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mercoledì 10 maggio 2017

Le confusioni su Macron


Fino a qualche tempo fa, Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, poteva essere considerato un moderato eurocritico. Moderato nei toni, ma comunque in dissenso riguardo alle politiche di governance economica dell’eurosistema – in particolare l’austerità e il Fiscal Compact.
Ultimamente però mi dà l’idea di strizzare sempre più l’occhio all’establishment, e il suo breve primo articolo di commento alla vittoria elettorale di Macron conferma l’impressione.

E’ anche, peraltro, un articolo molto, ma molto confuso.
Il successo di Macron induce l’Eurozona e la UE alla speranza, dice il testo, perché esprime una chiara volontà di “stare nell’Eurozona, e riformare” invece di abbandonarla.
Questa è la scelta corretta, secondo Munchau, perché in definitiva la crescita economica francese dall’introduzione dell’euro in poi è stata – contrariamente a quanto spesso si crede – allineata a quella tedesca.

Il problema per Munchau a questo punto è – udite udite - ridurre il debito pubblico, che ha raggiunto il 100% del PIL.
In realtà, se è vero che la Francia dal 1999 è cresciuta quanto la Germania (un po’ meno per la verità in termini di PIL pro capite) questo è dovuto al fatto (citato nell’articolo) che la crescita francese è stata più alta fino al 2008, e inferiore successivamente.
Quanto piaccia agli elettori la bassa crescita è dimostrato dal fatto che il governo Schroeder, autore delle “riforme Hartz” che hanno precarizzato il mercato del lavoro, avviato un processo di compressione salariale, e causato diversi anni di crescita scadente in Germania, nel 2005 ha perso le elezioni.
La Germania da lì in poi ha sfruttato il vantaggio competitivo dovuto al contenimento delle retribuzioni all’interno di un sistema di cambi fissi (il sistema Euro), generando enormi surplus commerciali.

Ma questo ha messo in grave difficoltà il resto dell’Eurozona: difficoltà dalle quali l'uscita non è alle viste.
La Francia risente di questa situazione, e la percezione di debolezza e disagio economico è forte, tanto è vero che al primo turno l’elettorato si è spaccato quasi 50-50% tra candidati anti- e pro-establishment.
Se Macron ha vinto nettamente il ballottaggio, è perché – com’era prevedibile – la grande maggioranza degli elettori della sinistra eurocritica che ha sostenuto Mélenchon al primo turno non si è sentita di votare l’estrema destra al secondo.
Ma il disagio economico-sociale in Francia rimane profondo.

Ora, che cosa propone Macron “per risolverlo” ? Riforme del lavoro ancora più incisive per precarizzarlo e contenere i salari, e tagli di spesa pubblica in parte compensati da riduzioni d’imposte – ma solo in parte, per ridurre comunque il deficit pubblico. Quindi un consolidamento fiscale che Munchau definisce “mild”, moderato, ma sempre consolidamento fiscale è.
In realtà, se il disagio in Francia è (per quanto significativo) meno accentuato che in Italia, è proprio perché le dosi di austerità a cui i transalpini sono stati sottoposti fin qui sono state meno violente.

Un maggior consolidamento fiscale in Francia, per quanto “mild”, è un passo nella direzione sbagliata, non certo una soluzione.
Occorre sempre ricordare due cose in merito al successo dell’economia tedesca: in primo luogo, che le politiche di compressione salariale hanno avuto successo (a prezzo peraltro della marginalizzazione e dello scadimento delle condizioni di vita di ampi segmenti di popolazione) solo perché la Germania ha generato enormi surplus commerciali.

E una strategia in cui TUTTA l’Eurozona accelera la crescita accumulando enormi surplus esteri è, semplicemente, impossibile da realizzare (per il banale motivo che il surplus di qualcuno è il deficit di qualcun altro).
E in secondo luogo, che in Germania le riforme del governo Schroeder sono state quantomeno accompagnate da espansione fiscale (incremento dei deficit pubblici) negli anni in cui venivano messe in atto.
Mentre oggi la Francia (e l’Italia) dovrebbero “riformare” e “consolidare” in contemporanea.
La vittoria elettorale di Macron non dà proprio nessuna speranza a chi si augura un sensato ed efficace processo di riforma che metta termine alla crisi dell’Eurozona.

Salvo che non faccia cose molto, ma molto diverse rispetto a quanto affermato nel suo programma…
Autore: Marco Cattaneo Fonte: News Trend Online

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