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giovedì 18 maggio 2017

In Usa i sogni di gloria diventano incubi di caos

Pierluigi Gerbino
 
Sono stato, ahimè, facile profeta con il commento di ieri mattina. Gli smottamenti che si intravedevano sui rendimenti dell’obbligazionario, tornato a calamitare gli acquisti di investitori in cerca di sicurezza, e sul dollaro, che ha subito un fuggi fuggi inconsueto nell’era Trump, ieri si sono diffusi anche all’azionario, con un movimento ribassista “old style”, a cui da tempo non eravamo più abituati. La continua compressione di volatilità a cui abbiamo assistito sugli indici azionari americani a partire da marzo, non poteva proseguire all’infinito. Il tappo attendeva solo un catalizzatore significativo per saltare.
Ieri il vaso è traboccato non a causa di una semplice goccia, ma addirittura per una intera secchiata di fango che si è abbattuta sull’amministrazione USA, che assomiglia sempre più ad un’orchestra stonata guidata da un direttore incapace.
La vicenda Russia-gate si sta avvitando in modo preoccupante e rivela ogni giorno particolari sempre più compromettenti ed imbarazzanti per Trump. Oltre ad aver inspiegabilmente licenziato Comey, il capo della FBI che indagava sui legami in campagna elettorale tra lo staffi Trump ed i servizi segreti russi, è emerso che Trump in persona avrebbe chiesto di insabbiare l’inchiesta a carico del suo collaboratore Michael Flynn, principale accusato nella vicenda. Già nei giorni scorsi Trump aveva fatto storcere decisamente il naso per la candida ammissione di aver rivelato  informazioni segrete sull’ISIS al ministro degli esteri russo Lavrov, in un incontro a cui sono stati tenuti fuori dalla porta i giornalisti americani. Ora scoppia questa nuova bomba, assai più grave, poiché, se venisse provata, configurerebbe il reato di ostacolo alla giustizia. E’ un’accusa molto grave, che potrebbe svilupparsi fino alla richiesta di impeachment da parte della Camera, se i democratici riusciranno a trovare un pugno di repubblicani disposti a votarla.  Ovviamente un conto è chiedere l’impeachment e tutt’altro ottenere la condanna del Presidente. Il procedimento previsto dalla Costituzione è molto lungo e complesso e richiede che la Camera chieda la messa in stato d’accusa a maggioranza assoluta e che poi il Senato voti la sua colpevolezza con i due terzi dei componenti. Si tratta di un’eventualità molto lontana, mai successa in passato, nemmeno quando Clinton, nel 1998, fu accusato, con tanto di prove “corporali”, di aver avuto rapporti non soltanto istituzionali con la giovane stagista Monica Lewinsky e di aver mentito sulla vicenda sotto giuramento.
Dato che la maggioranza ora è repubblicana, è molto difficile che possa succedere.
Ma certamente l’avvitamento scandalistico di questa vicenda porterà nel migliore dei casi ad un rallentamento delle riforme fiscali ed economiche promesse da Trump e già così difficili oggi da partorire. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) peggiore dei casi potrebbe poi emergere qualche altro “altarino” compromettente, oppure Trump potrebbe combinare qualche altro guaio nel disperato tentativo di distogliere l’attenzione da questa frittata.
Ironia della sorte. Solo meno di 3 mesi fa i commentatori ipotizzavano seri pericoli di instabilità politica in Europa per colpa delle minacce elettorali in Olanda e Francia, e guardavano a Trump come ad una fulgida stella polare, decisionista e autorevole.
Sono passate poche settimane e ci ritroviamo con l’Europa stabilizzata dalla vittoria degli europeisti alle elezioni, mentre in USA si sta spegnendo la stella del ricco narcisista pasticcione.
Anche i mercati azionari non hanno più potuto fingere di non vedere, e sono scattate potenti prese di beneficio, che hanno fatto schizzare al rialzo il Vix, l’indice della paura, di quasi il 50%, passando in solo giorno da 10,65 a 15,59. Ma soprattutto si è rivisto un calo di SP500 a cui non eravamo più abituati: -1,82%, mentre il Nasdaq100 ha addirittura perso -2,51%. Cali di questa dimensione in USA non si vedevano dal 9 settembre 2016, ben prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca.
Anche l’Europa è stata contagiata dalla svolta americana e, nel pomeriggio, appena si è capito che a Wall Street i sogni di gloria si stavano trasformando in incubi di caos, si è vista una decisa accelerazione ribassista, che è costata -2,3% al nostro Ftse-Mib, -1,6% ad Eurostoxx50 e -1,35% al tedesco Dax. A trascinare giù i mercati europei, prese di beneficio generalizzate ed una scivolata particolarmente feroce soprattutto dei bancari, sempre pronti ad esagerare.
Anche Fiat è stata presa nel vortice delle vendite a causa di una procedura di infrazione che la Commissione UE ha aperto nei confronti dell’Italia per insufficienti controlli anti-inquinamento sui motori diesel della 500X, che costeranno multe alla casa automobilistica.
E’ possibile che la forte scivolata dei listini non rimanga isolata, anche se l’inerzia rialzista, specialmente in Europa, potrebbe farsi sentire.

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