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lunedì 22 maggio 2017

Business as usual?

Pierluigi Gerbino
 
Chi opera sui mercati finanziari con ottica settimanale, e va al di là dei movimenti di brevissimo respiro che capitano durante le singole giornate, per focalizzarsi sui trend di fondo almeno di medio periodo, venerdì sera dovrebbe aver chiosato l’osservazione della candela settimanale, appena conclusasi, con osservazioni del tipo “Tanto rumore per nulla”.
Perché di questo si è sostanzialmente trattato nella parte centrale della settimana.
Lo sfogo di volatilità che inevitabilmente avrebbe dovuto manifestarsi, dati i livelli di compressione della volatilità e di abbassamento della guardia da parte degli investitori, che abbiamo misurato e puntualmente segnalato la settimana precedente, si è puntualmente verificato mercoledì scorso, esattamente al centro della settimana, con una drammatica scivolata dei listini occidentali, capitanati proprio da quelli americani, spaventati dai possibili guai giudiziari di Trump per il Russia-gate.
Ma nelle due giornate finali della settimana i mercati hanno recuperato gran parte delle perdite subite e sono tornati a guardare in alto, anche se non si può ancora affermare che il trend rialzista, intaccato dalla sciabolata di mercoledì, sia completamente ripristinato. Occorrerà verificare la capacità, non scontata, di proseguire il recupero e violare nuovamente i massimi storici.
Il clima è comunque repentinamente cambiato, dimostrando che l’inerzia rialzista, impostasi sui mercati sei mesi fa con l’arrivo di Trump al comando dell’America, non è facile da neutralizzare.
Le prese di beneficio, specialmente se riescono a far flettere almeno un po’ i listini, vengono ancora interpretate da molti operatori come occasione di acquisto. Il denaro torna sui mercati e riassorbe rapidamente l’emorragia provocata da spaventi momentanei.
Del resto il timore di impeachment è stato subito ridimensionato dalla tortuosità e complessità della strada parlamentare che si dovrebbe percorrere per ottenerlo. E’ poi arrivato a fagiolo  il viaggio in giro per il mondo che Trump sta compiendo, che lo ha portato in Arabia Saudita mentre oggi sarà in Israele e nei prossimi giorni dal Papa ed al G7 di Taormina.
La ribalta mediatica si è così spostata dai crucci dell’inchiesta Russia-gate alla più nobile lotta al terrorismo e soprattutto al business, argomenti che hanno impegnato il magnate a Riad, al cospetto della famiglia reale saudita e di uno stuolo di sceicchi e governanti sunniti dell’area mediorientale.
Sul primo argomento Trump, che ha giocato tutta la campagna elettorale fomentando la guerra di religione contro gli islamici, ha sfoderato la sua proverbiale coerenza politica andando ad appellarsi alla lotta del bene contro il male (come George W. Bush, prima di invadere l’Iraq, ricordate?) e ad evocare l’unione delle tre grandi fedi religiose per realizzare la pace niente meno che in tutto il mondo.
Intanto però ha firmato accordi per un bel gruzzoletto di miliardi per fornire armi americane ai Sauditi ed al Qatar, che, come da quelle parti sanno anche i cammelli, sono i più grossi finanziatori e sostenitori dell’ISIS e del terrorismo islamico.
Ma i mercati è proprio questo il discorso che vogliono sentire: business as usual! Basta con i principi e le belle parole. Basta con la complessità della geopolitica e la diplomazia. Questo è il Trump che vogliono. Quello che fa arrivare i soldi all’industria americana delle armi. Tanto la carneficina avviene in Siria e nel Medio-Oriente, a migliaia di chilometri da Wall Street, e i profughi sono affare europeo.
E poco importa se anche in Corea del Nord si susseguono le provocazioni del giovane dittatore, che ha lanciato un altro missile, ha minacciato gli USA di essere in gado di colpire il territorio americano con armi nucleari ed avviato la produzione di massa dei missili recentemente testati con successo. A questo pazzo penseranno i cinesi, se vogliono continuare a fare business con l’America.
I mercati continuano a cavalcare il situazionismo di Trump, senza una strategia, come senza strategia appaiono i movimenti del premier americano. Mentre i media, dopo aver cavalcato i gossip complottistici sul Russia-gate ora cercano di vendere copie con i pettegolezzi sugli abiti di Melania o della figlia Ivanka. E, c’è da scommetterlo, nei prossimi giorni si scateneranno su quanto sarà pittoresco l’incontro tra il diavolo del business e l’acquasanta vaticana.
Lo spettacolo continua, a passo svelto verso una direzione che cambia ogni giorno e non sappiamo dove ci porterà.

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