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mercoledì 31 maggio 2017

Emozioni da Etf

Valerio Baselli

martedì 30 maggio 2017
Limitarsi a replicare il mercato senza prendere decisioni attive non basta a liberarsi dalle trappole mentali a cui la maggior parte degli investitori sono soggetti, almeno guardando la relazione tra performance dei fondi e flussi netti di raccolta.


Gli anglosassoni lo chiamano behavior gap, il gap comportamentale. Con questa espressione si indicano i rendimenti che gli investitori perdono per strada a causa degli sbagli riguardanti il momento di entrata e uscita dai fondi. Troppi, infatti, continuano ad acquistare uno strumento nei momenti in cui il mercato corre e basandosi esclusivamente sulle performance del passato. Il risultato è che comprano troppo tardi o vendono troppo presto. Ad esempio, dal 2008 al 2012 si sono registrati flussi molto elevati verso i fondi a reddito fisso e riscatti dai fondi azionari, come conseguenza delle crisi dei subprime; eppure, chi ha mantenuto la propria esposizione azionaria durante questo periodo ha in media recuperato le perdite e anche guadagnato.


A ribadirlo c’è anche il primo studio di Morningstar a livello europeo sul tema, dal titolo Mind the Gap 2016—Europe: the Effects of Behaviour on European Fund Investors’ Returns. Secondo l’analisi, che confronta il ritorno assoluto (total return) con quello ponderato per i flussi in entrata e uscita (investor return) su un orizzonte di cinque anni, gli investitori hanno perso in media in tutte le classi di attivi (azioni, obbligazioni, alternativi).
Clicca qui per leggere il rapporto completo.


Insomma, questo tipo di errori comportamentali pesa sui risultati, ripetendosi nel tempo e nello spazio (negli Usa i risultati sono molto simili). Gli investitori ragionano troppo a breve termine, si concentrano sui rendimenti relativi e soprattutto si fanno prendere dal panico nelle fasi di ribasso ed esitano a rientrare sui mercati quando salgono. Di conseguenza, tendono a comprare sui massimi e a vendere sui minimi, con inevitabili perdite.


La gestione passiva migliora o peggiora la situazione?

L’esplosione della replica passiva ha ridotto alcune distorsioni cognitive, in particolare la loss aversion (paura di perdere), come spiega Lee Davidson, responsabile della ricerca quantitativa di Morningstar, in una nota. “Eliminando la gestione attiva, gli investitori hanno ridotto nei propri portafogli l’influenza delle cognitive biases che fanno inevitabilmente parte della natura umana e non posso essere cancellate del tutto”, afferma Davidson. È importante sottolineare l’utilizzo del verbo “ridurre”, in quanto anche l’investitore che costruisce un portafoglio totalmente a replica passiva deve prendere delle decisioni, le quali saranno sempre soggette a distorsioni cognitive.

L’utilizzo di replicanti elimina il bisogno di verificare periodicamente se l’asset allocation batte o meno il mercato (errore alla base proprio della loss aversion), visto che per definizione replicano quello stesso mercato. Tuttavia, la natura di strumenti scambiabili sul mercato in tempo reale degli Exchange traded fund (Etf), potrebbe renderli più facilmente soggetti a reazioni emotive.

I grafici sottostanti mettono in relazione i flussi di cassa netti dei fondi europei della macro categoria Azionari Europa Large Cap, con la performance dello stesso mercato negli ultimi cinque anni (dati a fine aprile 2017). Il primo è dedicato ai fondi attivi, mente il secondo mostra la relazione tra raccolta e rendimenti degli Etf.










Analizzando i due grafici, si ha conferma del fatto che spesso gli afflussi seguono periodi di rialzi e i riscatti periodi di ribassi, ma non si nota una differenza significativa tra gli investitori in fondi gestiti attivamente e quelli che hanno in portafoglio Etf.


Anche prendendo una categoria più volatile, quindi più soggetta a sbalzi emotivi, come quella dei fondi Azionari mercati emergenti, il discorso non cambia. Insomma, dati alla mano, gli investitori in Etf non sembrano essere più virtuosi o meno schiavi delle emozioni rispetto a chi sceglie la gestione attiva.









Alcuni consigli

Certo, sfuggire all’ansia e ragionare a mente fredda non è facile, specie quando si tratta del proprio benessere finanziario. Ma allora come fare? In fin dei conti, la tecnica che si è da sempre rivelata più prolifica è comprare azioni o fondi azionari di qualità a buon prezzo e tenerli nel lungo periodo, strategia chiamata Buy and hold (compra e tieni). A confermalo c’è anche Philip Fisher, famosissimo investitore e autore del libro Common stocks and uncommon profits, il quale scriveva: “I movimenti di breve termine sono così intrinsecamente difficili da prevedere che credo sia impossibile ottenere con il gioco del dentro e fuori dal mercato gli stessi enormi profitti che il possessore di azioni di qualità può ottenere nel lungo periodo”.
Insomma, invece di inseguire le mode (il settore X, l’asset class Y, il paese Z o il fondo N ha guadagnato molto negli ultimi sei mesi e quindi me lo compro) bisogna avere un piano finanziario di lungo periodo solido e seguire alcune regole di base
(clicca qui, per leggere i 10 consigli di Morningstar per investire bene).


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