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mercoledì 10 maggio 2017

Macron e la Brexit


Emanuele Canegrati
 
Si è discusso a lungo di quali potranno essere gli effetti della vittoria del neo presidente francese Emmanuel Macron sul futuro dell'Unione Europea. In particolare, gli analisti hanno sottolineato i vantaggi per il blocco continentale derivanti dalla vittoria da un candidato decisamente europeista, che si pone sull'asse della continuità con i padri fondatori e in netta rottura con il "populismo" imperante, incarnanto dalla leader del Front National, Marine Le Pen (Other OTC: PENC - notizie) .
Meno si è parlato, invece, dei possibili effetti della vittoria di Macron sui prossimi negoziati tra Unione Europea e Regno Unito sul tema della Brexit. Per capirlo, è necessario ricordare come, con la vittoria di Macron, si sia di fatto rafforzato fortemente l'asse franco-tedesco, che scongiura definitivamente il rischio di una implosione dell'intera architettura europea e della fine della valuta unica. Battuti i leader populisti in Olanda e Francia, ora tocca agli europeisti prendersi gli onori della vittoria. Questi potrebbero venire proprio dagli esiti delle negoziazioni sulla Brexit, dove Francia e Germania si ritrovano alleate nel giocare una partita delicata che per loro potrebbe valere miliardi di euro.
L'obiettivo è ovviamente quello di accaparrarsi il bottino grosso, quello rappresentato dalle società finanziarie con sede nella City di Londra che dovranno presto decidere se restare nel Regno Unito o ricollocarsi in uno stato membro per non perdere i famosi diritti di passaporto. Con le prime schermaglie nate dalle riunioni poco amichevoli tenute tra Bruxelles e Londra, culminate nella cena tra la first lady inglese Theresa May e il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, il quale avrebbe esclamato, alla fine della stessa, di essere uscito da Downing Street dieci volte più scettico di quando c'era entrato, gli amministratori delle grandi banche d'affari hanno ormai capito che le trattative si trasformeranno in una vera e propria battaglia e, quindi, hanno deciso di orientarsi a spostare buona parte del proprio personale sul blocco continentale. Troppo rischioso rimanere in una città come Londra senza sapere cosa succederà nei prossimi mesi, e con la consapevolezza che, per chi resta, c'è sempre il pericolo di non essere ben visto dalle autorità di regolamentazione europee, BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) compresa, con chissà quali possibili rappresaglie negative.
Ecco allora gli ultimi aggiornamenti sull'esodo di massa delle grandi banche dal suolo britannico. Una ricerca di Reuters aggiorna il conto dei bancari in partenza a 9mila unità. Deutsche Bank (IOB: 0H7D.IL - notizie) ha in previsione di ricollocare 4mila dipendenti a Francoforte, JP Morgan mille tra Dublino, Francoforte e Lussemburgo, Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) ha dichiarato che ha bisogno di più personale per i suoi uffici di Parigi, Madrid, Milano e altre città europee. Altre stime realizzate affermano che la perdita di posti complessivamente subita dal Regno Unito per effetto della Brexit può arrivare alla cifra monstre di 232mila unità.
Macron, da ex banchiere, è pienamente consapevole di quali sono le opportunità per la Francia derivanti da una alleanza di ferro con la Germania e intende giocare la sua partita fino in fondo. Probabilmente, per avere la certezza di avere una equa spartizione del bottino della Brexit, sarà costretto a cedere alla Germania qualcosa sul fronte dell'austerità, dato che le finanze pubbliche francesi abbisognano di una sistemata, soprattutto dal lato della spesa, ritenuta dall'Europa eccessiva. Ma essendo liberale, non dovrebbe avere molte difficoltà a fare passare alla maggioranza dei francesi misure coerenti con la sua visione politica. Se poi il vantaggio per Parigi è quello di veder aumentato il suo status di capitale finanziaria europea, l'amara medicina dei tagli potrebbe essere raddolcita dall'arrivo in massa delle società finanziarie inglesi.

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