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giovedì 16 marzo 2017

Ecco perché Amazon distrugge più posti di lavoro della Cina


Sempre più pervasivo, sempre più enorme, e sempre più una minaccia per il mercato del lavoro. Il colosso delle vendite online Amazon.com si vanta nei suoi annunci di un piano per creare fino 100 mila nuovi posti di lavoro il prossimo anno, ma sorvola su un punto: per ogni assunzione fatta da Amazon, ne vengono distrutti anche due o tre da qualche altra parte.
Numeri che fanno del vorace Golia del nuovo universo del commercio in internet un pericolo per l'occupazione persino peggiore della tanto odiata concorrenza cinese.

Il prezzo fa la differenza

A tornare sull'argomento delle conseguenze della crisi della grande distribuzione tradizionale e sulle conseguenze del fenomeno Amazon è adesso il sito finanziario MarketWatch, dalle cui colonne Rex Nutting racconta come gli acquisti in rete stanno rivoluzionando il rapporto degli americani con i fornitori di beni di consumo, con conseguenze non indolori per i lavoratori statunitensi.
Che siano libri o pannolini, gli americani (e pur se meno anche gli europei) si rivolgono ormai sempre di più alle vendite su internet piuttosto che recarsi nei negozi fisici.

E la metà di quegli acquisti online, una cifra enorme, va proprio a vantaggio dell'azione di della società di Bezos.
Una tendenza spiegabile non tanto con la pigrizia dei consumatori, che apprezzano comunque il fatto di vedersi recapitare a casa in poche ore il pacco con l'articolo richiesto dopo qualche semplice click sul pc o sullo smartphone, quanto con le inarrivabili offerte sui prezzi proposte dal colosso virtuale.

Il risvolto della medaglia

Ma per la convenienza tanto apprezzata dai consumatori c'è qualcuno che paga un prezzo salato.

A cominciare dagli impiegati nelle numerose catene retail da tempo principali vittime della concorrenza imbattibile del distributore virtuale.
Il caso più noto è quello di Macy's, icona anche cinematografica dei grandi magazzini americani nel XX secolo che ha mandato a casa recentemente 10 mila addetti dei suoi punti vendita, ma non è l'unico.
Altri 4000 hanno perso il lavoro da The Limited, che ha chiuso tutti i suoi 250 negozi per tentare la fortuna con una nuova esistenza solo in rete; migliaia ne ha mandati a casa Sears, e Kmart ha appena comunicato che sta per abbassare per sempre le saracinesche di 150 punti vendita: complessivamente, circa 125 mila persone che si guadagnavano da vivere a vario titolo nel settore retail hanno perso il loro impiego negli ultimi due anni.

 

Una tendenza che più che stabilizzarsi sembra essere destinata ad accentuarsi.

Adesso il gruppo che cominciò vendendo libri sta puntando a nuovi segmenti di mercato, ad esempio con dei nuovi servizi di consegna a domicilio di pasti pronti.

Un settore in profonda crisi di identità

Alla fine del 2016, il settore retail contava 16,5 milioni di lavoratori, e l'industria della ristorazione ne impiegava altri 11,4 milioni.
Numeri che insieme, fa riflettere Nutting, fanno un quinto dei posti di lavoro americani. Molti dei quali sono adesso seriamente soggetti al nuovo pericolo "virtuale".
Ai tassi di crescita attuali, Amazon raggiungerà ricavi annuali per 500 miliardi nei prossimi 5 anni. Un trend che prepara una inevitabile cura dimagrante per aziende leader come Macy’s, The Gap, Best Buy e Barnes & Noble BKS.

Con una conseguenza però con cui si dovrà fare i conti. 

Un caso diverso

Quel che rende differente il fenomeno di transizione verso gli acquisti a distanza, è che non ne deriva semplicemente un riequilibrio delle posizioni di mercato, dove chi fa meglio erode quote alla concorrenza.
O dove chi lavorava da Macy's va a lavorare da Amazon. 
Il grosso problema in questo caso è infatti che quel mercato con Amazon non c'è più, visto che per vendere i suoi prodotti Amazon ha bisogno di meno della metà di personale che sarebbero necessario per Macy's.
E non solo e non tanto per il suo noto (e criticato) sistema dei "pickers”: un esercito di "corridori" che fanno avanti e indietro ogni giorno tra gli scaffali dei grandi centri di raccolta per selezionare i prodotti da spedire.

Anzi, persino questi posti di lavoro sono in prospettiva a rischio, e pronti ad essere sostituiti con il sempre incombente sviluppo dell'automazione.
Presto nei grandi hangar del gruppo a gestire la selezione dei prodotti da sparire saranno dei robot, e Amazon sta anche testando la possibilità di effettuare senza bisogno di esseri umani, mediante l'uso di droni, anche le consegne, un settore che da da lavorare a circa 2 milioni di persone. 

 

Fonte: News Trend Online

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