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mercoledì 11 gennaio 2017

E' la gogna ciò che serve al nostro paese?


La giornata di ieri ha detto veramente poco di nuovo sui mercati. Le borse europee hanno passato la mattinata deboli e poi hanno raddrizzato la seduta nella seconda parte, chiudendo tutte intorno alla parità, grazie al buon inizio di seduta americana, che però si è rimangiata nella seconda parte della giornata il rialzo iniziale, penalizzata dal calo del petrolio che sembra voler ritornare a 50 dollari.
Il nostro Ftse-Mib è riuscito con un sussulto finale a chiudere in positivo, recuperando una frazione del pesante calo accusato lunedì scorso. I bancari hanno accusato ancora prese di profitto, specialmente nella prima parte della seduta, ma nel finale sono riusciti quasi tutti a recuperare, contribuendo al piccolo rimbalzo dell’indice.
Si avvicina il momento dell’aumento di capitale di Unicredit, che sarà deliberato giovedì e viene visto con un certo timore, mentre suscita discussioni la strana voglia di gogna mediatica che ha colpito l’establishment governativo, che ha raccolto la proposta del “liberale Patuelli”, il Presidente dell’ABI, l’associazione delle banche, di pubblicare l’elenco dei primi 100 debitori insolventi delle banche che verranno salvate dallo Stato.
La proposta avanzando nell’Auditel del populismo e probabilmente verrà recepita da un emendamento in sede di conversione in legge del decreto salvabanche (ma dal governo chiamato salvarisparmi) emanato dal Governo prima di Natale.

Intanto il M5S rilancia, chiedendo addirittura l’istituzione di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sistema bancario. Bisognerà che qualcuno spieghi ai giovani pentastellati come funzionano in Italia questi organismi straordinari. Sono carrozzoni che fanno passare anni in audizioni, controlli e chiacchiere e poi pubblicano una relazione finale che il più delle volte seppellisce il problema in salomoniche dissertazioni, affiancando la verità della maggioranza con quella dell’opposizione e consegnando il loro risultato agli storici, senza alcuna conseguenza concreta.

Mi chiedo per quale motivo questa volta dovrebbe essere diverso.
Ma la proposta dei 5 Stelle non passerà. Passerà invece la strampalata idea di pubblicare i nomi dei debitori, che serve solo a stimolare il gossip, dato che difficilmente qualcuno si affretterà a pagare i debiti per paura di finire nella lista nera degli untori.
Se invece succedesse, sarebbe la definitiva morte della Giustizia e la certificazione dell’incapacità della legge ad ottenere con mezzi civili che i cittadini rispettino gli impegni presi. 
Sarebbe bene, nella foga mediatica di guardare dal buco della serratura le miserie bancarie, non  dimenticare due evidenze, che indico sommessamente.

La prima è che chiedere un prestito ad una banca non è un reato, né cosa di cui vergognarsi. E nemmeno il fatto di non riuscire ad onorare le scadenze, quando il precipitare della crisi economica porta al fallimento realtà economiche che prima stavano in piedi e producevano ricchezza.
Questa eventualità si chiama rischio d’impresa per il debitore e rischio bancario per la banca erogatrice. E’ l’essenza del mestiere della banca e viene remunerata dai cospicui interessi che in Italia si pagano alle banche, superiori a quelli che pagano le imprese ed i cittadini degli altri paesi europei.

Non vorrei che, per soddisfare la voglia di dare addosso agli untori, si buttassero in pasto al pettegolezzo nomi di persone che già si vergognano per il fallimento delle loro imprese, col risultato di ritrovarseli poi nella cronaca dei suicidi. Lo dico in anticipo, così qualcuno, se succederà, potrà dire che è colpa del gufo Gerbino che porta sfiga.
La seconda è che accanto ai debiti che diventano insoluti perché frutto dell’evoluzione negativa dell’economia, ho la sensazione che ci siano parecchi prestiti nati già marci, perché erogati a clienti che sarebbero inaffidabili secondo le regole del bancario perfetto da attuare nell’istruttoria di concessione del prestito.

Questi prestiti vengono erogati perché vanno ad amici degli amministratori della banca o dei politici locali, oppure agli amici degli amici, secondo la più classica abitudine del sottogoverno italiota, in barba alle regole di una sana istruttoria di affidabilità bancaria. Le sofferenze non sono tutte uguali e sarebbe bene distinguere.
Per queste ultime, i nomi esposti al pubblico servirebbero, ma accanto a quelli dei clienti beneficiati senza merito bisognerebbe pubblicare anche quelli dei funzionari che li hanno concessi o dei partecipanti alla riunione del CDA che ne ha deliberato l’affidamento. Una statistica della FABI, il maggior sindacato dei bancari, effettuata su dati Bankitalia, ha evidenziato che il 78% dei prestiti finiti tra le sofferenze esistenti a settembre 2016, sia stata deliberata da Direttori Generali o consigli di Amministrazione, perché superiore ai 250.000 euro.

Sono i grossi prestiti che finiscono in cavalleria, proprio quelli dove la conoscenza del potente è requisito spesso fondamentale per ottenerli. Ma accanto ai nomi dei manager bancari che li hanno concessi, vorrei vedere anche quelli dei funzionari della Banca d’Italia che hanno effettuato le Ispezioni di Vigilanza senza riscontrare nessuna anomalia procedurale.
A queste condizioni sarei favorevole a pubblicare i nomi.
Tutti i nomi. Ma probabilmente non lo sarebbero più i politici e tanto meno il presidente dell’ABI.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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