-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

lunedì 22 maggio 2017

L'Opec regala una spinta al petrolio. L'ultima?


L'Opec si avvicina e con lei le speranze di un taglio che, stando a tutte le fonti possibili parrebbe essere praticamente sicuro. Per questo motivo il petrolio ha registrato quotazioni in salita che per il Brent hanno finalmente superato i 54 dollari al barile e per il Wti sono andate oltre i 51.

Le prime decisioni

Venerdì scorso, infatti, il comitato dell'organizzazione dei paesi produttori di petrolio ha delineato a grandi linee la nuova strategia da adottare e che consisterebbe nel rafforzamento dell'accordo sul freno alla produzione mondiale già chiuso a novembre del 2016 e riguardante il taglio di oltre 1 milione e duecentomila barili a carico dei paesi interni al gruppo e 600mila di quelli esterni.

I risultati arrivati all'Economic Commission Board, il comitato che si è riunito poco prima dell'evento ufficiale atteso per il 25 maggio e che vedrà protagonisti i ministri del petrolio non solo delle nazioni Opec ma anche di quelle non Opec, per quanto orientati verso una direzione precisa, non sembra abbiano portato un accordo sulla visione degli scenari futuri; un dettaglio non indifferente soprattutto se si pensa che l'entità dei tagli sul barile dovrebbe derivare dall'andamento del mercato nei prossimi mesi.

Tradotto in altri termini: crescita della domanda internazionale, stima delle scorte di greggio Usa e, dato ancora più determinante, quello della produzione shale oil. Infatti è proprio il fracking, la nuova tecnica estrattiva focalizzata sulle sabbie bituminose, che ha rivoluzionato il settore del petrolio e ha creato un'esplosione inattesa della produzione Usa, una svolta epocale che, alla fine, è alla base della guerra dei tagli e della strategia che l'Opec avrebbe intenzione di prolungare, convinta di poter avere risultati solo sul lungo periodo.

Sempre fatti salvi i dati del segmento shale e della produzione Usa. Proprio questi timori continuano a relegare gli entusiasmi degli investitori nella sfera della speculazione di breve termine.

Usa e Ryad

Intanto Ryad si è trovata al centro della scena internazionale anche per un altro motivo contingente: la visita del presidente Usa Donald Trump che, proprio nelle scorse ore, è atterrato in Arabia Saudita.
Un incontro che nasce anche sulle ceneri della guerra tra le due potenze circa le politiche energetiche implementate oltre ogni misura da Trump e fortemente criticate dal governo saudita. Ad ogni modo il meeting ha permesso al repubblicano di segnare un grande punto a suo favore: i vari accordi commerciali per oltre 380 miliardi di dollari di cui 110 miliardi per la vendita di armi alla dinastia sunnita, rappresenta anche un rafforzamento della presenza Usa in medio Oriente e la nascita di un asse contro l'Iran.

Da parte sua, intanto, la repubblica sciita ha confermato ai vertici della sua politica, il riformatore, oltre che presidente uscente, Hassan Rouhani, che ha vinto le elezioni con il 56% dei voti, traguardo che gli ha permesso di evitare il ballottaggio con l'avversario, il rappresentante dei conservatori Ebrahim Raisi.
Ma le firme tra Usa e Arabia Saudita significano anche molto di più e cioè acquisti di elicotteri, acquisti di sistemi di difesa e di attacco guidati, licenze rilasciate alle società a stelle e strisce per investire direttamente su territorio arabo.

Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

............
Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.