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venerdì 2 dicembre 2016

Trump e l’Opec spalleggiano il rublo. Che rende l’8%

Iper volatile nell’operatività “intraday” ma con una chiara indicazione “buy” su quella di lungo e medio periodo. Poiché il rublo viene trattato prevalentemente con le obbligazioni, è logico che il segnale risulti positivo per quest’asset, sebbene sia confermata una fase di assestamento, attestata nelle ultime settimane da movimenti compresi tra i 67,7 e i 72 contro euro.
Il canale di rafforzamento, avviatosi ad agosto, si convalida proprio con un minimo e un massimo della nostra divisa rispetto a quella moscovita corrispondenti a questi due valori. E un possibile obiettivo di medio termine è identificabile – almeno dal punto di vista grafico – sui 57,5/58 Eur vs Rub. 

Il perché è noto

Superfluo spiegare i motivi della forza del rublo, protagonista della scena internazionale per due fattori: l’avvento alla Casa Bianca del filo-moscovita Trump e l’accordo – pur sofferto – sulla riduzione della produzione petrolifera nell’ambito dell’Opec, dove il Cremlino è stato inaspettatamente falco, dopo essersi dichiarato colomba per un lungo periodo.

La tattica è risultata vincente e ora si comincia a ipotizzare un disgelo dell’Europa sul fronte delle sanzioni commerciali. Un primo segnale viene dalla decisione delle ultime ore per un riavvio di stretti rapporti economici da parte della Finlandia, che rompe quindi il blocco introdotto in riposta alla guerra con l’Ucraina.
Se Bruxelles seguirà presto la stessa strada, il rublo prenderà il volo.  

Rendimenti ancora elevati

Su Borsa Italiana sono quotati tre bond nella divisa russa: si tratta di un Imi e di due Société Generale scadenza 2018, i cui rendimenti medi non sono molto precisi, a seguito di “spread” denaro/lettera in alcuni casi ampi, con la conseguente difficoltà di definire una quotazione di mercato esatta.

Migliore il quadro sul fronte “Otc” e in particolare delle emissioni riferite a organismi sovranazionali, la cui liquidità è favorita dal fatto di essere trattati su varie Borse europee. In tale ambito si registra uno “yield” fra il 6 e il 9,5%, con  una media attestata sull’8% e il vantaggio in più – per l’investitore italiano – della tassazione agevolata al 12,5%.
Due esempi fra tanti: il liquidissimo IFC (World Bank) 11% scadenza 2020, a taglio 100.000 rubli, equivalenti a 1.480 euro, dall’Isin XS1170061078, garantisce un 8,2% e ha trovato una certa stabilità di quotazione sui 107,5. Il Bei 6% scadenza 2018, a taglio 50.000 rubli, pari a 740 euro, dall’Isin XS0889394846, assicura un 5,8% circa e conferma come la curva dei rendimenti cominci ad assestarsi sulla parte corta e media. 

Il mercato si sveglia 

Il quadro decisamente migliorato nei confronti del rublo riporta interesse anche da parte degli emittenti.

E’ dei giorni scorsi l’esordio proprio a Borsa Italiana del nuovo Société Generale 7,5% novembre 2018 (Isin XS1490848279), a lotto 70.000, che in poche sedute ha guadagnato un punto e mezzo salendo sui 101,5, sebbene il mercato sia ancora pesantemente condizionato dal collocatore.
Anche sull’“Otc” si registrano nuove emissioni, da parte pure di “corporate” russe, alla ricerca di capitali all’estero per affrontare la prossima probabile fase di espansione dell’economia nazionale.
Fonte: News Trend Online

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