-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 1 dicembre 2016

Etruria, ostacolo alla Vigilanza: assolti i tre imputati

È finito con l'assoluzione dei tre imputati (l'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore generale Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri) il primo processo Banca Etruria. L'accusa era ostacolo alla Vigilanza. L'inchiesta era stata aperta alla fine del 2013 dal procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, al quale gli ispettori di Banca d'Italia consegnarono una relazione in cui si ipotizzavano possibili criticità penali nel bilancio del 2012. La sentenza, nonostante la rassicurazioni della procura aretina («Non c'entra niente con le inchieste per bancarotta e truffa, non ha alcun riflesso sulle altre indagini che riguardano i danni subiti dagli obbligazionisti e dai risparmiatori, inchieste sulle quali stiamo alacremente lavorando», ha assicurato Rossi), potrebbe aprire interrogativi sugli altri quattro filoni dell'inchiesta Banca Etruria: oltre a quelli sulla bancarotta e la truffa ci sono i filoni sulle false fatturazioni, l'udienza davanti al gip è fissata per il prossimo 20 dicembre (indagati sono sempre Fornasari e Bronchi con l'ex presidente e l'ex ad della società Methorios, Fabio Palumbo ed Ernesto Meocci) e per conflitto d'interesse.
APRIPISTA AL DISSESTO DELL'ISTITUTO. «Il fatto non sussiste» la formula usata nel dispositivo letto dal gup Annamaria Loprete (il processo si è svolto con rito abbreviato come chiesto dalla procura) per il capo di imputazione relativo alla cessione di immobili, in particolare quelli della società Palazzo della Fonte. «Il fatto non costituisce reato», invece, per il secondo capo d'imputazione sui presunti crediti deteriorati che non sarebbero stati contabilizzati correttamente ma come incagli e, quindi, ancora recuperabili. Operazioni che, con quelle messe in campo dal Cda successivo, avrebbero contribuito a portare al dissesto l'istituto aretino.
PROTESTANO LE VITTIME DEL SALVA-BANCHE. Alla lettura del dispositivo Fornasari non era presente, c'erano invece gli altri due imputati. È stato il suo legale, l'avvocato Antonio D'Avirro, a comunicargli la notizia: «Era commosso e contento», ha detto. Di fatto la sentenza del gup, contro la quale Rossi che insieme al sostituto Julia Maggiore ha sostenuto l'accusa ha già annunciato ricorso in appello («appena lette le motivazioni»), ha smontato i capi d'imputazione. Quello che non è chiaro, e lo ha sottolineato l'Associazione vittime del salva-banche che in una nota definiscono la sentenza «inaccettabile e vergognosa», è cosa sia successo nella vecchia Banca Etruria: «o sono stati nascosti alle autorità di vigilanza i crediti in sofferenza, oppure Bankitalia non doveva risolvere la banca e valutare al 17% i crediti in sofferenza».
CHIESTI DUE ANNI E OTTO MESI. Rossi aveva chiesto due anni e otto mesi per Fornasari e Bronchi e due anni per Canestri mentre Bankitalia, unica parte civile ammessa, 320 mila euro di risarcimento danni. «È stata riconosciuta l'estrema correttezza di quanto fatto e delle procedure adottate», hanno detto in coro i difensori (D'Avirro per Fornasari, Stefano Lalomia e Luca Fanfani per Canestri e Antonio Bonacci con Carlo Baccaredda per Bronchi). Nelle scorse settimane, però, la Consob ha inviato 35 lettere ai componenti degli ultimi due Cda (quello presieduto da Fornasari e quello successivo presieduto da Lorenzo Rosi) e a alcuni dirigenti, avviando l'iter sanzionatorio amministrativo previsto dalla legge perché nell'ex istituto aretino sarebbero stati ignorati gli 'inviti' mandati dalla Banca d'Italia per risolvere i problemi rilevati dagli ispettori di Palazzo Koch.

Nessun commento:

Posta un commento