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martedì 16 maggio 2017

La Cina investe sulla Via della Seta, cosa fara' la borsa?

NB la versione corredata di grafici di questo ariticolo e' disponibile all'indirizzo http://ftaonline.com/blog/la-cina-investe-sulla-della-seta-cosa-fara-la-borsa
Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato a meta' maggio che il suo governo investira' circa 124 miliardi di dollari nella "Belt and Road Initiative", conosciuta da noi con il nome piu' poetico di nuova Via della Seta.
Si tratta di un programma di costruzione e ricostruzione di porti, strade e reti ferroviarie che dovrebbe sostenere il commercio come motore di sviluppo economico per il paese favorendo l'espansione dei collegamenti tra Asia, Africa ed Europa. Circa 9 miliardi di dollari dovrebbero essere destinati ad aiuti per i Paesi in via di sviluppo che si dimostrassero interessati ai progetti cinesi.
Il progetto della nuova Via della Seta in realta' e' attivo dal 2013 e nel periodo tra il 2014 e il 2016 Pechino ha gia' investito 50 miliardi di dollari, creando 180mila posti di lavoro e avendo un ritorno, in termini di entrate fiscali aggiuntive, di 1,1 miliardi di dollari circa.

Le imprese cinesi hanno firmato nello stesso periodo progetti a contratto con l'estero dal valore di quasi 305 miliardi di dollari nei paesi toccati dalla Via della Seta.
Le prospettive di sviluppo a livello globale e non limitatamente alla Cina, sono decisamente interessanti, basti pensare che nei soli primi 10 mesi del 2016 l'interscambio tra il gigante asiatico e l'Italia, per scegliere un esempio per noi piu' rilevante, e' stato superiore ai 38 miliardi di euro, con le esportazioni italiane che hanno superato gli 11 miliardi di euro (import 27,2 miliardi circa), dati che potranno ulteriormente crescere in futuro grazie anche ai progetti cinesi in via di sviluppo.

Tutto questo si sicuramente aiutera' la crescita cinese, ma anche quella globale, nel medio termine.
La situazione attuale invece e' forse meno rosea, dal momento che sul fronte macroeconomico segnali di frenata arrivano da Pechino. La produzione industriale cinese e' infatti cresciuta in aprile del 6,5% annuo, in rallentamento rispetto al 7,6% di marzo e contro il 7,0% del consensus del Wall Street Journal.
Le vendite retail sono aumentate su base annua del 10,7% in aprile, in frenata rispetto al 10,9% di marzo ma meglio del 10,5% del consensus del Wall Street Journal. Il Pmi, l'indice dei direttori acquisto, e' sceso nella sua versione ufficiale in aprile a 51,2 punti dai 51,8 di marzo, mentre quello di Caixin Markit, focalizzato sulle piccole societa', e' sceso nello stesso mese a 50,2 punti dai 51,2 precedenti, pericolosamente vicino quindi alla soglia spartiacque dei 50 punti che separa uno scenario di contrazione da uno di espansione.

Anche il Pmi dei servizi e' in contrazione, quello elaborato da Caixin Markit a aprile e' sceso a 51,5 punti dai 52,2 di marzo e dai 52,6 di febbraio. Il Pmi composito e' sceso a 51,2 punti dai 52,1 punti di marzo.
Sara' quindi importante vedere se il dato della crescita del Pil del secondo trimestre riuscira' a confermare quello del primo, un 6,9% su base annua che era stato il risultato migliore degli ultimi 18 mesi.
Il 2016 e' stato archiviato con un +6,7%, il passo piu' lento da 26 anni. Su base trimestrale invece la crescita dei primi 3 mesi del 2017 e' stata dell'1,3%, inferiore all'1,7% del trimestre precedente e dell'1,6% atteso, ma ha comunque permesso di mettere a segno due trimestri consecutivi di espansione per la prima volta dal 3° trimestre 2010.
A sostenere il Pil sono principalmente gli investimenti pubblici in infrastrutture, cresciuti del 23,5% y/y nel primo trimestre e dai quali dipende l'impennata avuta dalla produzione industriale (+7,6% a marzo), e gli investimenti nel settore immobiliare, aumentati del 6,9% y/y nei primi tre mesi dell'anno (+9,1% dal trimestre precedente), trainati dalla costante crescita del debito pubblico e privato che ha ormai superato il 250% del Pil, il livello piu' alto al mondo.
Tra gli indici di borsa riferiti al mercato cinese al momento l'Hang Seng di Hong Kong e' quello che evidenzia il quadro grafico piu' promettente: le quotazioni sono infatti salite di recente oltre il picco di marzo a 24656 punti, resistenza gia' testata a fine aprile e ora abbandonata nettamente dopo il "return move" visto del 5 maggio.

In area 24650 l'indice si e' lasciato alle spalle il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile 2015, percentuale ricavata dalla successione di Fibonacci ritenuta di grande importanza dagli studiosi dei grafici perche' capace spesso di separare in modo corretto uno scenario correttivo da uno di inversione di trend.
In altre parole il rialzo dai minimi di inizio 2016 di quota 18278 grazie al superamento di area 24650 sta assumendo i tratti di una tendenza autonoma, destinata a durare nel tempo, e non solo di una reazione della precedente discesa. I prossimi target per il rialzo si collocano in area 27000 dove i prezzi incontreranno il lato alto del canale crescente disegnato dai minimi di febbraio e il lato alto del gap ribassista lasciato dai prezzi il 26 giugno 2015 (a 27120 punti per la precisione).

In caso di superamento anche di quei livelli possibili poi ulteriori rialzi fino in area 28600 punti. Solo ripiegamenti al di sotto dei 24600 punti farebbero perdere di credibilita' allo scenario rialzista prospettando il rischio di movimenti verso la media mobile a 100 giorni, a 23630 punti, e verso la base del canale crescente citato.
Volgendo lo sguardo all'Etf Standard Lyxor Ucits Etf Hong Kong (HK.MI), strumento che l'investitore domestico potrebbe utilizzare nelle proprie strategie operative, e' possibile individuare delle piccole differenze rispetto all'indice Hang Seng dovute alla quotazione in euro.

In questo caso la resistenza offerta dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2015 non e' stata ancora superata, e' invece sotto attacco proprio adesso, si colloca infatti a quota 28,05. Oltre quei livelli obiettivi a 28,90, 29,60 e 30,70 euro. Solo movimenti inferiori ai 27 euro, dove transita la trend line che sale dai minimi di febbraio 2016, farebbero temere una correzione di tutto il rialzo degli ultimi mesi con obiettivi a 24,70 almeno.
Diverso invece il quadro grafico dell'indice Shenzhen, che e' reduce da un periodo di ripiegamento.

Proprio nelle ultime sedute pero' i prezzi hanno messo a segno un netto rimbalzo dopo avere toccato i minimi di gennaio di quota 1077,61. Se la reazione riuscira' ad estendere oltre i 1110 punti diverra' credibile una estensione del rialzo verso la forte resistenza di area 1160, massimo di marzo poi testato nuovamente ad aprile, ostacolo al di sopra del quale migliorerebbero anche le prospettive di medio termine rendendo credibili obiettivi verso i 1240 punti.
Ribassi nuovamente al di sotto di area 1070/75 potrebbero invece esporre l'indice al rischio di ritorni sui minimi di maggio 2016 a 1016 punti circa.
Momento decisivo anche per la borsa di Shanghai che sta cercando di costruire un rimbalzo dopo aver testato con i minimi dell'11 maggio quelli del 16 gennaio a 3044 punti.

La reazione ha gia' superato la trend line ribassista disegnata dai massimi di aprile e si avvia alla rottura, a 3125 circa, della media mobile a 20 giorni. Oltre quei livelli un tentativo di ritorno sui massimi di novembre 2016 a 3301 punti, gia' messi alla prova a inizio aprile, diverrebbe probabile.
Oltre area 3300 poi le oscillazioni disegnate dai prezzi negli ultimi 6 mesi si dimostrerebbero un'ampia figura di continuazione (un "rettangolo") del trend rialzista precedente, quello attivo da inizio 2016, che potrebbe riprendere con obiettivo a 3550/60 punti almeno. Preoccupante invece la eventuale violazione dei 3000 punti, in quel caso i movimenti degli ultimi 6 mesi si dimostrerebbero un'area di distribuzione, introduttiva a movimenti di ribasso verso i 2800 punti circa.
(AM - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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