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giovedì 25 maggio 2017

Deficit e debito pubblico: alcune verità

 
Molte delle quali controintuitive.
UNO: Il deficit pubblico è l’eccedenza della spesa governativa rispetto agli incassi.
DUE: E’ un dato di fatto contabile che, se il settore pubblico nazionale spende più di quello che incassa, il totale degli operatori economici al di fuori di esso incassa più di quanto spende.
TRE: Quindi se il settore pubblico nazionale è in deficit, si crea un accumulo di risparmio per pari importo in capo o al settore privato nazionale, o al settore estero.
QUATTRO: A fronte del deficit pubblico, se i conti con l’estero non sono passivi – e quelli dell'Italia oggi non lo sono, anzi – non si formerà risparmio netto nel settore estero. Dovrà invece formarsi, inevitabilmente, risparmio nel settore privato nazionale.
CINQUE: Se l’economia si trova in condizioni di pieno utilizzo delle sue risorse produttive, immettere ulteriore potere d’acquisto nel sistema economico crea inflazione. In queste condizioni, maggiori deficit pubblici aumentano il livello dei prezzi: di conseguenza si crea risparmio privato in termini monetari, ma non necessariamente in termini reali, perché il valore del risparmio privato viene eroso dall’inflazione.
SEI: Se invece nell’economia c’è un forte livello di risorse produttive inutilizzate, l’immissione di potere d’acquisto non è inflazionistica: la produzione aumenta di pari passo con la domanda, senza tensioni sui prezzi. Il risparmio privato quindi aumenta in termini sia nominali che reali.
SETTE: Il potere d’acquisto immesso nell’economia tramite il deficit pubblico potrebbe assumere la forma di un’emissione di moneta da parte dello Stato, per coprire la differenza tra spese e incassi.
OTTO: Tuttavia gli Stati hanno delegato alle banche centrali la facoltà di emettere moneta. Finanziano quindi l’immissione di potere d’acquisto collocando titoli di debito pubblico.
NOVE: Quest’ultimo passaggio non ha alcuna necessità logica. Lo Stato potrebbe emettere direttamente moneta. Il debito pubblico non esisterebbe. Lo Stato potrebbe casomai offrire ai cittadini che accumulano risparmio la possibilità di lasciarlo depositato in conti presso (per esempio) il Ministero dell’Economia, con scadenze e tassi d’interesse tali da fornire al depositante un’interessante opportunità d’investimento. Ma sarebbe un servizio proposto ai cittadini, non una necessità dello Stato per coprire le sue esigenze finanziarie.
DIECI: Chiamare debito il cosiddetto “debito pubblico”, e soprattutto considerarlo un problema, ha un senso solo se ed in quanto lo Stato non ha facoltà di emettere la moneta in cui è denominato il “debito” stesso, o comunque in quanto esiste il dubbio (più o meno remoto) che la banca centrale non garantisca la solvibilità dello Stato.

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