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mercoledì 17 maggio 2017

Lo scetticismo sul dollaro potrebbe presto investire l'equity

Rossana Prezioso
 
L'ultima bufera su Trump parrebbe aver scosso le certezze degli investitori Usa su un'agenda fiscale ed economica che è sempre più complessa. I timori aumentano e il primo a farne le spese è il dollaro. Ma potrebbe non essere il solo. La view di Vincenzo Longo, Market Strategist di IG. 
I l nuovo presidente francese, Emanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno dichiarato che, se occorresse, i trattati potrebbero essere cambiati. E' l'alba di una nuova Europa?  
Questo è l’auspicio dei mercati. Dopo aver brindato allo scampato pericolo populista, gli operatori vedono nell’elezione di Macron la possibilità che cambino gli equilibri all’interno dell’eurozona e della stessa Ue. Certo è che le elezioni tedesche di settembre costituiscono un punto centrale in materia, pertanto nulla di significativo potrà esserci prima di quella data. Il cambiamento potrebbe essere di ampia portata se la Merkel dovesse uscirne sconfitta o se dovesse ricorrere ancora una volta a una “grosse koalition”. Non dobbiamo dimenticare, poi, che nel 2018 per l’Europa ci sarà un altro importante test: l’Italia. È in questo arco di tempo che va dall’autunno alla primavera del prossimo anno, che l’Europa dovrà impegnarsi verso una maggiore flessibilità per non rischiare di inciampare proprio sul Bel Paese, terza economia dell’area che da sola è in grado di minarne la stabilità.
Intanto Wall Street non smette di correre: nuovi record per l'S&P 500 e il Nasdaq. Quanto è ancora sostenibile la corsa?
In questo momento, la corsa degli indici americani sembra essere trainata più dalle buone indicazioni che arrivano da altre parti del globo, che non dalla stessa America. Il recente esito delle elezioni francesi e i buoni dati del Vecchio continente liberano propensione al rischio, di cui ne approfittano anche i listini a Wall Street. C’è da dire poi, che nonostante qualche perplessità che arriva ancora dai dati macro, la Fed rimane ottimista e intende proseguire con il rialzo dei tassi ancora a giugno. Questo è sufficiente a tenere ancora sotto controllo le incertezze crescenti che riguardano il fronte politico. Non crediamo che la situazione possa durare molto a lungo. Il mercato guarda con una certa apprensione alla riforma dell’Obamacare, attesa in Senato, dove la maggioranza repubblicana è di soli 4 membri. Se dovesse fallire, i timori di non vedere realizzato il suo ambiziosissimo piano fiscale potrebbero aumentare, portando gli investitori a fare marcia indietro dopo il rally messo a segno dopo la sua elezione. Qualche effetto di debolezza inizia a trapelare sul biglietto verde, colpito da vendite importanti nelle ultime due sedute. Potrebbe non passare molto prima che lo scetticismo si tramandi anche all’equity.
E per Piazza Affari i 22mila punti sono lontani? 
No. Siamo ancora bullish sull’Italia e sull’Europa in generale. C’è ancora spazio per una risalita, anche se dopo il rally delle ultime 4 settimane, una correzione sarebbe del tutto fisiologica. Il mercato sembra non cedere più di tanto, indicazione questa che mostra quanto sia ancora positivo il sentiment al momento.
Un ritorno verso i 20.500 punti potrebbe permettere di ripartire più scarichi con l’indice proiettato verso i 23 mila punti. Le banche saranno il motore di questo rilancio, dato che le prospettive di una revisione della politica monetaria della Bce nei prossimi mesi.
Il petrolio che ruolo gioca in questo scenario? 
Importantissimo. Nonostante il recente calo dei prezzi, rimaniamo convinti del fatto che i prezzi riescano a tenersi sopra i 40 dollari. C’è ancora molta indecisione sulla riunione OPEC del 25 maggio e questo potrebbe tenere le quotazioni sotto pressione. Un’eventuale proroga dell’accordo attuale o una sua revisione potrebbe tenere il greggio intorno ai 50 dollari/barile.

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