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giovedì 16 marzo 2017

Ecco quanto ha guadagnato (tanto tempo fa) Donald Trump

La politica negli States è un affare molto costoso, soprattutto ai massimi livelli: le campagne elettorali sono sempre più dispendiose, soprattutto le ultime edizioni, in particolare quelle che hanno visto tra i contendenti Hillary Clinton e Donald Trump.

La situazione di Trump

Forte di un patrimonio personale non indifferente, (in realtà per entrambi), il tycoon a suo tempo dichiarò che, in caso di elezione, avrebbe rinunciato allo stipendio da Presidente, percependo un forfait puramente simbolico di 1 dollaro.

Una mossa astuta che di certo contribuì, insieme a tutto il resto, ad aumentare il livello di popolarità tra gli elettori, popolarità che poi, l'8 novembre, lo ha premiato eleggendolo 45esimo presidente degli Stati Uniti. Alle sue spalle, Donald Trump, immobiliarista di lungo corso e soprattutto ampiamente chiacchierato per i suoi investimenti, ha sempre rifiutato di rendere pubbliche le sue finanze e le sue dichiarazioni dei redditi approfittando del fatto che, nonostante sia praticamente l'uomo più potente del mondo, non è obbligato a mettere sul piatto i propri affari, limitandosi ad evitare tutti i problemi legati al conflitto di interessi tra il suo impero e la sua carica politica con la creazione di un Trust i cui riferimenti principali sono i suoi figli.
E finora la situazione non ha creato disagio a nessuno degli attori in scena.

O per lo meno fino a qualche giorno fa, quando la tv Msnbc ha fatto letteralmente i conti in tasca al repubblicano.

Le cifre ci sono. Ma sono troppo vecchie

In realtà si tratta di conti un po' datati visto che risalirebbero a oltre 12 anni fa, ma ad ogni modo sembrano essere quelli più recenti.
Numeri alla mano, in quel lontano 2005, Donald Trump dichiarò al fisco Usa 150 milioni di dollari sul quale avrebbe pagato un corrispettivo in tasse pari a 38 milioni. Per la precisione le tasse regolari non sarebbero state più di 5,3 milioni pari a un'aliquota del 4,3%. Quello dei vari escamotage adottati per limitare al massimo il contributo al fisco è da sempre uno dei maggior vanti di Trump.

Come spiegare allora il resto dell'impegno? La risposta è Alternative Minimum Tax, tassa sui redditi delle persone fisiche e delle società applicata con una singola aliquota unica quando il reddito supera un determinato livello. La stessa Atm sarebbe inclusa in quella serie di tasse che il presidentesarebbe intenzionato a cancellare con la semplificazione fiscale promessa da tempo.
Il che, però, creerebbe un ulteriore conflitto di interessi. Non solo, ma a parte la validità molto aleatoria di cifre risalenti a oltre un decennio addietro, sembra essere ben più importante un altro elemento di primaria importanza, vista la carica ricoperta oggi da Trump: la provenienza dei capitali.

Da tempo, infatti, si sa che il presidente ha interessi in Cina ma anche in Russia, nazione del cui appoggio ha spesso goduto al limite dell'incidente politico con il Congresso. Ma fino a quando era un libero cittadino tutto questo risultava essere lecito, ma adesso agli occhi del Parlamento e per motivi di sicurezza nazionale, quello stesso Congresso potrebbe chiedere presto spiegazioni più dettagliate. 
Fonte: News Trend Online

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