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giovedì 16 marzo 2017

Il buon senso di Mervyn King

Marco Cattaneo
Trend Online
Il buon senso di Mervyn King
 
Questo vale per le considerazioni in merito alla Brexit e ai suoi impatti economici, e naturalmente anche per quanto affermato sull’insostenibilità dell’Eurozona, nella sua conformazione attuale.
Con un’importante precisazione: se Germania, Austria e Olanda rifiuteranno (com’è scontato) di stanziare il 5% del loro PIL annuo (ogni anno, su base permanente) per trasferimenti a favore degli altri paesi dell’Eurozona, la moneta unica è effettivamente insostenibile. Ma il break-up, con le sue complessità e i suoi rischi di caoticità nel breve termine, non è l’unica alternativa possibile.
L’altra è mantenere l’euro in abbinamento a un sistema di Monete Fiscali (CCF) nazionali, emesse da ogni paese che abbia necessità di riavviare la propria economia tramite il rilancio della domanda interna e il recupero di competitività delle sue aziende.
Le condizioni sono che ogni stato membro si impegni a pareggiare il bilancio, nel senso di mantenere in equilibrio incassi e pagamenti in euro, senza quindi più accrescere il debito pubblico, neanche di un centesimo. Che la BCE lo garantisca, purché appunto non si verifichi alcun incremento.
E che le emissioni di CCF nazionali – titoli non di debito e non a rischio default - vengano gradualmente accresciute fino al livello necessario per recuperare, in pochi anni, la piena occupazione, e per riallineare la competitività dei vari stati.
Riallineamento che avverrebbe riducendo il costo del lavoro lordo nei paesi oggi meno competitivi: non abbassando le retribuzioni nette (che anzi devono crescere) ma abbattendo il peso di tasse e oneri accessori.
Cos’è necessario per intraprendere questa strada ? “Solo” uno statista (degno di questo nome…) che la attui in un paese, adottando il progetto CCF e indicando la strada agli altri. E “solo” il riconoscimento da parte di Bruxelles, Francoforte e Berlino che questa riforma rende l’Eurozona sostenibile, ripristina le condizioni per la prosperità generale, e non chiede nessun trasferimento a nessuno stato.
Se sembra difficile (ed è effettivamente un grosso “se”) è perché implica l’ammissione che le politiche deflative “raccomandate” per risolvere la situazione odierna sono basate su analisi erronee, totalmente controproducenti, e tali da innescare derive politiche estremamente preoccupanti.
Non è un'ammissione da poco. Ma le alternative sono trasferimenti politicamente inaccettabili dal Nord al Sud. O depressione economica al Sud per molti altri anni - per un periodo di tempo indefinito, in effetti. O un break-up potenzialmente caotico. 

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