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venerdì 17 marzo 2017

JPM: troppa euforia dopo il voto in Olanda, correzione in vista


Dopo il voto in Olanda e l'affermazione di un partito di sistema contro la piattaforma politica populista di Geert Wilders, una eccessiva compiacenza verso il mercato si è diffusa tra gli operatori che investono sull'equity, e questo potrebbe essere dunque un buon momento per cominciare a proteggersi contro una correzione in arrivo.
Lo scrivono in una nota ai clienti gli analisti di JPMorgan Chase & Co., che convergono sulla linea di cautela tracciata negli ultimi giorni da molte banche d'affari, da Allianz Global Investor a Morgan Stanley.

Scivolata in vista

Secondo quanto scrive l'analista di Marko Kolanovic, che in JP Morgan occupa il ruolo di global head of quantitative and derivatives strategy della sede newwyorchese ed è una voce molto ascoltata a Wall Street, il rischio che si inneschi a breve una fase di selloff sui listini è in questo momento più alto che mai, perche gli investitori stanno sottostimando quel che potrebbe accadere in prossimità dell'appuntamento con le urne francesi, che affronteranno il primo turno delle presidenziali a inizio aprile.
In un contesto del genere, suggerisce l'esperto, la migliore opzione è di conseguenza quella di attendere eventuali scivolate dello S&P 500 - potenzialmente soggetto nel breve termine a un arretramento nell'ordine del 5% - che aprirebbero una buona finestra per un rientro nell'azionario americano in vista di una ripresa del Trump Rally.

Breve periodo VS lungo periodo

Nel lungo periodo, infatti, JP Morgan resta ottimista sui vantaggi delle politiche economiche della nuova amministrazione per i profitti societari delle aziende americane.

"Assumendo i benefici pieni della riforma fiscale relativa agli utili del 2018", scrive ai clienti Kolanovic, c'è spazio perché "lo S&P 500 si spinga "verso quotazioni significativamente più alte rispetto al nostro attuale target price (per fine anno, Ndr) di 2.400 punti."
Prima che la corsa riprenda, però, la strategia migliore sarebbe quella di ridurre l'esposizione del proprio portafoglio all'azionario USA e comprare titoli più a buon mercato sui listini dei Paesi emergenti.

E anche se le società quotate oltreoceano restano una opzione attraente, a patto di avere la pazienza di attendere che si offra un migliore punto di entrata, il suggerimento è insomma quello di prendersi una pausa per qualche tempo dagli investimenti a Wall Street. 

Cautela diffusa

Un atteggiamento "toro" in un orizzonte più ampio ma "orso" nell'immediato che rafforza la tendenza affermatasi nell'ultima settimana tra i commentatori di borsa, come dimostrano gli avvertimenti lanciati tanto dagli strategist di Allianz Global Investors, tornati sul problema delle valutazioni eccessivamente alte delle società quotate sugli indici USA, quanto da quelli di Goldman Sachs Group, che hanno tagliato il giudizio sull'equity globale a 'neutral' in un orizzonte di tre mesi. 
Questi ultimi, in particolare, avevano invitato gli operatori ad aumentare la percentuale di "cash"in portafoglio e legato segnali d'allarme sullo S&P 500 alla tendenza reflattiva degli ultimi tempi, che non permette di archiviare la possibilità di uno "choc" da tassi in rialzo nonostante le indicazioni market-friendly di Janet Yellen nell'ultima riunione di politica monetaria della Fed: gradualità nella normalizzazione dei tassi, che nella convinzione di molti si traduce in 3 ritocchi quest'anno e 3 il prossimo. 

Si scrive Olanda, si legge Francia

Quanto alle ragioni della cautela, Kolanovic ribadisce la convinzione espressa da tempo dagli analisti - convinti fin dall'inizio dell'anno che il 2017 presenta per gli operatori economici fattori di rischio (e opportunità) forse ancora maggiori ancor più del 2016, contrassegnato dai sobbalzi legati a Brexit e Trump - secondo i quali mentre negli Stati Uniti è lo scarto tra le ambiziose promesse e i primi provvedimenti di un presidente dai due volti - pro-business l'uno, esterofobo e protezionista l'altro - a determinare il destino del rally presidenziale preso da una febbre da "crescita", a generare apprensione nell'eurozona saranno ancora per qualche tempo gli appuntamenti elettorali, soprattutto in Francia e Germania. 
Il voto olandese è il primo di quegli appuntamenti, ed è per questo che ha catalizzato su di sé negli ultimi giorni così tanta attenzione tra gli osservatori, che lo consideravano in realtà più come un segnalatore di tendenza in vista del ben più temuto appuntamento elettorale di Parigi. 
E' lì infatti che è pronta ad esplodere la bomba politica Le Pen, che incoraggiata dalla defezione britannica dall'UE e dal riassestamento nazionalista alla Casa Bianca ha esplicitamente approntato una piattaforma di governo anti-euro e anti-immigrazione.
La candidata del Front National guida con un sensibile margine sui concorrenti la corsa per il primo turno di voto del 23 aprile (gli ultimi sondaggi la danno circa al 27% delle preferenze), ma resta indietro nelle stime sulla battaglia a due nel secondo turno, dove tradizionalmente l'elettorato di centrodestra e di centrosinistra si ricompattano a sostegno del candidato argine all'ultradestra, chiunque egli sia.
Il più probabile campione della compagine anti-lepen è in questo momento, dopo lo scandalo che ha colpito il candidato dei Républicains Fillon, l'indipendente Emmanuel Macron, che per il ballottaggio di maggio le proiezioni danno in vantaggio di ben 20 punti percentuali davanti all'ultradestra.
Cifre apparentemente rassicuranti, ma che non eliminano ancora una certa pressione di fondo: ne è spia lo spread tra i titoli di stato francesi e i bund tedeschi, che rimane su livelli relativamente alti nonostante sia sceso dai picchi raggiunti ultimamente.

Segno che i sondaggi sono una cosa, ma la realtà e le sue variabili - come dimostra la caduta improvvisa di Fillon - un'altra.
Fonte: News Trend Online

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