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mercoledì 24 maggio 2017

La riscossa dei periferici UE

Claudia Segre Pres. Global Thinking Foundation

martedì 23 maggio 2017

Non ci sono dubbi che i Paesi periferici dell’Unione Europea stiano beneficiando di una drastica riduzione del rischio politico, dopo l’esito delle elezioni francesi. Lo testimonia il ritorno solido dei flussi di investimento verso Paesi come l’Italia che hanno superato gli “esami primaverili” della Commissione Europea, che lunedì scorso ha rilasciato le “pagelle” ai singoli Governi.


Brilla il Regno Unito nel grafico ufficiale per un eccesso del deficit, insieme a Francia, Spagna e Grecia ma, come sappiamo, ormai gli inglesi sono fuori dai giochi e quindi anche dalle sanzioni che gli potrebbero essere comminate, mentre i Paesi periferici sono in evidenza per i loro sbilanci macroeconomici, a causa dei quali sono sotto osservazione dallo scorso febbraio.


La Grecia brilla con i rendimenti dei suoi titoli di Stato ai minimi degli ultimi 7 anni, in particolare il decennale è rientrato sui livelli di partenza precedenti alla ristrutturazione di cinque anni fa. Allora come adesso, la decisione dell’Eurogruppo di rilasciare una nuova tranche di finanziamenti a fronte di una nuova ondata di misure restrittive e quindi di austerity fa la differenza sullo sfondo di un annoso dibattito sul termine dei cicli di finanziamenti multilaterali a sostegno di un’economia che non sembra mai uscire dalla crisi economica.


Anche il Portogallo vede il suo mercato finanziario riscattarsi, infatti è tornato in grande ripresa grazie a un netto miglioramento dei dati macroeconomici scaturiti da scelte coraggiose del governo, premiate dalla Commissione Europea con l’autorizzazione ad uscire dalla procedura di disavanzo eccessivo. Dopo le misure di austerità inserite dal 2009 al 2011 ora l’economia portoghese è quella che cresce di più nell’Unione Europa. Resta un elevato indebitamento simile a quello italiano sul quale l’UE vigilerà con grande attenzione.


La Spagna quindi si fa superare dal Portogallo sulla crescita del PIL al fotofinish e resta tra i Paesi sotto osservazione per un disavanzo eccessivo. Tra l’altro la rielezione di Pedro Sanchez, che rappresenta l’ala più dura del partito socialista, non aiuterà il governo di Rajoy a dormire sonni tranquilli dovendo fronteggiare un’opposizione intransigente.


Così l’Italia ne approfitta subito e si apre la sfida industriale di Atlantia contro Abertis, con la banca catalana Criteria- Caixa che prende tempo e i giornali spagnoli che rispolverano le antiche vicende del 2006 tra Abertis e Autostrade bloccata dal governo Prodi. Ma dopo dieci anni il mondo globalizzato è così cambiato che non si può che guardare avanti ed attendere dopo l’estate per vederne gli sviluppi.


Il Belpaese dopo il buon piazzamento del BTP Italia incassa una promozione per le misure aggiuntive varate per il 2017 e guarda alle raccomandazioni del 2018 per un rafforzamento della prossima finanziaria, con una certa disattenzione visto che la campagna elettorale è già iniziata e così il “tiramolla” sulla data del voto. La reintroduzione della tassa sulla prima casa è da escludersi e quindi l’Italia dovrà giocare al centro affiancandosi in corsa al traino dell’asse franco tedesco che vede Macron molto sbilanciato su una riforma fiscale paneuropea sulle corporates.


Dopo l’incontro del neo Presidente francese con il nostro Premier Gentiloni e con Brexit alle porte, il completamento dell’Unione Bancaria e del Mercato dei capitali e di un’Unione Fiscale Europea approderà sui tavoli del G7 di Taormina dandoci la incredibile opportunità non solo di essere un mercato finanziario che torna ad essere interessante per strategie di carry ma anche in grado di contribuire a una riforma fiscale paneuropea che coniugi webtax e corporates tax per una vera politica europea inclusiva e collaborativa, più che divergente ed opportunistica.

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