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giovedì 25 maggio 2017

In Italia si potrebbe lavorare di più: record europeo di potenziale non sfruttato

In Italia l’esercito degli inoccupati è di 3,4 milioni di persone. Non sono semplicemente disoccupati, ma rappresentano la parte della forza lavoro che non si fa intercettare. (Getty)
In Italia l’esercito degli inoccupati è di 3,4 milioni di persone. Non sono semplicemente disoccupati, ma rappresentano la parte della forza lavoro che non si fa intercettare. Persone tra i 15 e i 74 anni che hanno perso il lavoro e non fanno nulla per trovarne uno nuovo. In Europa ci sono 8,8 milioni di sfiduciati, leggendo i dati Eurostat, 2,3 milioni di persone guardano le offerte di lavoro ma non per iniziare subito. Si chiama “forza lavoro potenziale addizionale”, e rappresenta il popolo degli inattivi, quanti nell’Ue non lavora e non fa nulla per ricominciare a farlo.
L’Italia, a livello europeo, è il Paese con più inattivi. Sempre secondo i dati Eurostat, nell’Ue ci sono 21 milioni di disoccupati, la metà di queste persone è più che disoccupata, però, inattiva. Cittadini che hanno perso fiducia nel futuro, non hanno un lavoro e non lo cercano neanche. Circa 10 milioni di persone si dà da fare, si registra al centro per l’impiego e cerca di tornare ad essere produttivo. L’altra fetta, 11 milioni di persone, non fa niente di niente: nessun curriculum (8,8 milioni), non si candida ad alcuna posizione aperta (2,3 milioni).
L’Italia, a livello europeo, è il Paese con più inattivi. Sempre secondo i dati Eurostat, nell’Ue ci sono 21 milioni di disoccupati.
L’Italia è la maglia nera. Il tasso Ue degli inattivi è pari al 4,5 per cento della forza lavoro, quello italiano è pari al 13 per cento. Tre volte tanto, è il dato più elevato. Cosa significa? Per prima cosa che il governo dovrebbe fare di tutto per invertire il trend. Seconda considerazione, ci sono 3,4 milioni di nazionali “persi” tra idonei al lavoro ma non alla ricerca (3,3 milioni) e quanti cercano posti di lavoro ma non per l’immediato (109mila persone).
Nella fascia tra 15 e 24 anni, emerge un dato: i giovani hanno perso la fiducia. In tutta l’Ue se ne contano 1,7 milioni, contro i 692mila che invece guardano annunci e fanno application per impieghi non immediati. Anche in questo caso l’Italia detiene un primato “al contrario”, con ben 512mila giovani inattivi.

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