresso.
Alcuni esponenti democratici hanno esplicitamente fatto riferimento all’eventualità (il Deputato Green è arrivato a dichiarare che richiederà l’impeachment in giornata) e perfino qualche Repubblicano ne parla.
Peraltro, la messa sotto accusa del Presidente non è affatto una procedura agevole.

Sebbene la definizione costituzionale lasci fondamentalmente ai deputati di decidere se un comportamento è passibile di impeachment (la Costituzione parla di “Treason, Bribery, or other High Crimes and Misdemeanors”) la rimozione del Presidente richiede una condanna, il chè implica per cominciare che le accuse siano provate.
In generale il processo prevede un voto a favore dell’impeachment da parte della maggioranza della House of Representatives, un processo in Senato, e un voto a favore della condanna da parte dei 2/3 dei Senatori.
Nel caso di Trump quindi un eventuale rimozione richiede:
  • La comparsa di prove che mostrino l’ostacolo alla giustizia (il memo non è ancora stato prodotto e la Casa Bianca nega).
  • Un voto compatto dei Democratici, con la collaborazione di almeno 25 Repubblicani della Camera, a favore dell’Impeachment.
  • Un processo in Senato con una maggioranza estremamente qualificata che lo condanni.
In soldoni si tratta di un procedimento estremamente lungo, e una condanna richiede che Trump perda l’appoggio del partito, visto che i Repubblicani hanno la maggioranza in entrambe le camere.

Improbabile, allo stato attuale. Non a caso i 2 precendenti casi (Andrew Johnson e Bill Clinton) si sono risolti con assoluzioni, mentre Nixon si dimise prima dell’Impeachment.
Naturalmente, a questo punto, ci saranno tutte le investigazioni del caso, le audizioni (il  Senate Intelligence Comittee ha appena invitato Comey a testimoniare sia a on open che in close session e ha richiesto al capo dell’FBI ad interim Andrew McCabe  tutto il materiale disponibile), l’apertura di inchieste, il tutto condito da scontri tra fazioni, indiscrezioni sui media etc.

A spaventare i mercati concorrono da un lato la prospettiva di una paralisi dell’attività governativa, e dall’altro che, ad aggravare la situazione, emergano altri “incidenti” o comportamenti inappropriati da parte di Trump o il suo entourage.
La risk aversion si è fatta sentire fin dall’Asia, con i classici sintomi: ribasso generalizzato degli indici azionari, e safe heaven assets (Yen, oro e bonds) in domanda.
Ciò detto, il tono è rimasto abbastanza composto e le variazioni degli indici modeste (anche se è improbabile che stanotte l’aplomb si riveli lo stesso). Sul fronte cinese, Reuters ha ripreso un pezzo comparso su un media statale in cui si dichiara che gli obiettivi della recente ondata di regolamentazioni non sono stati ancora raggiunti e quindi le indiscrezioni secondo cui questa volgerebbe al termine sono destituite di fondamento.

Vietato rilassarsi troppo quindi.
Anche la mattinata europea è stata caratterizzata da un mood preoccupato ma una price action tranquilla. Il quadro ha preso a incattivirsi nel primo pomeriggio quando, a fungere da catalyst, è comparso il tweet del Congressman Green (“Today on the floor of the Congress of the United States of America, I will call for the Impeachment of the President between 9am & 10am CST.”), una sorta di semaforo verde per le vendite.
A fine seduta europea, il quadro è quello di una giornata di risk off “old style”.

Gli indici europei hanno perso in aggregato intorno all’1.5% (peggio Milano, un po’ meglio Francoforte), i rendimenti scendono tra i 5 e i 10 basis points (pur con l’anomalia che gli spread periferici continuano a contrarsi), lo Yen guadagna oltre 2 figure contro $, l’oro mette su l’1.8% e gli indici del credito allargano moderatamente.
Al momento Wall Street lascia sul campo oltre ben oltre l’1% e gli indici di volatilità mostrano variazioni possenti (Vix +28% a 13.7) ma solo perchè partivano da livelli depressi.
E’ interessante notare che la volatilità sta avendo un impatto sul pricing della politica monetaria.

Il mercato dei tassi US prezzava un rialzo Fed a giugno al 97% giorni fa, ma oggi non è più cosi sicuro (il monitor di Bloomberg attribuisce un 82% ad una mossa).
Nulla di terribile per il momento. Poco più di un anno fa una giornata del genere era ordinaria amministrazione.
Il fatto è che recentemente sono cambiati i termini di paragone. Come osservato da Cameron Crise di Bloomberg, basando il calcolo sulla price action del 2017, l’attuale calo dell’S&P 500 costituisce un evento da 3 standard deviations.
Naturalmente i movimenti odierni lasciano il segno sui grafici, più o meno ovunque.

Vale la pena, prima di trarre conclusioni, di aspettare la chiusura di Wall Street (non sarebbe la prima volta che il quadro cambia nell’ultima ora). Per il Dollar index, trattato ampiamente ieri, il discorso è diverso. La rottura è assolutamente confermata e quindi il trend decisamente discendente.
Il miglior sviluppo che si può ipotizzare su base tecnica è un pullback del movimento, visto che l’indice ha perso oltre il 2% in 4 sedute, e approccia il livello di ipervenduto.
Visto che la cultura del “Buy the dip” ha avuto mesi per rodarsi, sarei comunque stupito se un brusco storno del genere non incontrasse ad un certo punto, dei lussi in grado di generare un rimbalzo.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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