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giovedì 1 dicembre 2016

Populismo globale, l’Unione Europea sarà la prossima vittima?


Salman Ahmed, Chief Investment Strategist di Lombard Odier Investment Managers, spiega che i risultati elettorali negli Usa e il voto sulla Brexit hanno dimostrato come lo scontento popolare stia iniziando a plasmare gli esiti politici nelle economie avanzate e, per estensione, anche le dinamiche economiche.
Il calendario dell’Unione Europea è molto intenso per i prossimi 12-18 mesi, con il Referendum costituzionale italiano, le elezioni presidenziali in Austria e Francia e le elezioni politiche in Olanda e Germania - spiega Salman Ahmed -.

Questi eventi si terranno in un contesto dove i partiti di estrema destra/sinistra raccolgono sempre più consensi, e questo comporta un consistente rischio di governi populisti che finiranno per mettere in discussione l’Unione Europea. Quasi tutti i partiti populisti che stiamo monitorando in diversi paesi europei, infatti, contemplano programmi anti Unione o, quantomeno, anti Euro.
Il principale fattore attenuante è la configurazione elettorale dei paesi europei, basata su una struttura rappresentativa più proporzionale e che quindi riduce la probabilità di formazione di un governo populista in assenza di un massiccio supporto degli elettori.

Questo sistema è in netto contrasto con i sistemi elettorali uninominali secchi in vigore nel Regno Unito e negli Usa. Ed è stata proprio questa struttura, insieme al sistema dei collegi elettorali americani, a permettere a Trump di vincere le elezioni, nonostante non abbia raggiunto la maggioranza dei voti popolari.
I mercati hanno giustamente concentrato la loro attenzione sul prossimo referendum italiano sulle riforme costituzionali, dove il "no" sembra essere in vantaggio, secondo gli ultimi sondaggi - spiega Salman Ahmed -.

Il referendum è stato descritto come un voto sui risultati dell'attuale governo filo-UE. È possibile che il premier Matteo Renzi si dimetta in caso di vittoria del "no", anche se, a nostro avviso, la prospettiva di elezioni anticipate rimane bassa. Riteniamo invece più probabile che si formi un governo di coalizione, in attesa di nuove elezioni per fine 2017 o inizio 2018.
Il fattore da monitorare, oltre al referendum, è la riforma della legge elettorale (supportata dalla maggior parte dei partiti politici), che dovrebbe modificare l’attuale sistema maggioritario per passare a un sistema proporzionale - spiega Salman Ahmed -.

Se questa misura dovesse passare, la probabilità che in Italia salga al potere un governo populista diminuisce drasticamente, nonostante la forte crescita del Movimento Cinque Stelle negli ultimi sondaggi. Ultimo, ma non meno importante, l'articolo 75 della Costituzione italiana che esclude eventuali referendum sui trattati internazionali e richiede invece una maggioranza dei due terzi del Parlamento l’approvazione di misure in merito.
Questo riduce ulteriormente il rischio di un'uscita dell’Italia considerando uno scenario ancora a sostegno dell'UE nel Paese.
La Francia, per contro, rappresenta un rischio “di coda” chiave perché il suo sistema elettorale non si basa sulla rappresentatività proporzionale - spiega Salman Ahmed -.

I timori sulla possibilità che Marine Le Pen del Front National possa superare la soglia del 50% al primo turno e ottenere la presidenza senza un secondo turno di votazione sono state ridotte dal risultato delle primarie del partito repubblicano francese, che ha visto François Fillon battere Alain Juppé con il 66,5% dei voti, mentre Juppé ha raccolto solo il 33,2% delle preferenze.
In occasione delle precedenti elezioni presidenziali, al secondo turno l’opposizione verso il Front National aveva portato gli elettori a unirsi su un solo candidato, con uno spostamento storico verso il centro. Ma se i sondaggi in Francia sono davvero “ciechi” davanti alla crescente ondata di populismo nel paese, una vittoria di Le Pen e del suo programma anti-UE porterebbe probabilmente a un referendum sull'adesione all'Unione Europea - un voto che, secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, potrebbe portare a una FREXIT (ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione francese, il Presidente può bypassare il parlamento per indire un referendum.
Charles de Gaulle adottò questa possibilità nel 1962 e poi di nuovo nel 1969).
In questa fase, considerando lo spostamento a destra dei partiti tradizionali come evidenzia la vittoria di Fillon alle primarie, la probabilità di un governo guidato dal Front National in Francia rimane bassa - spiega Salman Ahmed -.

Anche così, questa tendenza richiede un attento monitoraggio nelle settimane e nei mesi a venire, soprattutto dopo aver messo in conto la debolezza dell’infrastruttura politica dell'UE nella gestione di tali shock.
Al di là dello scenario estremo in cui un partito populista riesca a salire al potere in un paese core dell’Unione Europea nei prossimi 12 o 18 mesi, è anche importante riconoscere il rischio di una deviazione o di una reazione “populista”, all’interno di un partito tradizionale (come accaduto con i Tory che hanno messo in agenda il referendum sulla Brexit), che nei prossimi anni potrebbe portare a unreferendum sull’Unione Europea in uno dei paesi chiave, soprattutto se la crescita rimanesse anemica.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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