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giovedì 1 dicembre 2016

E’ finalmente tempo di grande rotazione?

Dopo una serie di false partenze, potrebbe essere finalmente giunto il momento della tanto annunciata ‘Grande Rotazione’ da obbligazioni ad azioni? La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali americane ha dato una forte spinta ad una tendenza che aveva già preso piede ad inizio luglio subito dopo il voto sulla Brexit nel Regno Unito, caratterizzata da rendimenti obbligazionari in crescita, rafforzamento del dollaro, azioni in crescita nei mercati sviluppati e in calo nei mercati emergenti (solo nel post Trump) ed azioni cicliche che hanno sovraperformato le difensive.

In seguito alle elezioni US, sulle obbligazioni è scattata la correzione più acuta dai tempi del cosiddetto taper tantrum del 2013, per via delle promesse su una riduzione della regolamentazione ed in materia di riforme fiscali, politica monetaria espansiva ed un percorso politico più semplice con il Congresso, che hanno accelerato la rotazione dei portafogli verso le azioni.
Con questa rotazione, la leadership di mercato si è spostata dai titoli quality a quelli value, che a loro volta hanno sovraperformato del 11% rispetto ai titoli growth, negli ultimi tre mesi.

Dopo anni di sovraperformance, le sicure, stabili e difensive azioni quality scambiavano a multipli elevati in diversi settori affollati dagli investitori ed erano cariche di rischio. Come già affermato in passato, siamo giunti a un punto chiave e potenzialmente critico nel quale le strategie che hanno avuto successo negli ultimi dieci anni sono ora si ritrovano ora ad arrancare.
Diversi anni caratterizzati da aspettative di crescita ed inflazione deboli o in peggioramento in tutto il mondo, sono stati la causa di enormi premi che il mercato ha poi riversato sul potere di stabilire i prezzi e sulla stabilità dei rendimenti delle azioni quality.

Le aspettative circa un aumento dell’inflazione sono state il catalizzatore di questa rotazione. Tuttavia, la forte rotazione verso le azioni value è ancora piuttosto debole, così come ci insegna la storia e come indicato nel grafico seguente:
A livello settoriale, c’è stata una rotazione dai settori difensivi ai ciclici, con una crescente propensione al rischio che ha beneficiato di quei titoli con un coefficiente beta più alto.

Inoltre, c’è stato un significativo spostamento dai titoli finanziari e al di fuori dei cosiddetti bond proxy (beni di consumo, utilities, REIT e telecomunicazioni). Nell’universo dei titoli difensivi, il settore della salute è una rara eccezione e ha registrato buone performance che riflettono la convinzione secondo cui è meno probabile che il governo Trump controlli i prezzi dei farmaci negli US rispetto a quanto sarebbe potuto accadere con Hillary Clinton.
La rotazione tra settori è stata accentuata ed è dunque probabile che la volatilità rimanga elevata nel breve termine, con tassi in crescita che continuano ad incentivare lo spostamento da bond a equity.

Anche in seguito al recente sell-off delle obbligazioni, le valutazioni azionarie sono rimaste relativamente attraenti rispetto alle obbligazionarie. Inoltre, ci si aspetta che il governo Trump spinga ulteriormente per politiche di espansione fiscale e per una deregolamentazione che dovrebbero supportare l'espansione ciclica.
Dopo due anni di stagnazione, una ripresa degli utili sarà la chiave per sostenere la rotazione.

Gli utili sono migliorati nel primo trimestre del 2016 con le ultime trimestrali (del terzo trimestre dell’anno) che confermano l’esistenza di una serie di fattori che supportano tale miglioramento, quali i prezzi del petrolio e delle commodity, la prospettiva di un aumento dei tassi e le prospettive di crescita in miglioramento.
I rendimenti obbligazionari in aumento e il dollaro più forte sono stati i principali driver di questa rotazione, dopo le elezioni negli Stati Uniti.

Guardando avanti, da un punto di vista settoriale, i titoli finanziari dovrebbero continuare a performare bene, considerato che le valutazioni rimangono a buon mercato e il settore beneficia di ulteriori rendimenti obbligazionari in crescita. I finanziari agiscono, inoltre, da copertura contro l’aumento dei rendimenti e dell’inflazione.
Tuttavia, i beni di consumo sono negativamente correlati ai rendimenti obbligazionari, sono costosi e arrivano da un periodo di utili deludenti, con molte società che hanno segnato un rallentamento della crescita. Il settore si rivela, quindi, vulnerabile a ulteriori aumenti dei rendimenti.

Inoltre, abbiamo potuto notare un cambiamento da parte degli investitori nella ricerca di rendimento, poiché i rendimenti delle azioni tradizionali sono diminuiti drasticamente con l’aumento di quelli obbligazionari. In precedenza, gli investitori si sono concentrati sui bond proxy che hanno pagato dividendi alti; adesso, l’importante è trovare società i cui dividendi siano costantemente in crescita.
A livello geografico, è il dollaro più forte che si sta rivelando la valuta più influente.

Gli asset dei mercati emergenti stanno soffrendo ed ulteriori movimenti al rialzo del dollaro potrebbero continuare a far male ai listini dei mercati emergenti. Le azioni del Regno Unito hanno, però, finora beneficiato del rafforzamento del dollaro e dell’indebolimento della sterlina, in particolare le large-cap, che hanno generato più del 70% dei ricavi dall’estero.
Tuttavia, una sterlina ancora più debole potrebbe generare un aumento dell’inflazione importata che avrebbe un impatto sui consumatori. Un dollaro più forte ed uno Yen più debole hanno aiutato il mercato azionario del Giappone poiché lo Yen debole è fortemente positivo per i ricavi delle società giapponesi.

Come per il Giappone, anche la performance dell’azionario europeo è stata positivamente correlata al dollaro, così come è sempre stato. Tuttavia, sembra che la recente sottoperformance dell’Eurozona rifletta le preoccupazioni degli investitori sul prossimo referendum costituzionale, così come l’incertezza che riguarda le elezioni presidenziali francesi del prossimo anno.
La rotazione da bond a equity ci sembra ora fermamente stabile, ma è probabile che il cammino non sia facile nel corso del 2017.

I mercati navigheranno in un contesto politico sempre più populista e caratterizzato dalle implicazioni politiche “di cui sappiamo e non sappiamo” relative alla Brexit e al Presidente eletto, Donald Trump.
Autore: M&G Investments Fonte: News Trend Online

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