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mercoledì 24 maggio 2017

Moody's fa traballare il debito cinese.


Non avrà effetti magari dirompenti, ma è un segno dei tempi. Per la prima volta dal 1989, anno delle proteste di Piazza Tienanmen, l'agenzia di rating Moody's ha scelto ieri di declassare il rating sul debito sovrano cinese.
Una decisione tecnica che non pesa granché sulla gestione delle finanze di Pechino, visto che il debito del gigante asiatico è in larga parte in mano agli stessi cinesi.
Ma che è comunque fortemente simbolica dell'importante passaggio di fase che sta investendo la seconda economia mondiale. Nel ridurre di un gradino il suo giudizio, da AA3 a A1, l'agenzia americana spiega infatti che il gigante asiatico non cresce più abbastanza. O meglio: non abbastanza da compensare un livello di indebitamento della sua economia che tra pubblico e privato è complessivamente quasi raddoppiato nel giro di meno di dieci anni.

Pechino paga il prezzo del rallentamento economico

Vero è per gli europei abituati a economie da zerovirgola, sembrerà un paradosso sentir parlare di problemi di crescita per una economia che ha archiviato il 2016 con un Prodotto Interno Lordo in aumento del 6,9%.Ma per i cinesi, che hanno abituato  in passato anche a tassi a due cifre, si è trattato del "peggior" incremento degli ultimi 25 anni. E soprattutto, preoccupa in prospettiva che la frenata non sia verosimilmente destinata ad arrestarsi: se Pechino prevede per il 2017 un PIL in aumento "intorno al 6,5%", per Moody's sarà già abbastanza se la crescita marcerà a un passo annuale del 5% nei prossimi 5 anni.
Insomma, dopo quasi trent'anni di vorticoso sviluppo economico costruito a ritmi che hanno fatto invidia al mondo, la Cina sta adesso dando segni visibili di "normalizzazione". E si ritrova di conseguenza a fare i conti con le sue debolezze. 

Pesa il debito societario

A cominciare da un rapporto debito-pil che continua a gonfiarsi rapidamente, passando secondo dati Bloomberg al 260% al 31 dicembre 2016 dal 160% del 2008.

L'abbassamento di rating, scrivono infatti i tecnici dell'agenzia di rating, "riflette la convinzione di Moody's secondo cui la capacità finanziaria della Cina sarà erosa nel corso dei prossimi anni" perché il ridotto potenziale di crescita fa emergere i problemi di un indebitamento dell'economia che "continua ad aumentare".
Più in particolare, i timori riguardano il debito delle corporate di Stato, in molti casi afflitte da livelli di deficit ingestibili e che soprattutto prosciugano una gran parte dei crediti bancari a discapito del settore privato.

Non basteranno a bilanciare del tutto i problemi, sostengono i guardiani del rating, neanche le riforme. Perché seppure queste ultime "saranno in grado di trasformare l'economia e il sistema finanziario nel tempo, non potranno senza dubbio impedire un incremento dei livelli d'indebitamento dell'economia."
Tutte valutazioni che non hanno tardato a suscitare la reazione stizzita del ministero delle Finanze cinese, cha ha immediatamente definito "inopportuno" il downgrade rimproverando all'agenzia di sopravvalutare le debolezze del Paese.

Rischi comunque equilibrati

Per la verità, però, Moody's non manca di sottolineare nel suo report proprio i punti di forza dell'economia asiatica, tanto è vero che proprio sulla base di questi ultimi toglie l'outlook "negativo” fissato sul debito cinese a marzo scorso e aggiunge che l'indebolimento del profilo di credito "sarà graduale" e soprattutto potrà essere "contenuto" proprio se Pechino accelera sulle riforme.
"L'outlook stabile riflette la nostra convinzione che a un livello A1 di rating i rischi siano bilanciati" spiegano gli analisti, secondo cui  "le qualità del suo profilo di credito" permetteranno alla Cina di "rimanere resiliente agli shock economici: in primis, una crescita del PIL che resta ancora solida nel confronto con altre economie sovrane e l'ampio spazio di manovra di Pechino per adattare le propre politiche al sostegno dell'economia.
Insomma, il declassamento di oggi è forse in definitiva da leggere, sembra suggerire l'agenzia, piuttosto come un forte campanello d'allarme.

E un invito al governo cinese a far presto per prendere le giuste misure di contenimento. 
Fonte: News Trend Online

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