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mercoledì 17 maggio 2017

Precipita la posizione di Trump: tentò di insabbiare Russiagate

Da una parte lo staff del presidente che si affanna a smentire le varie sortite che arrivano anche da Twitter, dall’altra il presidente che si affanna a smentire le smentite confermando le indiscrezioni (gravissime) del Washington Post. Alla Casa Bianca ormai è caos e i mercati se ne stanno accorgendo: l’euro è arrivato a quota 1,1122 dollari mentre il biglietto verde cede su tutti i fronti, compreso quello con lo yen che registra quota 112,305.

Il caos 

Un caos che ha coinvolto persino i più stretti collaboratori di Trump, presi alla sprovvista dall’ammissione del presidente di aver passato segreti di stato ai russi.

Un’ammissione che arriva sempre attraverso un cinguettio, accompagnata dalla frase “E’ un mio diritto”. Il che è perfettamente vero: il presidente Usa può infatti decidere autonomamente cosa è o non è segreto di stato e declassarlo all’occorrenza. Ciò che invece risulta essere drammaticamente pericoloso è ben altro: i segreti che lui ha rivelato sono stati ottenuti grazie alla collaborazione con servizi segreti di altre nazioni che hanno messo a disposizione di Washington i propri uomini sotto copertura.

Una copertura che adesso, grazie alle rivelazioni di Trump, non solo rischia di saltare, ma rischia di mettere in pericolo un’intera rete di contatti costruita dopo anni di lavoro. Non solo, quel che è peggio è che le nazioni alleate, vista la leggerezza con la quale Trump gestisce le informazioni top secret che da un momento all’altro possono non essere più tali, mettono già le mani avanti e annunciano che le collaborazioni con l’intelligence Usa saranno limitate al minimo indispensabile.  A rischio sarebbero addirittura  i rapporti con lo storico alleato israeliano: infatti le informazioni condivise con i russi sarebbero nate grazie alla collaborazione con i servizi segreti di Tel Aviv.

Una situazione molto complessa visto che la Russia, nella zona mediorientale, ha diversi interessi di natura geopolitica, a volte contrastanti con quelli statunitensi e israeliani, se non altro per l’alleanza tra Mosca e Teheran.

In pericolo l'alleanza con Israele

Ma il peggio potrebbe ancora non essere arrivato.
Stando a quanto rivelato dal New York Times, infatti, il presidente Trump avrebbe tentato di far insabbiare l’inchiesta che l’FBI aveva avviato per far luce sui rapporti tra il magnate ed alti esponenti politici russi. I fatti risalirebbero a febbraio quando Trump chiese al numero uno dell’FBI James Comey, licenziato meno di una settimana fa,  di bloccare le indagini sul generale Michael Flynn ex capo del National Security Council, in pratica responsabile per la sicurezza nazionale, a sua volta costretto alle dimissioni proprio a causa di alcuni suoi incontri con l’ambasciatore russo, oltre al ricevimento di alcuni pagamenti sempre da parte di Mosca, tutte cose sulle quali lo stesso Flynn avrebbe mentito.  Purtroppo la posizione di Flynn si è recentemente aggravata e il generale è stato convocato a testimoniare sotto giuramento dalla commissione d'inchiesta parlamentare.

Al centro delle nuove rivelazioni, però, ci sarebbero possibili prove certe degli incontri e soprattutto delle pressioni che Trump fece a suo tempo sul lavoro di Comey, aggravate addirittura da quelle che sembrano essere plateali minacce, pronunciate dal presidente Trump verso Comey (“James Comey farebbe meglio a sperare che non ci siano registrazioni delle nostre conversazioni, prima di cominciare a fare soffiate alla stampa”).
Immediata la smentita ufficiale della Casa Bianca, (sempre che Trump non smentisca di nuovo la smentita o se ne esca con altre sortite), resta però un fatto: il partito repubblicano è ormai spaccato al suo interno con la richiesta ufficiale del presidente della commissione di vigilanza della Camera che ha chiesto di avere tutte le registrazioni delle conversazioni tra Comey e Trump, il tutto mentre i democratici promettono di dare battaglia. L'impeachment è ancora lontano visto che secondo la Costituzione Usa, è necessaria una gravissima dimostrazione di condotta illegale per portare alla procedura di messa in stato d'accusa, ma è a tutti chiara l'inadeguatezza della persona rispetto al ruolo ricoperto. 

Fonte: News Trend Online

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