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mercoledì 15 marzo 2017

Doppia sfida

Doppia sfida
 
Ancora una giornata di tranquilli ribassi, sia in Europa che in USA, ha accompagnato l’attesa per il giorno delle due sfide, che vivremo oggi. Si tratta di due sfide che i mercati in massima parte hanno già scontato e che potrebbero, una volta celebrate, rimuovere qualche ostacolo che impedisce ai mercati di riprendere il cammino. Sempre che, ovviamente, non producano sorprese.
La prima, decisamente la più importante per la finanza internazionale, è quella che la FED lancerà questa sera all’inflazione, al termine della riunione del FOMC. Il programma prevede un appuntamento ricco, con la pubblicazione delle proiezioni economiche per il futuro e la Conferenza Stampa di Janet Yellen ad illustrare le decisioni appena prese dal gruppo dei governatori votanti e lo scenario futuro come lo vede la FED.
La seconda è una sfida elettorale e si gioca in Olanda. Apre l’anno delle grandi elezioni e rappresenta il primo banco di prova per verificare quanto è rimasto, dopo le grandi prove dell’austerità e dell’immigrazione, dell’europeismo che qualche anno fa tutti professavano.
Vediamo quel che si aspettano i mercati e quali potrebbero essere le sorprese.
Riguardo alla FED ormai, dopo il diluvio di appelli da parte dei quasi tutti i membri FED a cui abbiamo assistito in febbraio, affinché non si perda tempo ad alzare i tassi, non c’è quasi nessuno che si attenda un nulla di fatto. Il rialzo dei tassi ufficiali all’1% è scontato. Meno scontato è quel che succederà dopo. La maggioranza propende per una pausa di almeno 3 mesi, per vedere che cosa Trump partorirà in concreto del suo programma elettorale, ed due altri ritocchi entro fine anno, che potrebbero essere uno prima delle ferie ed uno nei mesi finali del 2017 (magari a dicembre, che è stato usato già nel 2015 e nel 2016). Si arriverebbe così a fine anno con i tassi al 1,50%. Questa ipotesi, tutto sommato, non sarebbe molto avversata dai mercati, specie se Trump ci metterà del suo, magari realizzando veramente quella “fenomenale” riduzione delle tasse sulle imprese e sulle persone fisiche che ha promesso a più riprese, ma senza troppi dettagli. Avremmo un inasprimento non drammatico delle condizioni monetarie compensato da un aumento dei profitti netti, che renderebbe sostenibili le valutazioni azionarie delle borse USA, oggi piuttosto care e, ci ha fatto notare il Premio Nobel Robert Shiller, ormai a livelli superiori a quelli del 2007 e paragonabili a quelli che precedettero il grande crollo del ’29.
Il problema verrebbe se la “normalizzazione” dei tassi voluta dalla FED fosse più rapida di quella esposta. Allora si potrebbero scatenare gravi problemi di insolvenza da parte di settori che in questi anni hanno esagerato non poco con l’assunzione di debito, di cui vedrebbero appesantirsi drasticamente  l’onere per interessi (l’edilizia commerciale, i prestiti agli studenti, e magari nuovamente l’edilizia privata).
Appare quindi piuttosto importante per la stabilità dei mercati che Yellen mantenga una buona dose di materna tolleranza e faccia un uso non allarmistico delle parole per spiegare che normalizzazione non è sinonimo di restrizione.
Anche dalle elezioni politiche il mercato non si attende novità in grado di mutare gli equilibri dell’Eurozona. Il movimento ultranazionalista di Geerd Wilders, benché in ascesa rispetto alla precedente tornata elettorale, non dovrebbe avere alcuna possibilità di andare al governo, dato che nessuno dei principali partiti più ortodossi sarebbe disposta ad allearsi con questo movimento. Per governare dovrebbe ottenere un successo così eclatante che nemmeno la caduta di credibilità dei sondaggi, che abbiamo visto recentemente con Trump e la Brexit, ci consente di ipotizzare.
Piuttosto i problemi per l’Europa potrebbero venire in prospettiva. Se l’onda lunga del nazionalismo sovranista dovesse ingrossarsi, grazie ad una chiara quanto effimera affermazione di Wilders, lo scalpore fornirebbe un assist in Francia a Marine Le Pen (Other OTC: PENC - notizie) , anche se, oggettivamente, anche qui ci vuole un bel po’ di fantasia per ipotizzare che la bionda arrabbiata possa diventare Presidente della Repubblica francese.
La cosa curiosa, in Francia, che rivaluta un po’ la classe politica italiana, è il fatto che tutti e tre i principali competitor per la sfida presidenziale sono indagati dalla Magistratura. Uno, Fillon, è stato addirittura rinviato ieri a giudizio.
Tutto il mondo è paese.

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