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venerdì 2 dicembre 2016

Hollande lascia. Con un messaggio: il nemico è il protezionismo



Francois Hollande si presenta davanti ai francesi all'ora di cena, lucido, ma senza nascondere l'evidente emozione con la quale ha vissuto la più difficile delle decisioni: rinunciare, come non aveva mai fatto alcun Presidente della Quinta Repubblica francese, alla candidatura per un secondo mandato.
  
Una passo sofferto, ma reso necessario dopo le pesanti pressioni subite dal suo stesso partito di fronte alle pessime previsioni dei sondaggi, che gli assegnavano al primo turno del prossimo 23 aprile addirittura la quarta posizione, alle spalle non soltanto dei due candidati della destra e dell'ultradestra Francois Fillon e Marine Le Pen, ma persino della sinistra ecologista di Jean-Luc Mélenchon.

Il bilancio: "circostanze terribili"


Quello di Hollande è stato un discorso breve, durato appena dieci minuti, nel quale il Presidente uscente ha rivendicato la "sincerità e onestà" con la quale ha guidato la Francia "in circostanze terribili", citando la stagione degli attacchi terroristici nel 2015: "abbiamo tenuto duro," dice, "ho preso i provvedimenti necessari, senza mai rimettere in discussione le nostre libertà". 
Hollande riconosce alcuni "errori" sul fronte economico, punto dolente del suo mandato e terrno sul quale è difficile difendersi di fronte agli avversari, che gli rimproverano lo stallo delle riforme, un'economia senza slancio e la crisi sociale sulla quale Marine Le Pen ha potuto costruire il suo consenso.
Pur riconoscendosi il merito del risanamento dei conti pubblici, Hollande sa di non aver vinto quella sfida per l'occupazione che era stata uno dei cardini del suo programma e riconosce che arrivano "insufficienti e in ritardo" i primi timidi segnali positivi giunti negli ultimi mesi. 
Prende atto, soprattutto, del carattere divisivo della sua figura tra le fila del suo partito.

"Sono consapevole che la mia candidatura non riunirebbe la sinistra" ha riconosciuto", paventando i pericoli di una dispersione della gauche francese.  

Gauche: evitare la "morte della sinistra"

Per i socialisti francesi adesso la priorità è scongiurare il pericolo di una completa disfatta al primo turno di aprile.
Il 15 dicembre scadranno i termini per la presentazione ufficiale delle candidature alle primarie, che si terranno a fine gennaio. 
Hollande non prende posizione, ma la sua rinuncia spiana la strada al suo Primo Ministro Valls. Proprio l'ex fedele alleato gli aveva inferto domenica scorsa il colpo decisivo, sconfessandolo pubblicamente in un'intervista e minacciando di presentare una candidatura alternativa.
Valls, portatore di un programma di sinistra moderata e liberale e comunque espressione di continuità con la presidenza Hollande, si contenderà la nomina della gauche soprattutto l’ex ministro Arnaud Montebourg, reppresentante dell’ala di sinistra del partito Socialista.
Chiunque vincerà la sfida delle primarie, in ogni caso, avrà un compito non facile: risalire la china nei pochi mesi dalle elezioni di primavera facendo dimenticare l'immagine deteriorata di Hollande, la cui popolarità era piombata a ottobre al 4%, il peggior dato di sempre.

 

Il nemico è il protezionismo

Il passo indietro di Hollande è anche conseguenza del mutato quadro politico prodotto dall'avanzata del liberista e thatcheriano Francois Fillon, vincitore a sorpresa qualche giorno fa delle primarie della destra, cui i sondaggi assegnano un consenso ogni giorno crescente tra i francesi: i primi dati dicono che potrebbe superare Marine Le Pen già al primo turno del 23 aprile. 

Su Fillon, Hollande si limita a lanciare un messaggio ai francesi sui pericoli rappresentati dal suo programma economico, "un progetto politico che rimette in discussione il modello sociale e il servizio pubblico".
Il candidato gollista ha annunciato un programma economico per sua stessa ammissione "brutale":  uno "choc” per l'economia francese che passa per una riduzione della spesa pubblica da circa 100 miliardi di euro in cinque anni, un taglio di 500mila funzionari pubblici, e il superamento delle 35 ore di lavoro settimanali. 
Hollande non rinuncia infine a tracciare un paragone tra l'ascesa del Fronte Nazionale e "quello che è appena accaduto negli Stati Uniti", mettendo in guardia dai pericoli di una vittoria di Marine Le Pen.

"Il protezionismo e l'isolamento non sono la soluzione per il nostro paese" ha detto. 
Coincidenza rivelatrice: la rinuncia di Hollande arriva nelle stesse ore in cui, dall'altra parte dell'oceano, Donald Trump lancia nuovi messaggi sulla svolta protezionista in arrivo. Visitando infatti in Indiana gli stabilimenti della Carrier, colosso dei sistemi di refrigerazione, il presidente eletto ha lanciato una non tanto velata minaccia ai vertici della società.
con un messaggio al CEO del gruppo Gregory Hayes: trovi un modo di mantenere una buona fetta dei posti di lavoro che l'azienda programma di spostare in Messico, o incorrerà nell'ira dell'Amministrazione entrante.
Fonte: News Trend Online

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